15/06/2016, 08.55
IRAN - STATI UNITI
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Khamenei ai candidati Usa: Se lo violate, annulliamo l’accordo sul nucleare

Monito della guida suprema iraniana contro una eventuale rimessa in discussione dell’accordo. Per il candidato repubblicano Trump esso è “catastrofico” e in caso di vittoria "sarà prioritario smantellarlo". Per Khamenei gli Stati Uniti non rispettano “gli impegni presi”. Il ministro iraniano degli Esteri contro i “retaggi psicologici” di decenni di sanzioni. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha messo in guardia i candidati alle presidenziali negli Stati Uniti contro una qualsiasi ipotesi di rimessa in discussione dell’accordo sul nucleare. Ieri, a margine di un incontro con funzionari di altri Paesi, il leader religioso sciita ha sottolineato che “noi non violiamo l’accordo sul nucleare”, al contrario dei pretendenti alla Casa Bianca che “minacciano di strappare [l’accordo]”. Se lo “desiderano”, ha avvertito, “noi lo bruciamo”. 

Di recente il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali Usa del prossimo novembre ha criticato l’accordo con Teheran sul nucleare, definendolo “catastrofico”. Donald Trump ha inoltre aggiunto che, in caso di vittoria, una delle sue priorità sarà proprio quella di smantellarlo. 

“L’altra parte [gli Stati Uniti, ndr] dovrebbe rimuovere le sanzioni - ha affermato Khamenei - ma non l’ha ancora fatto. E la questione relativa alle relazioni bancarie non è stata ancora risolta […]. Non possiamo recuperare i proventi derivanti dal petrolio e gli altri capitali che abbiamo depositati negli altri Paesi”. “A differenza nostra, gli americani - conclude la Guida suprema - non rispettano gran parte degli impegni presi”. 

Dopo anni di embargo, l’Iran ha ottenuto un parziale alleggerimento delle sanzioni economiche dell’Occidente, in cambio dell’accordo sul controverso programma atomico [per usi civili secondo Teheran, per produrre la bomba secondo altri Paesi - fra cui Israele]. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno mantenuto in vigore tutta una serie di sanzioni per il programma di missili balistici di Teheran, oltre che per il sostegno [armato] a movimenti sciiti in Medio oriente. Tra questi Hezbollah in Libano, il governo di Damasco in Siria e gli Houthi "ribelli" in Yemen. 

Le banche europee, che hanno delle filiali in territorio americano, si sono mostrate timide e non hanno ancora promosso appieno una ripresa degli affari e dei rapporti commerciali con Teheran, nel timore di procedimenti giudiziari oltre-oceano. Anche di recente Washington ha bloccato l’uso del dollaro nelle transazioni bancarie, fermando i nuovi contratti economici stabiliti dopo l’accordo sul nucleare. Ostacoli che, di fatto, favoriscono la fazione fondamentalista interna in Iran e mettono in crisi il programma di riforme del presidente moderato Hassan Rouhani.

Per questo ieri il ministro iraniano degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha chiesto agli Stati Uniti di “fare di più” per incoraggiare le banche americane ed europee a fare affari con la Repubblica islamica. Secondo Teheran il governo Usa deve chiarire modi e tempi di rimozione delle sanzioni, incoraggiando gli accordi economici e commerciali con imprese e compagnie iraniane. “Sulla carta gli Stati Uniti hanno sollevato tutte le sanzioni” ha affermato Zarif, ma Washington dovrebbe usare maggiore efficacia nel cancellare “i retaggi psicologici” lasciati da decenni di misure punitive. 

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