17/01/2012, 00.00
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Kim Jong-nam: a Pyongyang “servono riforme subito, o crollerà”

Il primogenito e per lungo tempo erede del defunto dittatore Kim Jong-il, racconta la sua versione della successione in Corea del Nord e – pur non avendo alcun potere – chiede al regime di cambiare rotta. Una fonte di AsiaNews: “È un buffone che usa i soldi estorti al suo popolo per giocare al casinò e vivere come un sultano”.
Seoul (AsiaNews) – Se la Corea del Nord non intraprende un serio piano di riforme “andrà sempre di più vicino al collasso. Persino la Cina non sopporta più gli eccessi del regime. Non credo che Kim Jong-un sia in grado di soddisfare i bisogni della popolazione: è soltanto un fantoccio, chi comanda sono i membri dell’elite politica”. A dirlo non è un dissidente ma Kim Jong-nam, primogenito e per lungo tempo erede designato del defunto dittatore Kim Jong-il, in un'intervista concessa a una giornalista giapponese. Una fonte di AsiaNews commenta: “Certo, ora fa il democratico. Ma non ha più potere e vuole riciclarsi come icona della ragionevolezza, quando per molto tempo ha assecondato le follie del padre”.

Nel lungo carteggio con Yoji Komi, redattore del Tokyo Shimbun, Kim Jong-nam spiega il suo punto di vista sulla Corea del Nord e sulle sue ambizioni militaristiche: “Gli attacchi alla Corea del Sud del 2010 sono stati una provocazione per giustificare il potere e l’esistenza stessa dell’esercito di Pyongyang. In questo modo volevano dimostrare il loro diritto a possedere le armi atomiche. Per quanto riguarda l’affondamento della corvetta di Seoul, serviva a sottolineare che l’area del Mar Occidentale è per loro una zona di guerra. Solo così si giustifica la dottrina militare del ‘songun’ e le privazioni che il popolo deve subire per fare posto all’esercito”.

Arrestato nel 2001 mentre cercava di entrare in Giappone con un passaporto falso, Jong-nam vive da allora in esilio. La sua condotta e il suo altissimo stile di vita, pagato con i soldi del regime, gli hanno attirato critiche da entrambe le Coree: ora vive in esilio a Macao, dove ha una moglie e due figli. Del fratello, ora “supremo leader” del Nord, dice: “Non è in grado di comandare, rimarrà sempre nelle mani dei suoi tutori politici. Io ho perso il mio ruolo quando ho cercato di spiegare a mio padre che erano necessarie delle riforme, politiche ed economiche, per salvare il nostro Paese”.

Una fonte di AsiaNews, che lavora al ministero degli Interni di Seoul, commenta: “Queste interviste, che sono state pubblicate tutte insieme da un mensile coreano, sono quasi offensive. Jong-nam ha usato e continua a usare i soldi estorti ai nordcoreani per giocare al casinò e vivere come un sultano. Ora cerca di dipingersi come un democratico, come l’uomo giusto per risollevare la Corea del Nord. Ma è soltanto un pupazzo, senza ruolo né importanza. E quando aveva un ruolo non ha fatto nulla per migliorare la situazione”.
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