20 Dicembre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 27/04/2012
INDONESIA – MALAYSIA
Jakarta: niente tracce di “traffico di organi”, sui corpi degli operai uccisi in Malaysia
di Mathias Hariyadi
Dall’autopsia era emerso che i cadaveri erano privi di cuore, occhi e reni. Un funzionario di polizia, di rientro da Kuala Lumpur, smentisce possibili manomissioni delle salme. Gli immigrati, impiegati nell’edilizia, morti in uno scontro con le forze dell’ordine. Per Kuala Lumpur stavano compiendo una rapina e hanno opposto resistenza al fermo.

Jakarta (AsiaNews) - Non vi sono tracce di "un traffico di organi umani" che, secondo le prime ipotesi, sarebbero stati prelevati da tre lavoratori clandestini indonesiani, uccisi in uno scontro con la polizia nel marzo scorso in Malaysia. Sono questi gli ultimi sviluppi di una intricata vicenda che ha rischiato di innescare una guerra diplomatica fra Jakarta e Kuala Lumpur. Oggi l'ufficiale di polizia Bambang Purwanto, alto funzionario del ministero indonesiano del Lavoro, ha infatti dichiarato che "non esistono prove concrete" che gli organi interni di Herman (uno dei tre operai uccisi) siano stati "prelevati illegalmente in Malaysia" come gran parte dell'opinione pubblica e la famiglia ritenevano dopo i primi risultati emersi dall'autopsia effettuata ieri a Lombok, provincia di West Nusa Tenggara. Dal cadavere dell'uomo, queste le indiscrezioni filtrate nelle scorse ore, mancherebbero infatti gli occhi, il cuore e i reni.

I fatti risalgono al 23 marzo: la polizia malaysiana compie un rastrellamento nei pressi di Port Dickson, Stato malaysiano di Negeri Sembilan, nel contesto di una più ampia operazione contro l'immigrazione clandestina e lo sfruttamento del lavoro illegale. Tre operai indonesiani, impiegati nell'edilizia, di nome Herman, Abdul Kadir Jaelani e Mad Noon hanno opposto resistenza al fermo e - secondo la ricostruzione delle autorità di Kuala Lumpur - avrebbero reagito attaccando armati di machete. Gli agenti hanno aperto il fuoco, uccidendoli.

L'episodio sembrava destinato a rimanere una delle tante (tristi) pagine di cronaca locale, fatta di miseria e sfruttamento, con i corpi rimpatriati e restituiti alle famiglie - la consegna è avvenuta il 5 aprile - le quali, in tutta fretta, dispongono la sepoltura senza ulteriori approfondimenti. I parenti di Herman, invece, hanno chiesto il disseppellimento del cadavere e l'esame autoptico. E in un primo momento sarebbe emerso che i cadaveri erano privi di tre importanti organi, forse prelevati prima ancora che le salme venissero rimpatriate.

Il sospetto iniziale - che ha sollevato indignazione e ira nell'opinione pubblica - è che cuore, reni e cornee siano stati espiantati senza consenso, per alimentare il mercato nero internazionale del traffico di organi. Molte delle nazioni asiatiche - fra cui la Cina, famosa per la pratica di prelevare organi dai condannati a morte - sono infatti note per il fiorente mercato clandestino, che porta persone bisognose a spendere decine di migliaia di dollari nel tentativo di curare le più diverse patologie.

Le autorità malaysiane fin dal primo momento hanno respinto al mittente ogni addebito e negato le accuse, ma in Indonesia era già divampata la polemica politica con la richiesta di chiarimenti ufficiali avanzata da diversi parlamentari al governo e al presidente Susilo Bambang Yudhoyono. Poco fa la smentita di Purwanto - di rientro da una missione proprio in Malaysia, allestita in tutta fretta per raccogliere ulteriori elementi da Kuala Lumpur - il quale ha aggiunto un ulteriore dettaglio: i tre immigrati sono stati uccisi dalla polizia mentre stavano compiendo una rapina, mascherati e armati di machete. Al momento non si hanno però altre dichiarazioni ufficiali e anche dal ministero degli Esteri non arrivano informazioni più dettagliate, su una vicenda che continua però a presentare lati oscuri.


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
04/06/2014 BANGLADESH
Povertà e analfabetismo, le prime cause del traffico di bambini in Bangladesh
di Sumon Corraya
16/06/2009 CINA
“Modernizzazione” a Pechino: pena di morte per iniezione letale e non col colpo in testa
29/08/2011 INDIA
India, approvata la legge contro il traffico di organi umani
di Nirmala Carvalho
07/07/2012 CINA
La polizia cinese scopre un mega consorzio per la vendita di bambini, 802 arresti
03/12/2014 INDONESIA - MALAYSIA
Kuala Lumpur rimpatria 53 migranti indonesiani, vittime del racket di vite umane
di Mathias Hariyadi


In evidenza
IRAQ-VATICANO
Vescovo di Mosul: Gesù nasce fra i container dei rifugiati. Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul"
di Amel NonaI profughi perseguitati dallo Stato islamico hanno perso tutto: beni, casa, lavoro, scuole, futuro. Ma rimane forte la fede e la missione. Raccolti e inviati quasi 900mila euro. Il messaggio di vicinanza di papa Francesco. La campagna continua secondo la proposta del patriarca di Baghdad: digiuno e sobrietà a Natale e Capodanno, offrendo il corrispettivo per i cristiani di Mosul.
IRAQ
Patriarca caldeo: Digiuno alla vigilia di Natale per il ritorno dei profughi a Mosul
di Joseph MahmoudMar Louis Sako domanda ai fedeli di non celebrare in modo "mondano", con sfarzo e abbondanza, Natale e Capodanno in segno di solidarietà con i fuggitivi della piana di Ninive, perseguitati dall'Esercito islamico. AsiaNews aderisce al digiuno proposto dal Patriarca e chiede a tutti i lettori di dare il corrispettivo del digiuno a sostegno della campagna "Adotta un cristiano di Mosul".
IRAQ - ITALIA
Lettera dell'arcivescovo di Mosul: Grazie per gli aiuti, che sostengono le sofferenze dei rifugiati
di Amel NonaLe offerte di tutti i donatori della campagna "Adotta un cristiano di Mosul" sono usate per acquistare cibo, vestiti pesanti, coperte per i profughi e affittare case o roulotte per affrontare l'inverno e il freddo che sono giunti molto presto. Due donne hanno difeso la loro fede cristiana davanti ai miliziani islamisti che volevano convertirle, minacciandole di uccidere. Rifugiato fra i rifugiati, mons. Nona scopre un modo nuovo di essere pastore.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate