16/06/2020, 11.43
INDIA
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Kenduguda, tribali e dalit cristiani domandano giustizia per Samaru Madkami

di Nirmala Carvalho

Il giovane cristiano è stato ucciso perché accusato di praticare magia nera. Mons. Nayak: Assassinato perché si è convertito al cristianesimo. Le caste dominanti usano lo spauracchio della conversione per promuovere l’intolleranza sociale nei confronti dei cristiani.

Kenduguda  (AsiaNews) – Una manifestazione di pace si svolgerà oggi per domandare giustizia per Samaru Madkami, un ragazzo cristiano assassinato in modo brutale lo scorso 4 giugno nel villaggio di  Kenduguda, distretto di Malkangiri (Orissa). Samaru è stato ucciso da un gruppo di tribali che lo accusava di praticare magia nera.

Per Sarat Chandra Nayak, vescovo di Berhampur, l’assassinio del giovane non ha nulla a che fare con la stregoneria. “Samaru e la sua famiglia si sono convertiti al cristianesimo tre anni fa. Alcuni membri della loro comunità, fomentati da esponenti radicali, non glielo hanno perdonato”, racconta mons. Nayak ad AsiaNews.

Negli ultimi tre anni, a Kenduguda ci sono  stati contrasti e tensioni a causa delle conversioni, che i gruppi dominanti del luogo vedono con sospetto. L’omicidio di Samaru è avvenuto appena un mese dopo che un cristiano del suo stesso villaggio è stato quasi linciato e la sua casa saccheggiata.

“Le caste superiori – nota mons. Nayak – vogliono che dalit e tribali non ricevano una adeguata educazione e rimangano poveri, così da poterli controllare meglio”. Mons. Nayak, che è anche presidente dell’Ufficio per i dalit e tribali della Conferenza episcopale indiana, spiega che essere cristiano per un intoccabile o un tribale significa subire una maggiore discriminazione sociale, politica ed economica.

“I gruppi che controllano la politica e l’economia locali – sostiene Nayak – usano lo spauracchio della conversione per promuovere l’intolleranza sociale nei confronti dei dalit e tribali cristiani”.

Nel 2008 in Orissa vi è stato un violento pogrom contro i dalit cristiani, che ha provocato 120 morti e fatto fuggire quasi 56mila fedeli. Almeno 8mila case sono state bruciate o saccheggiate in 415 villaggi, e 300 chiese demolite; 40 donne sono state stuprate e 12mila bambini hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni.

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