21/06/2017, 11.22
CINA-GERMANIA

L’ambasciatore tedesco chiede alla Cina la liberazione di mons. Shao Zhumin

In una dichiarazione ufficiale sul sito dell’ambasciata, Michael Clauss chiede che al vescovo di Wenzhou, sequestrato, sia data piena libertà di movimento. Preoccupazioni espresse anche per le bozze dei nuovi regolamenti sulle attività religiose, che decretano la fine delle comunità sotterranee. E’ la prima volta dopo un decennio che un ambasciatore europeo chiede la liberazione di un vescovo.

Pechino (AsiaNews) –Michael Clauss, ambasciatore di Germania in Cina (foto 2) ha chiesto al governo di Pechino la liberazione del vescovo di Wenzhou, mons. Pietro Shao Zhumin (foto 1) e ha espresso preoccupazione per i nuovi regolamenti religiosi che rischiano di “attuare nuove restrizioni al diritto di libertà religiosa e di credo”.

In una dichiarazione pubblicata ieri a nome dell’ambasciatore sul sito dell’ambasciata si legge: “Dò il benvenuto all’intenzione dichiarata della Cina di giungere a un miglioramento riguardo alla Chiesa cattolica. Comunque, nonostante vi siano progressi in questa direzione, vediamo che vi sono anche dei passi indietro nel garantire la libertà religiosa. Un caso che suscita crescente preoccupazione è il modo in cui è trattato dalle autorità il vescovo Shao Zhumin. Dall’autunno dello scorso anno egli sembra essere stato forzato a trasferirsi in località sconosciute per almeno quattro volte e ora sembra confinato in casa sua dopo il suo ritorno. Si dovrebbe garantire la sua piena libertà di movimento”.

Mons. Shao, della comunità non ufficiale, è vescovo di Wenzhou. È riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. Dalla morte del suo predecessore, mons. Vincenzo Zhu Weifang, avvenuta il 7 settembre scorso, egli è di continuo sequestrato per costringerlo ad aderire all’Associazione patriottica, che predica l’indipendenza dalla Santa Sede della Chiesa in Cina.

L’ultimo suo sequestro è avvenuto il 18 maggio scorso. Il 16 giugno egli è stato visto all’aeroporto di Wenzhou, accompagnato da personalità governative, che lo hanno portato in un luogo sconosciuto.

Nella sua nota, l’ambasciatore Clauss aggiunge: “Sono anche preoccupato su un certo numero di nuove regole riguardo a una bozza di regolamenti per gli affari religiosi. Se non vengono cambiate, essi potrebbero attuare nuove restrizioni al diritto di libertà religiosa e di credo”.

I nuovi regolamenti – diffusi in bozza lo scorso settembre, ma già usati come “definitivi” – mettono sotto controllo ogni aspetto delle attività religiose: raduni, personale, vescovi, scuole, edifici, statue, incontri con fedeli stranieri, ferie e spostamenti dei sacerdoti, … Se attuate renderanno “criminale” ogni attività “sotterranea” e non registrata, soffocando o eliminando le comunità sotterranee.

La presa di posizione pubblica di Michael Clauss è una novità nel mondo diplomatico, dopo tanto tempo. In passato sia l’Unione europea che il presidente Usa George W. Bush avevano perorato la sorte di alcuni vescovi imprigionati e la libertà religiosa in Cina. Poi, per almeno un decennio, è sceso il silenzio.

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