22/07/2005, 00.00
INDIA
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India, la violenza indù non ferma la missione

di Nirmala Carvalho

Mons. Oswald Lewis, primo vescovo della nuova diocesi di Jaipur, spiega ad AsiaNews le sfide di una missione minacciata dal fondamentalismo e dal proselitismo delle sette evangeliche: "Ma il nostro lavoro deve continuare".

Jaipur (AsiaNews) – Nonostante la violenza dei fondamentalisti la missione cattolica in India deve andare avanti. Sarà Dio a guidare i nostri passi, perché noi siamo solo Suoi strumenti. E' questo il senso del messaggio di mons. Oswald Lewis, nominato il 20 luglio da papa Benedetto XVI primo vescovo della nuova diocesi di Jaipur, la 152° dell'India.

In un'intervista ad AsiaNews il presule – che ricopriva il ruolo di ausiliare di Meerut - dice: "Ringrazio Dio per questa novità anche se, nello stesso tempo, mi rendo conto dell'immensità del compito che mi si prospetta. Il Rajasthan, come pochi altri Stati indiani, è un luogo dove la Chiesa affronta una crisi". "Infatti – spiega – anche qui il decreto Anti-conversione (atto con forza di legge che impone la comunicazione alle autorità in caso di conversione a religioni non induiste) è stato imposto dal partito al potere, il BJP (Bharatiya Janata Party, sostenitore di una visione fondamentalista dell'induismo)".

"Sono noti e purtroppo recenti – continua – i molti casi di violenze contro i cristiani e non è un mistero che l'Amministrazione statale abbia un pregiudizio che favorisce gli estremisti che li commettono. Nonostante la Chiesa cattolica ed i suoi rappresentanti abbiano un buon rapporto con i singoli individui al potere, quando si entra nel ragionamento di apparato statale o amministrativo  noi diveniamo sempre 'gli altri'. Queste persone partono dal presupposto che i cattolici siano 'diametralmente opposti' a loro e vedono in noi una minaccia, alla quale rispondono con la violenza".

Mons. Lewis ha però un'idea chiara del suo compito perché, "la missione deve continuare. Nonostante tutto dobbiamo guardare a questa situazione con gli occhi di Cristo, con pazienza e tolleranza, e con la speranza che un giorno questa gente possa capire il grave errore che sta commettendo".

Il problema non proviene solo dall'estremismo indù: "I fondamentalisti indù del Rajasthan – spiega il prelato - sono sempre attivi e vigili per qualunque conversione al cristianesimo e si mobilitano per sciogliere gli incontri, anche con la forza. Purtroppo non fanno distinzione fra Chiesa cattolica, le chiese protestanti istituzionalizzate e la nuova minaccia, anche per i cattolici, delle sette evangeliche. Spesso riceviamo i frutti delle ire e delle frustrazioni dei fondamentalisti per colpa di altri".

Il prelato spiega che si sta cercando di cambiare la situazione: "Essere in stretto contatto con i presuli delle diocesi vicine sarà una mia priorità: con loro abbiamo già tenuto incontri ecumenici, ai quali però i pentecostali, invitati, non hanno partecipato. Affronteremo la questione come insegna il Vangelo, con pazienza, prudenza e rispetto per tutti".

"Per questa nomina devo ringraziare Dio; è Lui che mi ha mandato qui ed è Lui che deve dirigere la mia via, perché noi siamo solo strumenti. Il motto che ho scelto quando ho ricevuto la nomina ad ausiliare di Meerut è 'Servizio in Umiltà', e questo continuerà ad essere. Qui a Jaipur avrò la possibilità di metterlo veramente in pratica".

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