21/03/2018, 11.49
AFGHANISTAN
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Kabul, speranza e sangue per la festa del ‘Nawruz’

La festa millenaria segna il nuovo anno di origine zorostraiana. Gli auguri del parroco di Kabul per una “primavera della società”, mentre i cristiani si preparano alla Pasqua: “Possiamo tutti – cristiani e musulmani – beneficiare della vita che fiorisce dalla morte di Gesù!”. La speranza per i negoziati con i talebani. 

Kabul (AsiaNews) – “In questo Paese, l’anno inizia con la primavera. La primavera è la stagione in cui la natura rinasce dopo il torpore invernale. Come ci piacerebbe se la primavera in natura fosse seguita da una primavera nella società!”. Così p. Giovanni Scalese, parroco di Kabul, accoglie il Nawruz, nuovo anno in Afghanistan (celebrato anche in Iran e Iraq), affiancandovi il messaggio di speranza della Pasqua cristiana: “Vorremmo che tutti i nostri fratelli e sorelle afghani condividessero la grazia di questo evento. Cristo è morto per tutti. Possiamo tutti – cristiani e musulmani – beneficiare della vita che fiorisce dalla morte di Gesù!”

La festività del “Nawruz” (in persiano “Nuovo Giorno”) è una tradizione di 3mila anni con cui si celebra il nuovo anno, segnato dall’arrivo della primavera. Nata in ambito pre-islamico e legato alla fede zoroastriana, è festeggiata da persone di diverse religioni. Secondo il calendario iraniano, quello che inizia oggi è l’anno 1397.

“Oggi inizia un nuovo anno”, scrive p. Scalese. “Se solo il 1397 fosse l’inizio di un processo di pace in Afghanistan!” In un contesto di crescenti violenze, la speranza del sacerdote si ripone nel “processo di Kabul” in corso, con l’offerta di pace avanzata dal presidente afghano Ghani: “Se consideriamo che solo con la pace è possibile approfittare di opportunità importanti (i condotti di gas Tapi; lo sfruttamento delle risorse naturali; ect), che potrebbero essere più lucrative del commercio criminale dell’oppio, capiremmo che non è redditizio per nessuno continuare una simile guerra senza fine. L’interesse economico potrebbe avere successo dove armi, politiche e diplomazia hanno fallito”. P. Scalese si riferisce al gasdotto trans-afghano "Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India Pipeline" (Tapi).

Sulle prospettive di pace, il governo afghano ha di recente annunciato un’offerta di pace incondizionata ai talebani, nella speranza di portare il gruppo jihadista al tavolo dei negoziati. Al momento, i talebani non hanno ancora risposto con chiarezza. Tuttavia, in un comunicato stampa di ieri, il gruppo ha accolto con favore l’appello alla pace di Mohammad Ismail, ex-leader jihadista, che ha chiesto ai gruppi di opposizione di sedersi al tavolo del dialogo, se non con il governo, almeno con “la grande famiglia del Jihad”, per mettere fine alla guerra.

Ma nel contesto delle violenze nel Paese  – che il 12 marzo ha raggiunto i 6mila giorni di guerra –  non ci sono solo i talebani. Oggi, un attacco suicida rivendicato dall’Isis ha ucciso almeno 26 persone e ferite 18 fuori dalla moschea sciita Kart-e Sakhi di Kabul, dove una numerosa folla si era riunita proprio per festeggiare il Nawruz, festa disprezzata dai fondamentalisti perché “non-islamica”.

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