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» 24/11/2006
CINA – HONG KONG
L'Alta Corte di Pechino rigetta l'appello Cheong: confermati 5 anni di carcere

Familiari e colleghi del giornalista - condannato senza prove per spionaggio a favore di Taiwan - accusano l'ingiusto sistema legale cinese, che non ha neppure preso in considerazione l'appello.



Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L'Alta Corte di Pechino ha rigettato oggi l'appello presentato da Ching Cheong, giornalista di Hong Kong condannato senza prove a 5 anni di carcere per "spionaggio a favore di Taiwan". I suoi familiari ed il gruppo di sostegno che seguiva il suo caso dal Territorio hanno definito la sentenza "sconvolgente".

Secondo i giudici della capitale, i 5 anni di carcere per Ching – capo corrispondente per la Cina dello Straits Times, quotidiano di Singapore – sono "una punizione appropriata" comminata "dopo un'accurata applicazione della legge". Uno dei membri della Corte ha aggiunto che "è stato garantito il pieno diritto di appello per il giornalista".

I familiari di Ching, presenti all'udienza, si sono detti "sconvolti" ed hanno espresso "rabbia nei confronti del sistema legale cinese". Ching Hai, fratello maggiore del condannato, dice: "Siamo molto tristi per questo verdetto, ma anche molto arrabbiati: i giudici hanno confermato quello che era già stato fatto da una corte inferiore, senza considerare i nostri argomenti. Credo che sia molto ingiusto".

Da Hong Kong, colleghi e sostenitori di Ching accusano l'Alta Corte di "aver ignorato la difesa presentata" e sottolineano che questo verdetto "provoca molti seri dubbi sulla giustizia del sistema cinese".

Ching, 56 anni, è agli arresti dall'aprile del 2005. Il 31 agosto scorso i giudici di una corte inferiore cinese lo hanno condannato a 5 anni di galera: il giornalista avrebbe confessato di aver venduto informazioni militari a Taiwan e di aver messo in piedi una rete di spionaggio per "vendere segreti di Stato" a potenze straniere.

Per gli avvocati del giornalista, la condanna "è sbagliata, perché emessa senza prove", mentre Taipei ha più volte definito l'accusa infondata ed ha dato garanzie inequivocabili sull'innocenza del cronista.

In Cina la maggioranza delle informazioni sulla vita della nazione sono considerate "segreto di Stato" e la loro rivelazione attraverso i media viene bollato come "un attentato alla sicurezza" dello stesso. Attualmente nel Paese almeno 42 giornalisti sono detenuti per questo.

Personalità della dissidenza hanno rivelato ad AsiaNews che le vere ragioni dell'arresto di Ching Cheong sono da legare alla sua ricerca su Zhao Ziyang, segretario del Partito ai tempi delle rivolte pro-democrazia, e sul massacro di Tiananmen nell'89. Il governo continua a giustificare il massacro come un "male minore" che ha garantito stabilità e ordine al Paese, portandolo al successo economico.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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