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» 13/09/2006 11:00
INDIA
L'India cerca fonti energetiche nell'Asia centrale

Delhi sviluppa la collaborazione militare e politica con il Tajikistan, per aumentare la sua presenza nella zona. L'India vuole anche contrastare il terrorismo islamico.



New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – L'India si muove nell'Asia centrale, per trovare nuovi fonti energetiche, ma anche per contrastare il terrorismo islamico.

Ad Ayni, polverosa città del Tajikistan nord occidentale, sta sorgendo una nuova base militare aerea, che sarà operativa entro il 2006. Tecnici e aviatori indiani sono già sul posto, per istruire quelli tajiki sull'uso dei Mig 29 russi. Durante la visita del presidente tajiko Emomali Rakhmonov in India ad agosto, i due Paesi hanno firmato un accordo per combattere i Talebani e al-Qaeda, che hanno ripreso forza in Afganistan ma preoccupano anche il Tajikistan. Dalla base sono possibili incursioni contro i campi dei militanti islamici in Pakistan e in Afghanistan. La base è anche importante per migliorare i rapporti tra India e Afghanistan, naturali alleati contro il terrorismo islamico, attivo anche nelle regioni indiane di frontiera come il Kashmir.

Ma il Tajikistan è anche ricco di gas e confina con Uzbekistan, Kirghizistan, Cina e Afghanistam. Rahul Bedi, analista indiano, osserva che l'India partecipa alla competizione per assicurarsi le fonti energetiche dell'Asia centrale, anche se si è mossa in ritardo rispetto a Cina, Russia e Stati Uniti. Dopo questo accordo, anche la Cina ha incrementato i rapporti con il Tajikistan, con frequenti visite di esponenti politici e una generosa assistenza in campo militare.

Stephen Blank, specialista statunitense, ritiene "di vitale importanza" per l'India l'accesso a queste fonti. New Delhi consuma 1,9 milioni di barili di petrolio ogni giorno e lo importa per il 70%. Nel 2010 si prevede un consumo di 4 milioni di barili al giorno. Peraltro è svantaggiata rispetto a Russia e Cina, perché non confina con alcuno degli Stati dell'Asia centrale.

Già nel 2005 il premier indiano Manmohan Singh ha ricordato che "la Cina è più avanti di noi nella pianificazione degli approvvigionamenti energetici. Non possiamo essere soddisfatti [di noi]". Tra il 2000 e il 2005, l'indiana Oil and Natural Gas Company ha investito 3,5 miliardi di dollari Usa in ricerche petrolifere all'estero, mentre la cinese China National Petroleum Corporation ne ha investiti circa 40 miliardi. Pechino e Delhi già collaborano nello sviluppo dei giacimenti petroliferi di Yahavaran in Iran. L'India partecipa da osservatore agli incontri della Shanghai Cooperation Organization - di cui sono membri Cina, Russia, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tajikistan - organizzazione che assume un sempre maggior ruolo nella cooperazione anche commerciale.

Per questo l'India partecipa a mega progetti, come – osserva Blank – gli oleodotti per portare il petrolio o il gas dall'Iran e dal Turkmenistan, attraverso Afghanistan e Pakistan, peraltro resi difficili dalla rivalità con il Pakistan e dal problema di garantire la sicurezza degli impianti. Dal 2005 ha anche aumentato la collaborazione energetica con la Russia, con la quale già ha una precedente cooperazione politica e militare. Per esempio partecipa a finanziare le ricerche di gas e petrolio nella zona di Sakhalin e investe sull'oleodotto dei giacimenti di Kurmangazy nel Mar Caspio alla Russia. Esperti osservano che la Russia considera con favore una collaborazione con India e Cina, che tagli fuori gli Stati Uniti e contenga l'espansione cinese. (PB)


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