22/06/2016, 12.25
NEPAL – AFGHANISTAN
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Kathmandu vuole ritirare i permessi di lavoro per i nepalesi a Kabul

di Christopher Sharma

Un kamikaze si è fatto esplodere al passaggio del minibus che trasportava 12 guardie nepalesi impiegate nella protezione dell’ambasciata canadese. Il Paese ha già bandito i permessi di lavoro ordinari, mentre rimangono quelli per i dipendenti delle agenzie Onu e le missioni diplomatiche: in tutto, 5.292 persone. I nepalesi indù potrebbero essere i nuovi bersagli dei terroristi islamici.

Kathmandu (AsiaNews) – Le autorità nepalesi stanno valutando di ritirare i permessi lavorativi concessi ai propri cittadini in Afghanistan. La decisione è al vaglio del governo del premer K P Sharma Oli dopo il sanguinoso attentato del 20 giugno scorso a Kabul, nel quale hanno perso la vita 12 guardie di sicurezza nepalesi che viaggiavano a bordo di un minibus. Nel frattempo rappresentanti di governo hanno raggiunto la capitale afghana per riportare in patria le salme delle vittime e hanno chiesto a tutti i connazionali presenti di rientrare in Nepal.

Lo scorso 20 giugno un kamikaze si è fatto esplodere al passaggio del veicolo che trasportava gli agenti, impiegati nella sicurezza privata dell’ambasciata canadese. Oltre ai 12 nepalesi sono stati uccisi due indiani e altre otto persone sono rimaste gravemente ferite. I talebani hanno rivendicato l’attentato, motivando il gesto “contro le forze di aggressione in Afghanistan”.

Kamal Thapa, vice primo ministro e ministro degli Esteri del Nepal, ha commentato: “I nepalesi indù coraggiosi possono essere i nuovi obiettivi a Kabul, dato che sono tra le guardie di difesa più preparate. Perciò potremmo bandire tutti i permessi di lavoro nella capitale afghana”.

Il Nepal ha già messo al bando i visti di ingresso ordinari in Afghanistan, ad eccezione di quelli per coloro che lavorano nelle agenzie delle Nazioni Unite e nelle missioni diplomatiche. Secondo il Ministero degli esteri nepalese, sono 5.292 le persone che vivono in Afghanistan con regolari permessi di impiego.

Man Bahadur Tamang, fratello di Dambar (morto nell’attentato), dice: “Mio fratello era indù ed è stato ucciso. Perché i talebani hanno colpito le guardie indù? Dobbiamo reagire al terrorismo islamico”. Gautami Thapa, vedova di Jitendra Thapa, aggiunge: “Tutti gli indù in Nepal e all’estero devono fare attenzione ai terroristi, perché essi possono attaccare in ogni luogo e momento”.

Bidhya Devi Bhandari, presidente del Nepal, ha avuto una conversazione telefonica con la controparte afghana, a cui ha chiesto di affrontare la questione in modo serio. Il portavoce ha riferito: “La presidente non solo ha condannato tutte le attività terroriste, ma ha anche chiesto al governo di Kabul di adottare misure immediate per far fronte alla situazione”.

Il Ministero del lavoro ha avviato il processo di risarcimento per le famiglie delle vittime. Quello degli Esteri sosterrà le spese di rimpatrio dei corpi e le cure per i feriti.

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