28/10/2003, 00.00
buddhismo
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L'incontro buddhista-cristiano: sfida e promessa

di Prof. Anuradha Seneviratna

Il buddhismo è la religione della tolleranza, ma incontri negativi del passato tra buddhisti e cristiani in Sri Lanka hanno ostacolato il dialogo tra le due comunità, afferma il buddhista Anuradha Seneviratna, professore presso il dipartimento cingalese dell'università Peradeniya nello Sri Lanka, il quale ha condiviso il suo punto di vista in una conferenza tenuta durante un simposio che gli Oblati di Maria Immacolata hanno organizzato sul tema "Alla ricerca di relazioni più profonde fra i credenti".

Vorrei fare la seguente introduzione prima di cominciare la mia relazione. La prima parte tratterà dell'atteggiamento buddhista verso le altre religioni e il termine 'tolleranza' come viene interpretato da Buddha e praticato nella società buddhista. La seconda parte tratterà del buddhismo in Sri Lanka durante i duemila trecento anni passati e le sfide che ha dovuto fronteggiare con il dominio coloniale e l'introduzione del cristianesimo come nuova fede nel XV secolo. La terza parte tratterà le relazioni tra i monasteri buddhisti e la Chiesa cattolica in Sri Lanka a partire dall'indipendenza del 1948. Cercherò di stare attento alle divergenze che esistono tra il buddhismo in Sri Lanka e in altri Paesi asiatici, che voglio rispettare. Perciò, mi limito alla tradizione buddhista theravada come è praticata e vissuta in Sri Lanka.

Non voglio cercare di comparare le vite di due eminenti leader religiosi, Gautama Buddha, nato in India nel V secolo a.C., e il Signore Gesù Cristo, nato a Betlemme di Giudea nel I secolo. Erano diversi di carattere, ma hanno avuto nella vita un fine comune che era di portare la pace e l'emancipazione ai milioni di persone sofferenti nel mondo. Due importanti fatti di queste grandi anime mi hanno entusiasmato, cioè, la loro nascita e la loro morte. Ho letto la storia della nascita e della morte di Gautama Buddha in lingua originale pali, come viene riportata nel Jataka Nidanakatha e nel Maha Parinibbana Sutta del Digha Nikaya. Parlando della nascita di Siddhartha (Gautama), il futuro Buddha, il Nidhanakatha dice: "A quel tempo nella città di Kapilavastthu era stata proclamata la festa del primo giorno di luna piena del mese di asalha (giugno-luglio) e molte persone si apprestavano a celebrarla. La regina madre Maya, alzandosi di buon mattino il settimo giorno, fece un bagno in acque profumate, mangiò, fece i voti di uposatha, entrò nella sua camera di letto e, addormentandosi, sognò: Quattro grandi re la portarono sull'Himalaya. Le quattro regine la portarono al lago di Anotatta, la lavarono per rimuovere i segni umani, la vestirono con abbigliamenti paradisiaci, la unsero con profumi e l'adornarono con fiori divini. Là esse prepararono un letto divino. Ora il bodhisattva divenne un elefante bianco e discese dal cielo Tusita. Portava un loto bianco. Poi, al suono di trombe, entrò nella casa dorata, girò in senso orario per tre volte attorno al letto di sua madre, colpì il suo lato destro ed entrò nel suo grembo. Così quando la luna era nell'uttarasalha, lui ricevette una nuova esistenza. I brahmani dissero al re, "Non essere ansioso o re, la regina ha concepito e tu avrai un figlio. La regina Maharnaya (portò in grembo) il bodhisattva per dieci mesi e quando venne il tempo desiderò andare a casa dei parenti a Devadaha. C'era un boschetto di alberi di Sal chiamato Lumbini, tra le due città di Kapilavastu e Devadaha. La regina, lungo la strada, desiderò andare nel bosco di Lumbini. Là ebbe le doglie del parto. Appoggiandosi ad un ramo dell'albero di Sal, partorì un bambino. In quel momento avvennero tutti i tipi di miracoli. Ma la madre di Siddhartha morì dopo sette giorni. I brahmani predissero che Siddhartha sarebbe diventato un Buddha, colui che avrebbe rimosso dal mondo il velo dell'ignoranza".

Anche la nascita di Gesù è piena di miracoli, e simile alla nascita di Siddhartha. I genitori di Gesù si chiamano Maria e Giuseppe. Anche loro erano in viaggio verso Betlemme, città natale di Giuseppe, piena di pecore che brucavano la poca erba sulla collina. Arrivarono in cima alla collina con grande difficoltà e volevano trascorrere la notte da qualche parte. Ma dappertutto le camere erano piene. Un custode di un albergo disse loro: "Se volte, potete stare nella stalla". Giuseppe, accettando questo consiglio, aiutò Maria. Là Maria "partorì il suo figlio primogenito, l'avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2,7). Il mattino seguente i pastori raccontavano una storia strana. Dicevano: "Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,9-13). Maria a questa notizia si ricordò che anche un messaggero di Dio era stato inviato a lei e gli aveva annunziato che con la grazia di Dio avrebbe avuto un figlio. Lo avrebbe chiamato Gesù. Dio gli avrebbe dato il trono di Davide. Così Maria partorì un bambino. Tutto questo avvenne con la grazia di Dio e lei rimase vergine; da allora è chiamata la Vergine Maria. Non ci fu un coinvolgimento umano quando avvenne la nascita di Gesù.

Questa storia della nascita di Gesù, per me non differisce molto dalla storia della nascita del principe Siddhartha, il futuro Buddha. Entrambe le nascite erano semplici e naturali e chiaramente piene di miracoli, come riportato nel Tripitaka e nella Bibbia.

Ci sono somiglianze anche nella loro morte. Buddha, all'età di ottant'anni, ormai persona anziana e debole, morì di morte naturale. Quando Buddha giunse a Pava, un lavoratore chiamato Cunda gli offrì un pasto a base di sukaramaddava, carne di cinghiale. Dopo aver mangiato, Buddha si ammalò di dissenteria e soffrì forti dolori. Stava andando verso Kusinara. Si fermò ai piedi di un albero e Buddha disse ad Ananda: "Sono stanco e vorrei riposarmi un po'. Portami dell'acqua, ti prego, o Ananda, ho sete". Ananda prese la ciotola e andò al ruscello vicino. Ma l'acqua era sporca perché il rigagnolo era stato da poco attraversato dalle ruote di un carretto. Siccome Buddha lo supplicava in continuazione, il venerabile Ananda gli offrì dell'acqua e lui la bevve perché aveva molta sete. Ripresero il viaggio e a fatica arrivarono al boschetto di Sala nelle vicinanze di Kusinara. Andò al fiume, si bagnò e bevve. Poi si stese sotto gli alberi di Sala. Si rivolse ai suoi discepoli per l'ultima volta e chiese loro se ci fossero domande da rivolgergli prima della sua morte. Tutti rimasero in silenzio. Poi il Buddha disse: "Bhikkhu, vi avverto. Gli elementi dell'essere sono transitori. Impegnatevi con serietà". Così dicendo, Buddha morì.

Il settimo giorno il suo corpo fu cremato con molto rispetto. Quando il corpo di Buddha fu cremato, rimasero solo le ossa. Queste reliquie furono divise secondo il desiderio dei re vicini al luogo dove si trovava; i resti del corpo furono divisi in otto parti uguali e distribuiti. I re che ricevettero le reliquie costruirono degli Stupa per conservarle. Questo è il modo in cui ci sono giunte le reliquie del Buddha per la venerazione.

Ora guardiamo agli ultimi giorni di Gesù. Diversamente da Buddha, che morì di morte naturale all'età di 80 anni, Gesù non visse così a lungo, ma morì di morte crudele in giovane età a causa dei suoi nemici. La storia narrata nella Bibbia è molto triste e dolorosa. Il re che governava punì Gesù per essersi dichiarato come l'inviato di Dio. Le sue parole e le sue opere si scontravano con quelle delle autorità ebree ortodosse dei suoi tempi. Aveva scelto dodici discepoli che istruì, ma furono loro i primi a rinnegarlo. Ci fu un traditore fra di loro, Giuda. Lo tradì per trenta pezzi di argento. Gesù ne aveva parlato in precedenza: "Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: Sono forse io, Signore?. Ed egli rispose: Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!" (Mt 26,20-24). L'evangelista Marco scrive: "E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea" (Mc 14,26-28). Le autorità romane e i capi del tempio non capirono mai il regno di Dio del quale parlava Gesù. C'era un altro motivo che minacciava l'impero romano e fu quando Gesù disse che lui era il re dei giudei. Il re romano attualmente regnante pensava che Gesù fosse un traditore. Tutti questi eventi sfortunatamente si sono rivoltati contro Gesù.

Lo scrittore biblico descrive il suo momento di agonia: "Giunsero intanto a un podere chiamato Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: Sedetevi qui, mentre io prego. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate. Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora" (Mc 14,32-35). Gesù disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? " (Mc 14,37). Gesù era visto come un criminale e i soldati gli davano la caccia. Gesù si identificò e disse: "Sono io Gesù, prendetemi". Fu arrestato e tutti i suoi amici l'abbandonarono. Fu poi portato davanti alla corte dove iniziò il processo. Gesù stava in piedi di fronte alla corte con le mani legate. Furono chiamati dei testimoni. L'accusa era riguardo a un tempio che avrebbe distrutto e poi ricostruito. Dopo un processo ingiusto, fu condannato a essere crocifisso. Fu trascinato senza pietà, e ad ogni passo diventava sempre più debole. Cadde tre volte sotto il peso della croce che sarebbe stata usata per la sua crocifissione.

Alla fine, arrivarono fuori della città, su una collina che era il luogo stabilito per la crocifissione. I soldati eseguirono la crocifissione e strapparono a Gesù i suoi vestiti. Lo scrittore sacro spiega: "E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!" (Mt 27,39-40). Insieme a Gesù crocifissero anche due criminali, "uno alla sua destra e uno alla sua sinistra" e uno dei malfattori appesi come lui, gli disse: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!" (Lc 23,39). Appeso sulla croce, Gesù gridò: "Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). I soldati si divisero fra di loro i vestiti di Gesù e stettero là di guardia.

Gesù aveva detto che oltre la morte c'è la vita. Gesù sapeva che la sua fine era venuta. Ma questa fine era un nuovo inizio. Lo scrittore sacro descrive così la sua morte: "Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò" (Lc 23,46). Quando la testa di Gesù cadde in avanti, la moltitudine dei pellegrini che assistevano chinarono il capo addolorati. Il suo corpo fu deposto in una tomba scavata in una grotta e gli fu rotolata davanti una pietra. Ma con stupore di tutti la grande pietra rotolò via da sola. La tomba era aperta. Videro seduto un giovane vestito di bianco. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto" (Mc 16,6). Questa è la risurrezione di Gesù come credono oggi i cristiani definendolo il vero Messia e il Figlio di Dio. Questa è la nascita del cristianesimo.

Comparando gli ultimi giorni dei due grandi leader religiosi, possiamo osservare facilmente il tragico modo della loro morte. Questa è una lezione per tutti noi sulla sofferenza umana. Tuttavia, Cristo non visse neanche la metà dell'età di Buddha per predicare il suo Vangelo, ma dopo la sua morte anche quel poco che ha insegnato è diventato una luce che guida molti milioni di persone in tutto il mondo.

Vediamo ora l'espansione del buddhismo. La predicazione di Buddha cominciò con cinque discepoli, a cui tenne il suo primo discorso chiamato Dhammacakkapavattana Sutta a Saranath, in Benares, dopo aver raggiunto l'illuminazione. Da allora in poi i suoi seguaci cominciarono a crescere e ad aumentare. C'erano discepoli laici e ordinati, maschi e femmine, che furono divisi in sravaka, sravika, upasaka e upasika. Il buddhismo si diffuse in India, sua terra di origine, affrontando molte resistenze da parte degli indù e dei giainisti. Fu solo durante il tempo del re Asoka, nel III secolo a.C., che il buddhismo ricevette il riconoscimento reale. Asoka fu il primo sovrano indiano che elaborò una politica religiosa ben definita secondo i principi base del buddhismo. Come scrive il prof. Heinz Bechert: "Asoka non propagò esplicitamente nei suoi editti il buddhismo, ma propagò una comprensione del dhamma basato sul pensiero buddhista, ma ugualmente accettabile da altre importanti comunità religiose dell'India" (Buddismo e società, Heinz Bechert, The Wheel Pubblication N. 265 BPS, Kandy, 1979).

Dopo la guerra di Kalinga combattuta da Asoka, che portò alla perdita di milioni di vite umane, abbandonò la digvijaya, il governo del mondo con la forza delle armi, e adottò la dhamma vijaya, o governo con verità e giustizia. Diffuse pacificamente la predicazione di Buddha nel suo impero e fuori di esso, in Paesi come lo Sri Lanka. Nella storia del buddhismo non troviamo mai un esempio dove il buddhismo sia stato diffuso con la forza. Tuttavia, questo non è il caso del cristianesimo, in Paesi come lo Sri Lanka. Il cristianesimo fu introdotto con la forza in Sri Lanka nel XV secolo sotto il dominio portoghese, dando luogo alla distruzione di luoghi di culto buddhisti. Il libro Conquest of Ceylon dello scrittore portoghese S.J. Queyros (1916) ne spiega i danni. Questa stessa politica fu seguita dai seguenti dominatori europei del nostro Paese, gli olandesi e gli inglesi. Così siamo stati soggetti a tre sette religiose del cristianesimo, cioè cattolici romani, la riforma olandese e quella anglicana, e molte altre sette cristiane del recente passato. Dopo 500 anni di cristianesimo in Sri Lanka, abbiamo solo il 7 per cento della popolazione cristiana. Questi fatti possono essere studiati nei dettagli in molti volumi scritti da padre Perniola sul tema La Chiesa cattolica in Sri Lanka e pubblicati da Tisara Prakashakayo.

Come hanno tollerato il cristianesimo nello Sri Lanka i buddhisti dove il buddhismo è religione di stato fin da quando è stato introdotto nell'isola nel III secolo a.C.? La politica del buddhismo verso le altre religioni e credenze può essere studiata nelle scritture, dai tempi del Buddha. Esaminiamo brevemente alcuni esempi di questa meravigliosa tolleranza da parte dei buddhisti nei confronti di altri punti di vista religiosi.

Uno dei più grandi intellettuali buddhisti del nostro tempo, il professor K.N. Jayatillake, in uno dei suoi brillanti articoli ha riassunto l'essenza della tolleranza di Buddha nei confronti di altri punti di vista. Il buddhismo ha avuto origine in un periodo in cui c'erano diverse teorie contraddittorie sulla natura e sul destino dell'uomo. Queste teorie si trovano nelle Upanishad (trattati metafisici Vedici che riguardano l'uomo in relazione all'universo), nei testi buddhisti e giainisti che appartengono a quel periodo. Il Brahmajala Sutta nel Digha Nikaya discute alcuni dei punti di vista dei muni o saggi al tempo di Buddha. Il professor Jayatilleke osserva che: "Una delle ragioni per cui il buddhismo ha adottato un atteggiamento non-dogmatico era che al suo inizio doveva affrontare una molteplicità di teorie filosofico-religiose sulla natura e sul destino dell'uomo. Di conseguenza, lo scetticismo era dominante e il Buddha non poteva assumere la verità di nessuna particolare filosofia religiosa nel rivolgersi all'élite intellettuale (Vinnu purisa) del suo tempo". La maggior parte dei rishi o saggi contemporanei e anche lo stesso Buddha sottolinearono che la conoscenza era più importante di qualsiasi altra cosa. La Chandogya Upanishad parla di sacrificio o yajna e dice che esso è la vita religiosa o brahmacarya perché solo attraverso di esso uno trova il mondo. Il più grande sacrificio o yajna consiste allora nel comprendere la vita e vivere di conseguenza. Anche il Buddha aveva un simile punto di vista e nel Kutadanta Sutta si dice che non c'è sacrificio che gli uomini possono considerare più alto e più dolce che seguire uno stile di vita buddhista.

L'atteggiamento critico che uno dovrebbe adottare verso qualsiasi cosa è illustrato molto bene dal Buddha nel Digha Nikaya quando dice: "Se qualcuno parla male di me, della mia dottrina o del mio ordine, non abbiate malevolenza verso di lui, non siate sconvolti o turbati, vi causerà solo danni. Se, dall'altra parte, qualcuno parla bene di me, della mia dottrina e del mio ordine, non siate felici, emozionati o esaltati, perché sarà solo un ostacolo alla formazione di un giudizio realistico".

Quello che si vuole mettere qui in evidenza è la giusta visione della vita, o Samma ditthi, il primo degli otto percorsi o Ariya Atthangika Magga insegnato dal Buddha nel suo primo discorso. Non è solo con la fede, Akaravati Saddha, che si deve affrontare un problema o con una fede cieca, Amulika Saddha.

D'altra parte, non ha sopravvalutato l'importanza della sua dottrina, e ha richiesto ai suoi seguaci di esaminarla e accettarla solo se la ritengono corretta. Nel Kalama Sutta si legge: "O kalama , non accettare qualsiasi mera diceria. Non accettare qualsiasi mera tradizione. Non accettare qualsiasi voce. Non accettare qualsiasi cosa solo perché è in accordo con le tue scritture. Non accettare qualsiasi mera supposizione. Non accettare qualsiasi mera illazione. Non accettare qualsiasi cosa solo in considerazione dell'aspetto. Non accettare qualsiasi cosa solo perché è d'accordo con la tue nozioni preconcette. Non accettare qualsiasi cosa solo perché sembra accettabile. Non accettare qualsiasi cosa perché pensi che l'ascesi è da noi rispettata. Come l'esperto prova l'oro bruciandolo, tagliandolo e strofinandolo, così tu devi accettare le mie parole solo dopo averle esaminate e non soltanto per rispetto nei miei confronti".

Quando l'asceta errante Subhadda chiese a Buddha sul suo letto di morte se le principali filosofie annunciate come religioni ai suoi tempi da sei importanti maestri erano vere o false, il Buddha non diede una risposta perché voleva evitare di fare delle critiche specifiche. Ma disse che ogni religione è vera quando incorpora il percorso del nobile ottuplice sentiero. Se così non fosse, quella religione non potrebbe avere un santo. Qualunque sia la religione in cui si trovi il nobile ottuplice sentiero, quella religione avrà dei santi. Se i monaci dovessero vivere rettamente, il mondo non sarebbe mai privo di santi. Il percorso del nobile ottuplice sentiero è spiegato nel seguente modo: retta visione, Samma Ditthi; retto pensiero, Samma Sankappa; retto parlare, Samma Vaca; retta azione, Samma Kammanta; retto occupazione, Samma Ajiva; retto sforzo, Samma Payama; retta consapevolezza, Samma Sati, e retta concentrazione, Samma Samadhi. Questi erano anche i commenti fatti nel primo discorso tenuto a Benares ai cinque discepoli.

Sebbene il buddhismo rifiuti l'idea di un Dio onnipotente o creatore, tale critica contro la filosofia teista non vuol dire che tutte queste idee sono totalmente condannate dal Buddha. Ha parlato di alcuni teisti fra i brahmini e ha descritto il cammino verso la compassione del dio Brahma e ha anche parlato della necessità di coltivare l'abnegazione, la compassione, la libertà e la purezza di mente. Questo atteggiamento di Buddha verso Dio è molto chiaro nel Tevijja Sutta del Digha Nikaya.

Come ha scritto il professor Jayatillake nel suo trattato "L'atteggiamento buddhista verso le altre religioni è per motivi pragmatici che la credenza in un Dio personale non è scoraggiato perché non è un ostacolo ma un incentivo per uno sviluppo morale e spirituale". Ci ricorda anche che non dobbiamo dimenticare che secondo la concezione buddhista del cosmo, il cielo aveva un posto nello schema delle cose e sebbene il Dio che lo governava era adorato come l'Onnipotente, fosse solo molto saggio, potente e moralmente perfetto, ma non onnisciente e onnipresente (The Wheel Publication, n. 216, BPS Kandy 1966). Buddha rifiutò completamente l'idea di un dio onnipotente e creatore e inoltre lui stesso non si comportò come un dio. Ai suoi seguaci furono dati consigli per liberarsi solo dalle sofferenze del mondo e Buddha mostrò il percorso verso questa liberazione.

Ora dovrebbe essere chiaro che l'atteggiamento del buddhismo verso le altre religioni era tollerante e rispettoso. Non ci furono conflitti su questo punto in tutta la storia del buddhismo. Ma sfortunatamente verso la fine del XIX secolo, a causa delle crescenti sfide del cristianesimo verso la Società buddhista dello Sri Lanka, si arrivò a dei malintesi e incomprensioni fra buddhisti e cristiani, gruppo che era composto principalmente da europei che condannarono il buddhismo come una religione senza un dio da adorare. Il dott. Kitsiri Malalgoda nella sua tesi di dottorato, "Il buddhismo nella società cingalese 1750-1900", pubblicata dall'Università della California nel 1976 ed anche "Il buddhismo a Ceylon sotto il dominio cristiano" di Tennakoon Virnalananda, pubblicato nel 1963, dà alcune ragioni di queste dispute. Nonostante questa situazione, cristiani e buddhisti hanno cercato di fare del loro meglio per capirsi l'un l'altro, condividendo i loro riti e le loro pratiche religiose per vivere insieme pacificamente. Cartoline e canti di Vesak , corsi domenicali di religione ed anche canti devozionali cristiani furono adottati dai buddhisti. Allo stesso modo, anche le Chiese cristiane adottarono molti riti e pratiche buddhiste che andavano bene alla Chiesa cristiana ed adottarono anche la terminologia buddhista. In questo modo entrambe le comunità religiose hanno condiviso i loro valori e le loro pratiche culturali e sono coesistite armoniosamente.

A questo riguardo, è opportuno qui menzionare, per quanto riguarda il XVII e XVIII secolo, i nomi di padre Joseph Vaz e padre Jacome Gonsalves che durante il regno di Kandyan hanno lavorato con il clero buddhista per promuovere il cristianesimo nel regno. Questo fu fatto con l'appoggio ottenuto dal re che governava. Padre Gonsalves venne in Sri Lanka da Goa, studiò la lingua e la letteratura cingalese al Malwatta Maha Viharaya, prima istituzione buddhista a Kandy, e iniziò il suo lavoro missionario in Sri Lanka. Andò in mezzo alla gente comune, aiutandola, azione che sorprese anche il clero buddhista del tempo. Entrambi condussero una vita esemplare spianando la strada all'unità fra buddhisti e cristiani e promuovendo le attività della Chiesa cristiana. Padre Gonsalves aprì anche la strada ad attività letterarie cristiane cingalesi in Sri Lanka.

Tuttavia, dall'indipendenza del 1948, le cose cominciarono a peggiorare. Il conflitto etnico aveva contribuito moltissimo ad indebolire le relazioni tra i due gruppi etnici principali che vivono nello Sri Lanka. Una parte del clero buddhista cominciò ad attaccare alcuni Paesi cristiani occidentali che favorivano la guerra per trarre vantaggio dalla situazione, entrare nei campi profughi e convertire i rifugiati cingalesi e tamil al cristianesimo. Sfortunatamente la gente cingalese buddhista non era capace di identificare queste organizzazioni cristiane, tuttavia almeno in una cerchia ristretta è noto che il lavoro di conversione era opera di nuove chiese non-cattoliche e di Ong venute nel Paese col pretesto di aiutare i poveri. Alcuni hanno anche favorito la disunione scrivendo libri contro i buddhisti e dichiarando che erano loro i responsabili dell'uccisione di innocenti tamil in Sri Lanka.

Un libro proibito in Sri Lanka fu Buddhism Betrayed (Buddhismo tradito), scritto dal prof. S.J. Tambiah dell'Università di Harward e pubblicato dall'Università di Chicago nel 1992. In questo libro l'autore cerca di spiegare che "i buddhisti cingalesi hanno coltivato a lungo sentimenti anti-tamil, come è attestato nelle cronache scritte dai monaci nel corso dei secoli. Propone anche una pari testimonianza nella storia cingalese di tollerante assimilazione e incorporazione di gente con tradizioni dal Sud dell'India". Un recente libro sulla stessa linea si intitola Budusamaya Saha Sri Lankave Janavargika Gattanaya (Buddhismo e conflitto etnico in Sri Lanka), una raccolta di testi sottoposti ad una Conferenza tenuta presso la Bath Spa University dell'Inghilterra nel 2002. Il primo libro fu pubblicato con l'aiuto dato dal World Institute for Development Economic Research della Finlandia e l'altro con l'aiuto di una cosiddetta Organizzazione buddhista in Norvegia. I buddhisti in Sri Lanka sono molto diffidenti delle attività dei Paesi scandinavi, e specialmente i monaci buddhisti si oppongono con forza alle pubblicazioni fatte in questi Paesi. Il Sunday Times (dello Sri Lanka) ha pubblicato il 20 dicembre 2002 una recensione da Londra del film "In nome di Buddha", prodotto nel Regno Unito da due cattolici tamil del Kerala. L'intento dell'intero film è di condannare e criticare i soldati dello Sri Lankan per le violazioni dei diritti umani. Si vuol far credere che questa guerra sia stata fatta dai soldati buddhisti in nome di Buddha. Il governo dello Sri Lanka ha chiesto al governo britannico di vietare la proiezione di questo film che trae in inganno. Fa piacere notare che anche la Chiesa cattolica dello Sri Lanka ha protestato contro questa forma di propaganda. Ma sfortunatamente a questa decisione non è stata data molta pubblicità sui giornali nazionali, e ciò è anche una grave omissione da parte della Chiesa. Le attività anti-buddhiste sono divenute un ostacolo ai colloqui di pace in corso.

Mentre stanno succedendo tutte queste cose, c'è un gruppo di sacerdoti cattolici che hanno preso l'iniziativa di promuovere delle relazioni buddhiste-cristiane e a questo riguardo mi viene in mente il nome di padre Marcellino Jayakody. Ha dato un grosso contributo. Era molto popolare fra i buddhisti cingalesi dello Sri Lanka come il padre-buddhista (Bauddha Piyathuma o Pansale Piyanama) e ha anche composto in cingalese molte canzoni di lode per cerimonie e templi (Viharas) buddhisti. Ne cito un esempio:

Neta yana yana tena veherak peniyan

Veherak neti tenaka veherak teniyan

In ena panividaya nuwanata deniyan

Dutu dutu sita tula sil geniyan

Ci sia un tempio buddhista dovunque vagano gli occhi

Ci sia un tempio là dove non c'è un tempio buddhista

Possa il messaggio dato da esso riempire il mio cuore

E lasciate che il mio cuore fiorisca con Sila (virtù) ogni qualvolta mi appare di fronte un tempio.

La relazione cristiana-buddhista, specialmente con la parte cattolica, si è sviluppata rapidamente negli ultimi anni. Troviamo a livello di villaggio il prete cristiano e il monaco buddhista che lavorano insieme per le attività sociali e religiose del villaggio. Così assistiamo a manifestazioni di protesta contro il governo per progetti riguardanti la comunità del villaggio, dove il prete cristiano e il monaco buddhista sono in prima linea per proteggere gli interessi della gente. Un altro recente sviluppo interessante è la visita di preti cattolici a monaci buddhisti e viceversa nei rispettivi luoghi di culto. Questa oggi è una scena comune. C'è anche un organismo chiamato Conferenza interreligiosa dello Sri Lanka, che riunisce i leader di tutte le sette religiose. Ci sembra che su questo punto non si torni indietro, ma ci sarà un ulteriore sviluppo. Il governo, quando ha istituito un ministero per gli affari buddhisti nel Paese, ha creato anche ministeri separati per il cristianesimo, l'induismo e l'islam. Così vengono preservati e assicurati uguali diritti a tutte le comunità e sezioni religiose. Ma nonostante questo, rimane da fare ancora molta strada.

La Conferenza episcopale dello Sri Lanka dovrebbe impegnarsi di più con la gente comune e i suoi problemi, senza limitare le sue attività soltanto alla Chiesa e alle curie. Così si potrebbe evitare la maggior parte dei malintesi e dei fraintendimenti. Quando fu nominato recentemente dalla Chiesa cattolica l'arcivescovo di Colombo, uno dei templi buddhisti più influenti nello Sri Lanka, cioè il Kelaniya Raja Maha Vihara, ha indetto un grande ricevimento per dare il benvenuto al nuovo arcivescovo (Oswald Gomis). Questo è un altro buon segno nello sviluppo delle relazioni fra cristiani e buddhisti in Sri Lanka. Questo fatto è unico perché quel tempio era stato distrutto dai cattolici portoghesi quando conquistarono lo Sri Lanka.

Personalmente, comunque, mi sembra che la Chiesa cristiana sia in letargo e inattiva nel costruire una forte relazione tra i buddhisti e i cristiani in Sri Lanka, e dipende dalla Chiesa adottare un nuovo approccio ed essere più amichevole. Non bisogna perdere questa opportunità nell'interesse della gente. L'importanza del dialogo interreligioso è sentita più importante che mai, e questo deve essere portato anche a livello di villaggio. Dal punto di vista buddhista, non ci sono ostacoli e i buddhisti sono tolleranti e flessibili, come la storia ha sempre mostrato. La storia ci ha anche mostrato che il buddhismo e il cristianesimo sono più vivi nei Paesi al di fuori dei loro luoghi di nascita.

Come ho già detto in precedenza, è importante a questo punto approfondire una relazione religiosa tra credenti, e questo può essere fatto solo con la tolleranza. Allo stesso modo in tutte le società bisogna rispettare la libertà di culto e la libertà di pensiero. Non è per niente necessario che le religioni competano fra di loro o rafforzino il numero dei loro fedeli. Bisogna evitare conversioni di tutti i tipi. La comprensione reciproca assicurerà pace e armonia. Il buddhismo, come movimento di pace nel mondo, ha mostrato la via alla libertà. Questo è quello che lo Sri Lanka potrebbe offrire al mondo senza scendere a compromessi tra buddhismo e cristianesimo o induismo e islam, dal punto di vista dottrinale di un dio onnipotente.

Per salvaguardare il buon nome e il prestigio della Conferenza episcopale dello Sri Lanka, bisogna opporsi fortemente contro alcune organizzazioni cristiane che perseguono attività illegali di conversioni forzate e di propaganda contro il buddhismo. È questo un modo per promuovere la buona volontà fra buddhisti e cristiani in Sri Lanka. Non devono starsene isolati, ma andare avanti insieme alla gente. Per questo sono importanti l'assimilazione e la socializzazione. Buddha ha esortato i suoi sravaka o discepoli: "O Bhikkhu , andate avanti per il bene di molti, per la felicità di tanti, con compassione per il mondo, per la felicità degli dei e degli uomini". Questo deve essere l'atteggiamento di tutti i religiosi.

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