20/04/2006, 00.00
CINA
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In Cina gli organi per i trapianti sono presi senza consenso dai condannati a morte

Un ente britannico denuncia un lucroso commercio che coinvolge medici e pubbliche autorità. C'è il timore che le condanne capitali siano eseguite quando c'è richiesta degli organi.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – "Prove sempre maggiori – ha detto ieri la Società britannica per i trapianti (Bts) – indicano che in Cina gli organi di chi ha subito la pena capitale sono utilizzati per trapianti senza il previo consenso del detenuto o della sua famiglia".

La Cina – continua la Società - da tempo è il principale "fornitore" di migliaia di organi per trapianti. Centri di trapianto, pazienti e le stesse autorità cinesi pubbliche e giudiziarie possono essere complici nel lucroso commercio.

"Sebbene consapevole della grave sofferenza che deriva dalla scarsità nel mondo di organi [per il trapianto] – aggiunge Stephen Wigmore, presidente della Bts – va condannata ogni attività" che costringa qualcuno a essere donatore d'organi, pratica considerata "inaccettabile", "violazione di diritti umani", svolta solo per "vantaggi economici". Sia io che i miei colleghi – prosegue – conosciamo pazienti che hanno pensato di andare in Cina per trovare gli organi loro necessari; come pure so di pazienti che vengono da Giappone e da Corea e di cinesi americani che tornano in Cina per un'operazione.

Su siti web di centri di trapianto cinesi viene garantito il rapido reperimento di organi. Per un rene occorre da una settimana a un mese. "Fornitori di visceri – promette un sito – possono essere trovati subito!" Il costo per un trapianto di rene è di 62 mila dollari Usa, per uno di cuore è di 140 mila.

La rapidità con cui vengono trovati i donatori – commenta il prof. Wigmore – fa pensare che i detenuti siano "selezionati per l'esecuzione". In Gran Bretagna, ad esempio, una persona su 5 ha autorizzato l'uso dei suoi organi dopo la morte: si tratta di oltre 13 milioni di persone, ma ancora c'è scarsità di organi, con oltre 8 mila persone che ogni anno necessitano di trapianti e meno di 3 mila che trovano gli organi; circa 6 mila hanno bisogno di un rene nuovo.

Simili accuse non sono nuove. Adepti del Falun Gong hanno più volte denunciato che le condanne a morte in un campo lavoro vicino a Shenyang, dove c'è un centro trapianti, sono eseguite quando ci sono richieste di organi. I parenti del condannato a morte possono chiedere la restituzione del corpo, ma i membri del Falun Gong che lo fanno – dicono gli adepti – rischiano di essere battuti o arrestati, poiché il credo è proibito. Per cui le autorità cremano il cadavere. La normativa vigente, risalente al 1984, consente l'utilizzo di organi del detenuto morto se nessuno chiede la restituzione del corpo.

A settembre fonti giornalistiche avevano denunciato che una ditta di cosmetici cinese utilizzava la pelle presa dal corpo dei condannati a morte, per i prodotti di bellezza venduti in Europa.

Huang Jiefu, vice ministro alla Salute, ha ammesso - nel luglio 2005 durante la Conferenza internazionale sui trapianti di fegato - che la maggior parte degli organi per i trapianti sono di condannati a morte. Secondo dati ufficiali, in Cina dal 1993 ci sono stati circa 60 mila trapianti di rene, 6 mila di fegato e 250 di cuore. A marzo il Governo, anche in risposta a simili contestazioni, ha dichiarato che dal primo luglio sarà proibito acquistare o vendere organi, che sarà necessario il consenso scritto dei donatori e che le operazioni saranno eseguite solo in pochi centri specializzati.

I trapianti eseguiti in Cina, peraltro, danno risultati inferiori alle attese. Secondo dati ufficiali, solo il 50% di chi ha un trapianto di rene in Cina – dice Shen Zhongyang, direttore del Tianjin Oriental Organ Transplant Center – vive oltre un anno, mentre negli Stati Uniti la percentuale è dell'81%. (PB)

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