08/07/2019, 09.01
NEPAL – TIBET – CINA
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Kathmandu vieta le celebrazioni per gli 84 anni del Dalai Lama

Il governo nepalese ha imposto il divieto per il rischio delle auto-immolazioni dei monaci. Il 7 luglio, giorno del suo compleanno, il capo del buddismo tibetano ha inviato i fedeli a essere “compassionevoli e creare l’armonia religiosa”. Il Nepal rientra nei Paesi partner di Pechino nella strategia della “Nuova Via della seta cinese”. Nel 2015 è stato salvato dalla bancarotta causata dall’embargo di Delhi.

Kathmandu (AsiaNews/Agenzie) – Il governo del Nepal ha imposto il divieto delle celebrazioni per l’84mo compleanno del Dalai Lama, leader spirituale del buddismo tibetano. Con una nota ufficiale diffusa il 5 luglio scorso, il Tibetan Representative Office a Kathmandu riporta l’ordinanza della polizia nepalese, che proibisce i festeggiamenti per “motivi di sicurezza” legati al rischio delle auto-immolazioni pubbliche dei monaci. I critici però ritengono che la cancellazione dei festeggiamenti sia dovuta all’influenza crescente della Cina, che da sempre considera il Dalai un “lupo travestito da agnello”.

Intanto il 6 luglio Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, ha festeggiato il compleanno nella sua residenza di Dharamshala, in Arunachal Pradesh (India). Da qui, in video-conferenza, egli ha lanciato un appello alle comunità di fedeli a Taiwan, Singapore e Malaysia. “Se davvero mi amate – ha esortato – osservate i miei tre insegnamenti: qualunque cosa facciate, ovunque viviate, tentate di creare un ambiente compassionevole, una società compassionevole e infine l’armonia religiosa”.

Il Nepal è patria di circa 20mila tibetani in esilio, scappati durante la rivolta tibetana contro il dominio militare cinese nel marzo 1959. In quella data anche il capo del buddismo tibetano è stato costretto a fuggire dal Palazzo Potala, la sua residenza a Lhasa.

Sebbene abbia cercato molte volte di dialogare con Pechino, per salvaguardare l’autonomia della religione e della cultura tibetana minacciati da un “genocidio culturale”, il Partito comunista cinese lo ha sempre bollato come un “pericoloso separatista” che vuole l’indipendenza del Tibet.

Nel desiderio di poter ritornare in Tibet, nel 2011 egli ha rinunciato alla sua carica politica per rimanere solo capo spirituale del buddismo tibetano. Egli non ha mai abbandonato il sogno di poter tornare a casa, in Tibet, e lo ha ribadito anche di recente in un’intervista alla Bbc.

Negli ultimi anni il governo di Pechino è emerso come uno dei maggiori partner commerciali di Kathmandu. Nell’ultimo anno ha finanziato l’economia della regione himalayana con 60 milioni di dollari in progetti idroelettrici, stradali e infrastrutturali. Nel maggio 2017 i governi dei due Paesi hanno firmato un importante accordo che rientra del piano della “Belt and Road Initiative”, nuovo nome della “Via della seta cinese”.

Soprattutto, è stato Pechino a risollevare le sorti del Paese dopo un estenuante embargo imposto da Delhi, storico partner che esercitava un controllo egemone su Kathmandu. Il blocco del transito delle merci, durato cinque mesi, ha portato il Paese al collasso. In quella situazione, Pechino ha offerto un salvagente all’economia e alla sopravvivenza della popolazione.

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