17/11/2006, 00.00
IRAN
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In campagna elettorale aumenta ancora in Iran il controllo sulla stampa

di Dariush Mirzai

In vista del voto per l'Assemblea degli Esperti crescono chiusure di giornali e website e le intimidazioni verso i giornalisti. Per "Reporters sans frontières" il Paese è "la più grande prigione nel Medio Oriente per i professionisti dei media" e secondo il "World Press Freedom Index" occupa il 162mo posto su 168.

Teheran (AsiaNews) – È partita, in Iran, la campagna elettorale in vista della scadenza del 15 dicembre prossimo, quando gli elettori musulmani (solo loro) dovranno scegliere tra 144 candidati (scelti su 495 uomini e donne che volevano candidarsi) gli 86 mullah della cosiddetta Assemblea degli Esperti. Sono loro a scegliere la Guida suprema ed hanno il potere - teorico - di destituire l'attuale Guida "a vita", il potente Khamenei.

In Iran, le elezioni non possono essere considerate "democratiche", non solo perché i candidati devono essere accettati dal cosiddetto "Consiglio dei Guardiani" o perché i non-musulmani talvolta non possono votare (come il 15 dicembre prossimo): manca anche la libertà di stampa. Ne risulta un'atmosfera fatta di voci, bugie, paura e, all'estero, si dà una pessima immagine dell'Iran, Paese noto quasi solo per le dichiarazioni più provocatorie dei suoi leader o per le critiche statunitensi o israeliane.

Secondo l'ONG "Reporters sans frontières", l' Iran "rimane la più grande prigione nel Medio Oriente per i professionisti dei media": giornalisti iraniani sono messi in prigione o non hanno l'autorizzazione di uscire del Paese, giornalisti stranieri non hanno quella di entrare in Iran. E la situazione va peggiorando: nel "World Press Freedom Index", la Repubblica islamica ottiene il ranking 162 su 168 e viene dopo tutti i Paesi arabi, compresa l'Arabia Saudita.

I mezzi di repressione e di controllo sono vari. I più spettacolari sono la chiusura di giornali (decisa o da un tribunale o da una Commissione ministeriale di sorveglianza della stampa) e l'imprigionamento di giornalisti, come Akbar Ganji. In settembre e ottobre 2006, sei giornalisti sono stati arrestati e tre giornali chiusi.

Come rilevava l'Unione europea in un comunicato del 5 ottobre, tutti i giornalisti iraniani sono vittime di un "assillare continuo" e di vari modi d'intimidazione. Per loro, la protezione

migliore è o l'auto-censura, o l'esilio. Le redazioni dei giornali, tutti in un modo o l'altro legati ai vari settori del regime, ricevono istruzioni più o meno formali a proposito di linee rosse da non scavalcare. Regolarmente, e più spesso da qualche mese, ci sono giornali chiusi con la forza, come il "riformista" Shargh.

Il potente Ministero della cultura e dell'orientamento islamico controlla severamente i giornalisti iraniani e i pochi corrispondenti stranieri in Iran. Il più piccolo errore di traduzione viene denunciato pubblicamente, con richiesta di scuse, ecc. Lo stesso Ministero ha un diritto di veto sulle richieste di visti per i reporter stranieri. La procedura è imprevedibile e molte sono le domande rifiutate. E questo è anche un mezzo per intimidire e cercare di provocare riflessi d'auto-censura. La situazione va anche peggiorando su questo fronte.

Il regime agisce anche nei confronti del pubblico. Canali TV satellitari sono disturbati, le antenne e i ricevitori sono confiscati in modo aggressivo, minaccioso e spettacolare. Questa misura non concerna i privilegiati del regime ed è anche un elemento della politica populista verso i più poveri, che non hanno i mezzi economici e le conoscenze linguistiche per seguire la TV internazionale.

Il controllo è stretto anche su Internet: il website meydaan.com, che chiedeva l'abolizione della lapidazione contro le donne, è stato bloccato, la sorveglianza dei bloggers, e talvolta la loro incarcerazione, fa anche parte della politica governativa. Da ultimo, il 7 novembre, la Presidenza iraniana ha bloccato l'accesso al sito www.tik che criticava Ahmadinejad e il mullah estremista Mezbah Yazdi. Che è tra i candidati all'Assemblea degli Esperti – e magari al posto di Guida suprema.

 

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