29/11/2017, 08.28
BANGLADESH – VATICANO
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Josim Murmu, da un villaggio al 100% tribale: papa Francesco mi farà sacerdote

Il diacono verrà ordinato il primo dicembre, insieme ad altri 15. La sua conversione ha spinto al battesimo la famiglia e tutto il villaggio abitato da animisti con influenze indù. “Dentro di me arde la fiamma di Cristo”. “Amerò la mia gente, poveri e disabili, cristiani e musulmani”. Dall'inviato.

Dhaka (AsiaNews) – Sarà il primo sacerdote del suo villaggio situato nel nord del Bangladesh, composto al 100% da tribali. Non solo, il suo esempio di testimonianza cristiana ha portato alla conversione prima della famiglia, e poi dell’intera comunità di 800 abitanti. È la storia di Josim Murmu, raccolta da AsiaNews, che lo ha incontrato all’Holy Spirit Major Seminary, nel quartiere di Banani. Egli è uno dei 16 diaconi che verranno ordinati da papa Francesco il prossimo primo dicembre, durante la visita pastorale che si appresta a compiere. La messa si svolgerà al Suhrawardy Udyan Park e per l’occasione sono attese circa 100mila persone. Per Josim quelle più importanti sono la sua famiglia e soprattutto il padre malato. “Egli fa fatica a camminare, ma verrà. Non può mancare il giorno più importante della mia vita”, racconta.

Il diacono, 30 anni, proviene dal villaggio di Pollibut, nella diocesi di Dinajpur. La sua è una famiglia povera, il padre contadino e la mamma bada alla casa e ai sette figli (4 maschi e 3 femmine). Il villaggio in cui vive è popolato solo da tribali animisti con influenze della religione indù.

Parlando della sua vocazione sacerdotale, riferisce che l’incontro con Cristo avviene quando era piccolo, attraverso l’incontro con p. Gerome, un sacerdote francescano. “Un giorno egli viene da me – racconta – e mi dice: ‘Josim, andiamo ad insegnare a quelle persone’. E io sono andato con lui. Dopo un po’ di tempo che lo seguivo, è nato un desiderio: essere come lui”. Il ragazzo chiede al sacerdote come fare a diventare cristiano, ma la risposta lo stupisce: “Per prima cosa devi imparare”.

Dopo un periodo di preparazione e preghiere, Josim confessa alla famiglia che vuole essere battezzato. E la famiglia lo stupisce ancora: “Loro erano d’accordo con me, accettavano la mia decisione. E mi hanno detto che anche loro volevano diventare cristiani. Quindi tutta la mia famiglia si è convertita”.

Un altro episodio cardine dalla sua vocazione è stato un dialogo con un altro prete. “Egli mi prende da parte e dice: ‘Josim, tu hai un fuoco che arde dentro di te. Non spegnerlo’. Il fuoco che ardeva era Cristo”.

Nel frattempo il giovane completa gli studi universitari di primo livello (Bachelor of Arts) e decide di entrare nel seminario di Dinajpur. “Il mio desiderio era diventare sacerdote, insegnare alle persone, lavorare per loro, predicare la Buona Novella che è Dio”.

Il suo esempio di vita è così potente, il suo atteggiamento così affascinante che nel giro quattro anni tutto il villaggio di tribali si converte e viene battezzato. “Ma all’inizio non ci accettavano – ricorda – erano contro di noi e non volevano aiutarci. Eravano diversi, avevano tante tradizioni della religione indù, come l’adorazione degli dei e le offerte alle divinità. Nonostante fossero poveri, donavano ciò che avevano. Io non sapevo che fare, così mi sono confrontato con la mia guida spirituale. E lui mi ha detto: ‘Non te ne preoccupare. Vivi la tua vita, segui la tua decisione fino in fondo. Essi capiranno e a poco a poco cambierà anche la loro vita”.

“Gesù Cristo è venuto per me – continua il diacono –. Egli è mio amico, il mio Dio, il mio Creatore. Quando egli è venuto in questo mondo, ha insegnato alla gente, predicato alle persone. Egli ha dato la sua vita per me. È venuto sulla terra e mi ha salvato dai peccati, è morto per salvarmi dal peccato”. E dopo l’ordinazione, Josim seguirà il suo esempio. “Andrò a testimoniare Cristo, a predicare il Vangelo”. Non lo farà in maniera urlata. “Nel rispetto della fede di ognuno, sia esso buddista o musulmano, porterò la Buona Novella e seguirò l’esempio di papa Francesco di lavorare per gli esseri umani. Servirò il mio popolo nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Suihari, dove sarò assistente del parroco p. Gian Battista Zanchi [del Pime, ndr]. Amerò la mia gente, poveri e disabili, cristiani e musulmani”. (ACF)

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