04/04/2016, 13.02
NEPAL
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Kathmandu cancella il Natale dalle feste nazionali. Cristiani: Gli indù hanno 83 giorni di festa

di Christopher Sharma

Il ministro dell’Interno giustifica la decisione per controllare l’impennata di feste religiose. I cristiani lamentano l’influenza di “tendenze anti-cristiane”. Il Natale era stato dichiarato festa nazionale otto anni fa, quando il Nepal è diventato uno Stato laico. Leader cristiani denunciano anche l’articolo 156, che vieta le conversioni.

Kathmandu (AsiaNews) – Il governo del Nepal ha deciso di rimuovere la festività del Natale dal calendario delle celebrazioni nazionali, scatenando le proteste dei cristiani che ne chiedono l’immediato ripristino. Ad AsiaNews, il ministro dell’Interno Shakti Basnet dice: “Siamo stati costretti ad eliminare il Natale dalle feste pubbliche per controllare l’aumento delle festività nazionali. Ad ogni modo, garantiremo ai dipendenti pubblici di fare vacanza”. Il pastore CB Gahatraj, segretario generale della Federazione nazionale dei cristiani, denuncia: “I cristiani non lavorano solo per il governo. Se il Natale non sarà festa nazionale, i lavoratori del settore privato non potranno celebrarlo. Il governo accorda l’esistenza di 83 feste per gli indù e le altre comunità, ma nessuna per i cristiani”.

Il Natale era stato inserito tra le feste nazionali otto anni fa, quando il Nepal è diventato un Paese laico. Da allora, la festa della nascita di Gesù ha attirato anche i fedeli di altre comunità religiose. Quest’anno la celebrazione ha assunto un significato particolare, portando speranza alla popolazione afflitta dall’embargo dell’India.

Il pastore Gahatraj teme che le autorità di Kathmandu siano state “influenzate da tendenze anti-cristiane. Il governo sta tentando di ignorarci e sopprimere i nostri diritti”.

Ieri un gruppo di leader cristiani si è riunito per contestare la decisione e ha redatto una petizione che consegnerà al primo ministro KP Sharma Oli e a quello degli Interni. L’Inter-religious Council-Nepal, altri gruppi interreligiosi e organizzazioni di attivisti si sono schierati al fianco dei cristiani. Il pastore aggiunge: “Siamo pronti a sacrificare noi stessi per la nostra fede e per proteggere la libertà di culto. Domandiamo con forza di ripristinare la festa e di ritirare la decisione entro una settimana. Se il governo non accoglierà la nostra richiesta, faremo proteste in tutto il Paese”.

I leader religiosi chiedono pure che si fermino i tentativi di soffocare le minoranze in Nepal e vogliono che siano applicati gli accordi raggiunti negli anni scorsi tra cristiani e governo sui luoghi di sepoltura dei cristiani.

Infine le personalità criticano il nuovo articolo 156 del Codice civile, che vieta ogni conversione e le attività correlate. Il pastore Gahatraj commenta: “L’articolo 156 colpisce in particolare i sacerdoti cristiani. Implica che in futuro il governo potrà imprigionare i preti attraverso questa legge anti-conversione”.

Secondo il censimento ufficiale del 2011, cattolici e protestanti sono circa l’1,5% della popolazione. Nel 2006 erano solo lo 0,5%. In sei anni i cattolici sono passati da 4mila a 10 mila unità. Il loro contributo è fondamentale nelle attività produttive e nel campo dell’educazione, dove gestiscono circa 100 scuole (di cui 20 cattoliche).

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