29/08/2013, 00.00
INDONESIA
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Jakarta, valuta debole e aumento dei prezzi mettono a rischio la crescita economica

di Mathias Hariyadi
Nei giorni scorsi la rupia indonesiana ha toccato i minimi degli ultimi tre anni, con un cambio di 1 a 11.300 sul dollaro. Investitori in fuga e imprese che traslocano nel vicino Vietnam. Burocrazia e incertezza del diritto aggravano il problema. Gli esperti parlano di situazione “fragile e incerta”. Il governo cerca interventi urgenti, fra cui l’aumento della tassazione su beni di lusso.

Jakarta (AsiaNews) - La svalutazione della rupia indonesiana sul dollaro, che in questi giorni ha raggiunto livelli elevati, rischia di mettere in serio pericolo le prospettive di crescita di una delle economie più promettenti fra le nazioni della regione Asia-Pacifico. L'inflazione ha colpito dapprima le industrie e le aziende produttrici, per l'aumento dei costi delle materie prime. Ora investe anche le famiglie, con l'aumento dei prezzi di generi di prima necessità fra cui la soia, ingrediente base di molte ricette servite ogni giorno sulle tavole. L'allerta è confermato da esperti ed economisti, che parlano di situazione "fragile e incerta"; il governo cerca di correre ai ripari e non esclude l'aumento delle tasse per le fasce alte, prendendo di mira in particolare i beni di lusso.

Nei giorni scorsi la moneta indonesiana ha toccato il minimo degli ultimi tre anni, con un cambio rispetto al dollaro di 1 a 11.300; la media nel recente passato si attesta attorno alle 9.500/9.800 rupie per dollaro. Un dato che richiama alla mente la crisi finanziaria di fine anni '90, in cui si è registrato il minimo di 1 a 12.000 quando, fino a qualche mese prima, il tasso di scambio era di 2.200/2.500.

Fra le principali conseguenze della crisi finanziaria degli anni '90, la caduta del trentennale regime del presidente Suharto (1967-1998); al successore, BJ Habibie, non è andata meglio con una crisi monetaria che ha portato la rupia al suo punto più basso (1 a 18.000 sul dollaro) e la cacciata nel 1999 del capo di Stato. Elementi che, con i dovuti paralleli, destano più di un timore fra i membri del governo del presidente Susilo Bambang Yudhoyono.

In un primo momento, la crisi attuale sembrava non interessare la popolazione. Le prime ripercussioni dovute al cambio sfavorevole si sono registrate nel settore degli affari e dell'impresa, per il picco dei prezzi nell'importazione dei materiali. Un fattore che si è poi esteso all'elettronica e al comparto motoristico. Oggi, però, a crescere sono anche i prezzi di generi alimentari e beni di prima necessità, così come emergono segnali di crisi dal settore dell'industria nautica e dei porti commerciali.

Economisti ed esperti di questioni finanziarie a Jakarta sottolineano che il debito estero dell'Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo e fra le più dinamiche del Sud-est asiatico, aumenterà "fino al 30%" a causa della crisi, sommandosi alla svalutazione della moneta corrente.

Una conferma arriva anche dal vice-presidente (ed ex governatore della Banca centrale) Boediono, secondo cui il dato sull'economia è da "allarme rosso". "La situazione è fragile e incerta" aggiunge, il passivo nelle esportazioni e la fuga dei capitali in dollari non sono segnali che portano a indurre all'ottimismo. Tuttavia, egli respinge con sdegno l'ipotesi che il Paese possa ripiombare ai livelli del triennio nero 1997-1999, che ha portato poi all'intervento del Fondo monetario internazionale (Fmi) per il salvataggio del sistema Paese.

Del resto negli ultimi anni sempre più industriali, imprenditori e investitori esteri hanno deciso di trasferire imprese e fabbriche dall'Indonesia ad altre nazioni, in particolare il Vietnam. Dietro la fuga vi sarebbero fra gli altri anche l'incertezza del diritto e l'eccessiva burocratizzazione, che unita alla stratificazione di istituzioni e competenze rende difficile fare impresa nell'arcipelago. Nel mirino dei critici la legge d Riforma votata dal Parlamento nel 1998 - post dittatura Suharto, uomo forte che aveva concentrato in sé e attorno a sé i poteri - che affida ai capi regionali (una sorta di governatore della zona di competenza) potere di indirizzo e concessione degli affari.

Per correre ai ripari e rimediare allo stato di crisi, l'Agenzia delle entrate, la Banca centrale e il ministero delle Finanze propongono una revisione del sistema di tassazione, che andrà a colpire beni e oggetti di lusso finora esenti da balzelli onerosi come jet privati, imbarcazioni e automobili di lusso. L'aumento potrà variare da un 75 al 125/150%. 

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