13/11/2014, 00.00
MALAYSIA
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Kuala Lumpur vuole un codice per regolare l'introduzione di "materiale cristiano"

Verrà applicato negli aeroporti e alle dogane "per monitorare l'importazione". Dietro l’iniziativa, un nuovo episodio di sequestro di libri e cd cristiani avvenuto a fine ottobre. Per i funzionari dello scalo di Kuala Lumpur il materiale eccedeva nel peso e nel volume. Per il pastore cristiano alla base del fermo vi è invece la controversia sul nome “Allah”.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità malaysiane stanno studiando un codice operativo di procedura (Sop) per introdurre materiale religioso nel Paese, evitando nuovi episodi di sequestro preventivo. Fonti del ministero degli Interni riferiscono che questo regolamento, ancora in fase di elaborazione, sarà rivolto in particolare a ufficiali di polizia e responsabili della dogana. "Auspichiamo che il Sop sia presto realtà" afferma il parlamentare e membro del gabinetto governativo Tan Sri Joseph Kurup, durante la riconsegna del materiale religioso cristiano sottratto di recente a un leader della comunità protestante di Sabah, di rientro in Malaysia. 

Lo scorso 25 ottobre le autorità aeroportuali di Kuala Lumpur hanno sequestrato centinaia di libri, cd e altro materiale religioso cristiano, perché contenente la parola "Allah" per definire il Dio della Bibbia; gli oggetti appartenevano a un pastore cristiano Maklin Masiau, di rientro da un viaggio a Medan, in Indonesia. Alla base della spedizione all'estero, vi era proprio il compito di recuperare materiale religioso da utilizzare e distribuire fra le comunità protestanti di Sabah per le imminenti celebrazioni e le iniziative legale al Natale. 

Le autorità aeroportuali si difendono sottolineando che all'origine del sequestro non vi è l'uso della parola "Allah" nei testi, ma il peso e l'ingombro eccessivo del bagaglio trasportato dal pastore Maklin Masiau; per questo i responsabili della dogana hanno ordinato ulteriori ispezioni e pignorato il materiale. 

Diversa l'opinione del pastore cristiano, che nei giorni successivi al sequestro del materiale religioso ha lanciato una campagna pubblica, volta a ottenere la restituzione di libri e cd, denunciando una palese violazione dei propri diritti. Dal proprio profilo sui social network egli ha annunciato un ricorso presso le autorità competenti, chiedendo ad amici e fedeli di restare calmi e pregare per un esito positivo della vicenda, evitando al contempo commenti "sensibili" a sfondo confessionale. Egli ha inoltre ribadito che, dietro il sequestro, vi sarebbe stata proprio la parola "Allah" all'interno dei testi. 

Da tempo in Malaysia la minoranza cristiana è vittima di attacchi mirati che hanno portato al rogo di chiese, alla profanazione di tombe cristiane e al sequestro di 300 Bibbie nel gennaio scorso. Dietro le violenze, lo scontro sull'uso della parola "Allah" per definire il Dio cristiano, che da annosa battaglia legale fra il governo di Kuala Lumpur e il settimanale cattolico Herald Malaysia - il 23 giugno scorso l'Alta corte ha respinto il ricorso dei cristiani - si è trasformata ormai in una controversia nazionale.

 

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