12/10/2011, 00.00
INDIA
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Karnataka, in prigione altri sei cristiani per conversioni forzate

di Nirmala Carvalho
Attivisti del Sangh Parivar (movimento ultranazionalista indù) hanno aggredito e denunciato gli uomini mentre pregavano in una casa. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians: “Collusione della polizia”. È il 37mo incidente anticristiano dall’inizio dell’anno.
Mumbai (AsiaNews) – Nel distretto di Coorg (Karnataka), sei cristiani della Full Gospel Church sono in prigione, con l’accusa di praticare conversioni forzate. La polizia locale ha arrestato gli uomini su denuncia di un gruppo di attivisti del Sangh Parivar (movimento ultranazionalista indù), che ha aggredito i cristiani perché pregavano. “Il 37mo incidente anticristiano in Karnataka dall’inizio dell’anno – denuncia Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) – riflette l’estremismo crescente nello Stato ed è una vergogna per l’India laica”.

Secondo un rapporto del Gcic, i sei cristiani – Appacchu, 30; Sharanu, 22; Ganesh, 22; Mani, 26; Raghu, 27; Mani, 45 – erano in una casa privata per pregare, quando un gruppo di attivisti ha fatto irruzione. Dopo averli insultati e aver distrutto le loro biciclette, hanno chiamato la polizia, che li ha arrestati e condotti alla centrale di Siddapura.

Secondo Sajan K George “la polizia è ormai collusa con gli estremisti per terrorizzare e arrestare in fretta i cristiani, su denunce false. Questa situazione di ordine pubblico destabilizza la pace e l’armonia della società”. Inoltre, “i sei cristiani – nota – lavorano tutti nelle piantagioni di caffè: sono gente povera e spesso sfruttata. Tuttavia, il potere del Vangelo infonde speranza nella loro vita e dà loro autostima. Questo fa arrabbiare gli estremisti, il cui unico proposito è sottometterli e sfruttarli a loro vantaggio”.

Un magistrato ha registrato oggi la denuncia in base all’art. 295/A del Codice penale indiano (atti deliberati e maligni, volti a offendere i sentimenti religiosi o qualunque classe sociale insultando la sua religione o credo religioso). Se la sentenza sarà confermata, i sei uomini rischiano fino a tre anni di carcere e una multa. 
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