17/10/2012, 00.00
NEPAL
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Kathmandu, giovani indù contro il massacro di animali per il Dashain

di Kalpit Parajuli
Per il movimento giovanile Shri Krishna Pranami Yout Council, il governo lucra sull’annuale festa indù. Vendute circa 70mila capre per i sacrifici del Dashain. Per prepararsi alle celebrazioni, il Nepal ha importato (vivi) 58.810 bufali, 370.400 capre e 29mila pecore. Per un esperto queste pratiche disumane spingono la gente ad abbandonare l’induismo.

Kathmandu (AsiaNews) - Giovani indù nepalesi chiedono a governo e comunità indù di fermare la carneficina d'animali, sacrificati a migliaia in occasione dell'annuale festa di Dashain. Per Khil Prasad Ghimire, presidente del movimento giovanile Shri Krishna Pranami Yout Council (Skpyc), "il governo sfrutta la festa per fare affari, comprando e vendendo animali per i sacrifici". Secondo il ministero dello Sviluppo agricolo, nell'ultimo anno fiscale il Paese ha importato 29mila pecore, 370.400 capre e 58.810 bufali (tutti vivi, ndr), la maggior parte dei quali durante questa festa.

Il Dashain è una delle più importanti e sfarzose feste degli indù. Secondo la tradizione, nei 10 giorni di celebrazioni la comunità offre bufali, capre, polli e pecore in sacrificio alle divinità indù, in particolare a Durga, dea guerriera che incarna creazione e distruzione.

Ghimire sottolinea: "Non siamo contro le celebrazioni del Dashain, ma contro la macellazione di animali, un gesto disumano compiuto in nome della religione". È d'accordo con il giovane Govinda Tondon, esperto di cultura indù, secondo cui "una simile carneficina non solo divide gli indù, ma agli occhi del mondo getta discredito sulla religione".

Per la festa di quest'anno, i commercianti hanno venduto circa 70mila capre, 20mila in più rispetto allo scorso anno. A queste, si aggiunge l'importazione di 16mila pecore. Stando ai dati del governo, in Nepal l'importazione di carne si aggira oltre i 15 miliardi di rupie (circa 135 milioni di euro) l'anno. Durante il Dashain, oltre il 60% delle importazioni proviene dall'India.

Molti esperti indù condannano queste pratiche "disumane", e le considerano "le principali cause" della diminuzione del numero di indù nel Paese. In effetti, secondo il censimento nazionale del 2001, circa l'80,82% della popolazione era indù. Dalle ultime indagini invece, (2011) gli indù sarebbero scesi al 67%. Molti hanno abbandonato l'induismo per convertirsi al cristianesimo. 

 

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