01/08/2007, 00.00
IRAN
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Iran, due giornalisti curdi condannati a morte

Sono accusati di attività sovversiva e attentato contro la sicurezza della nazione; i legali hanno 20 giorni per fare appello, prima dell’esecuzione per impiccagione. Si inasprisce la morsa del Governo sulla libera informazione: sono 9 i giornalisti detenuti nelle carceri del Paese.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Il regime degli ayatollah ha condannato a morte due giornalisti dissidenti di etnia curda con l’accusa di essere “nemici di Dio”. La denuncia arriva da Reporter Senza Frontiere che riporta la notizia della pena capitale a carico di Adnan Hassanpour e Hiva Boutima emessa lo scorso 16 luglio da un tribunale della rivoluzione di Marivan, città dell’Iran nord-occidentale.

I legali degli imputati hanno 20 giorni per appellarsi alla sentenza, ma nel caso in cui la condanna venga confermata dalla Corte Suprema i due giornalisti verranno impiccati. Secondo un portavoce del tribunale essi sarebbero colpevoli di un “tentativo di sovversione”, ma l’associazione per la libertà di stampa nel mondo ribatte che la decisione è “offensiva e vergognosa”, sottolineando quanto essa dimostri “la poca considerazione delle leggi internazionali sui diritti umani, oltre al tentativo di mettere un bavaglio alla libera informazione e a quanti lottano per la democrazia nel Paese”.

Adnan Hassanpour scrive per la rivista Asou, bandita dai responsabili overnativi dell’informazione sin dall’agosto del 2005 e ha più volte denunciato la situazione dei curdi iraniani. Nel corso del processo, che si è celebrato a porte chiuse, egli è stato accusato di “attività sovversiva contro la sicurezza nazionale” e “spionaggio”.

RSF riporta anche i casi di altri tre giornalisti di etnia curda: Ejlal Ghavani, collaboratore di una rivista settimanale dichiarata illegale nel 2004, è stato arrestato lo scorso 9 luglio in seguito alla condanna per “istigazione alla rivolta popolare” e “attività contro la sicurezza nazionale”. Mohammad Sadegh Kabovand, direttore di un giornale curdo e fondatore di una associazione per i diritti umani, incarcerato il 1 luglio e trasferito alla prigione di Evina senza peraltro accuse specifiche a suo carico. Il terzo giornalista arrestato è Kaveh Javanmard del settimanale Karfto, che sta scontando una condanna a due anni: durante il processo farsa, svolto a porte chiuse, non gli è stata garantita nemmeno l’assistenza di un legale.

Con 9 giornalisti attualmente detenuti nelle carceri, l’Iran rimane il Paese mediorientale in cui è minore la libertà di stampa e uno dei regimi più repressivi al mondo contro la professione giornalistica. Il presidente Ahmadinejad è il numero 34 della lista nera di RSF dei “predatori della libertà di informazione” e da quando è alla guida della nazione la situazione è oltremodo peggiorata.

 

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