21/08/2013, 00.00
CINA
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Imbavagliare i social network: la 'mission impossible' della polizia di Pechino

di Wang Zhicheng
Centinaia di milioni di seguaci si informano e dibattono sui fallimenti del governo, sulla corruzione, su questioni sociali e democrazia. Fra i più famosi blogger vi sono anche big dell'industria e della finanza. Il Partito chiede obbedienza su sette regole, fra cui "sostenere il sistema socialista".

Pechino (AsiaNews) - I giornali statali di oggi riportano un'operazione di polizia contro quattro persone che lavorano alla Erma, una compagnia di internet, nel tentativo di "sradicare alla base delle voci [tendenziose] su internet". L'operazione è stata pubblicizzata sui giornali, sui siti online e addirittura con sms sui telefoni di compagnie statali. Secondo la polizia, Erma ha diffuso voci [infondate] sui fallimenti del governo e sulla corruzione dei suoi rappresentanti solo per acquisire benefici finanziari.

L'arresto dei membri di Erma coincide con una campagna nazionale di arresti di personalità liberali - attivisti, avvocati per i diritti umani, dissidenti - che continuano ad accusare il governo di corruzione e domandano riforme politiche.

Preoccupato dell'uso molto diffuso dei social network, delle discussioni on-line e delle notizie controcorrente, il governo sta cercando di mettere un freno ed esige da ogni microblogger di sottostare a sette regole: obbedire alla legge; sostenere il sistema socialista; custodire l'interesse nazionale; proteggere i diritti dell'individuo; mantenere l'ordine sociale; rispettare la moralità pubblica; garantire la veridicità dei fatti.

Ma la missione della polizia è quasi impossibile: anzitutto perché la gente è affamata di notizie che sa di non potere trovare sui media di Stato; poi perché il giro di informazioni sui microblog è divenuto enorme, con  centinaia di milioni di seguaci, un mercato appetibile, impossibile da dominare

Uno degli arrestati della Erma è Qin Zhihui, accusato di "creare disturbo e di aver avviato un commercio illegale". In precedenza egli è stato impiegato  in una ditta di internet di proprietà del miliardario Xue Biqun, di idee liberali e con 12 milioni di seguaci su Weibo [la versione cinese di Twitter], su cui egli scrive con l'alias "Xue Manzi".

Xue è un battagliero sostenitore delle riforme politiche all'interno del Partito, insieme ad altri miliardari liberali quali Lee Kaifu e Wang Gongquan. Lee ha 51 milioni di seguaci e - già manager per Google - offre consigli tecnici sull'informatica. Ma ha criticato un nuovo motore di ricerca messo in atto dal governo e lo scorso maggio per tre giorni il suo blog è stato oscurato.

In maggio è stato oscurato anche il blog dello scrittore Murong Xuecun (4 milioni di seguaci), sempre per differenze con la linea ufficiale del Partito su questioni sociali.

Il microblog del re del mattone, il magnate  Ren Zhiqiang,  con 15 milioni di seguaci, è stato oscurato dopo che lui ha espresso critiche sul modo in cui il governo ha affrontato le emergenze durante un'alluvione.

I media statali difendono l'operato del governo e mettono in guarda dal seguire "valori occidentali" ed esigono che tutti i social media difendano il potere del Partito comunista. E siccome sono considerati inaffidabili dai cibernauti, anche loro hanno aperto dei blog  per guidare l'opinione pubblica su notizie e temi sensibili.

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