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  • » 15/11/2016, 16.07

    ISRAELE - PALESTINA

    Israele, su Amona e la politica degli insediamenti si gioca il futuro del governo Netanyahu



    Secondo il tribunale l’avamposto a nord-est di Ramallah è illegale e va sgomberato entro il 25 dicembre. La frangia di estrema destra dell’esecutivo invita le famiglie a resistere e propone una norma che legalizza l’occupazione. Migliaia di persone pronte a “difendere” l’avamposto. I palestinesi si appellano al diritto internazionale e annunciano ricorso all’Onu.

    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - La politica degli insediamenti promossa dal governo israeliano e avallata dal premier Benjamin Netanyahu, ostaggio della destra nazionalista i cui voti sono necessari per governare, ha aperto un nuovo fronte di scontro con la magistratura (e i palestinesi). La controversia ruota attorno all’avamposto di Amona, considerato illegale dalla Corte suprema che ne ha disposto lo smantellamento. Tuttavia, la leadership israeliana sembra intenzionata a resistere scatenando le ire dell’Autorità palestinese che si dice pronta a ricorrere alle Nazioni Unite. 

    Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas, sottolinea che il piano di legalizzazione degli insediamenti (e di parte degli avamposti) promosso da Israele è destinato ad alimentare la tensione. Questa politica espansionista, aggiunge, è destinata a causare “disastri” nella regione mediorientale; per questo i palestinesi sono pronti a ricorrere al diritto internazionale.

    A dispetto delle accuse e delle minacce lanciate dai vertici della Palestina, Israele sembra procedere nella politica espansionista pur consumando al suo interno una lotta fra poteri (e leadership) contrapposte. 

    Ieri il tribunale ha respinto la richiesta avanzata dall’esecutivo, che intendeva posticipare l’evacuazione di un avamposto in Cisgiordania; il termine ultimo fissato dai giudici per lo sgombero di Amona, a nord-est di Ramallah, su un terre di proprietà palestinese, è il prossimo 25 dicembre. “L’evacuazione - scrivono i giudici - deve avvenire prima del 25 dicembre. La Corte respinge la richiesta di posticipo avanzata dallo Stato” e aggiunge che “rispettare” la sentenza “non è una questione di scelta”. 

    Tuttavia, a fronte dell’ordinanza dei magistrati la frangia di estrema destra dell’esecutivo invita le 40 famiglie presenti nell’area a restare e resistere. Il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge, con effetto retroattivo, che legalizza gli insediamenti e gli avamposti in Cisgiordania “purché rispettano alcuni requisiti”. Fra i grandi sostenitori della legge il ministro israeliano dell’Istruzione - e leader della destra estrema - Naftali Bennett, che con i voti (fondamentali) del suo partito sembra tenere in ostaggio Netanyahu e il suo debole esecutivo. 

    Di contro, ai palestinesi verrebbe offerto un risarcimento in denaro per le terre espropriate. 

    Ora la norma è al vaglio del Parlamento, che dovrà approvare in ultima battuta la legge prima della sua entrata in vigore effettiva. 

    Analisti ed esperti ritengono che la controversia nata attorno ad Amona rappresenti la cartina di tornasole della politica israeliana in tema di insediamenti e avamposti. Si attendono dunque le prossime settimane per vedere se l’esecutivo sceglierà la linea dura - come vogliono i falchi dell’ultra-destra - o se prevarranno il diritto internazionale e le disposizioni della magistratura. 

    Intanto un comitato di “solidarietà” con i coloni di Amona annuncia manifestazioni di protesta e la mobilitazione di “migliaia” di persone per impedire lo sgombero dell’avamposto. Il timore è che, come avvenuto in passato, possano verificarsi violenti scontri fra coloni e forze di polizia. 

    Secondo recenti statistiche fornite da Peace Now, nel 2016 l’amministrazione israeliana che controlla i territori della Cisgiordania ha dato il via libera a 2.623 nuovi insediamenti. Fra questi vi sono 756 case abusive e “legalizzate” a posteriori.

    Ad oggi almeno 570mila cittadini israeliani vivono in oltre 130 insediamenti costruiti da Israele a partire dal 1967, data di inizio dell’occupazione dei Territori in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.  Il diritto internazionale considera illegali questi insediamenti; una posizione contestata dal governo israeliano, che negli ultimi anni ha sempre più rafforzato la politica espansionista.

    Agli insediamenti si aggiungono anche almeno 97 avamposti, considerati illegali non solo dal diritti internazionale ma dallo stesso governo israeliano. 

    I colloqui di pace tra le due parti si sono interrotti nel 2014, scatenando una escalation di violenze nella regione.

     

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