11/10/2019, 08.00
RUSSIA
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La Chiesa ortodossa russa allarga i suoi spazi

di Vladimir Rozanskij

E’ in atto uno sviluppo edilizio grandioso e spettacolare. Per volere di Kirill, la Lavra della SS. Trinità di Sergio, a 70 chilometri da Mosca, diverrà una specie di “Vaticano russo”.  L’allargamento del monastero di Optina Pustyn’, per farne il “nuovo Monte Athos” della spiritualità degli starets.

Mosca (AsiaNews) – Il patriarcato di Mosca sta realizzando un piano di sviluppo edilizio grandioso e spettacolare nei grandi centri storici della spiritualità russa. Fra questi, vi è la Lavra di Sergiev-Posad, il “Vaticano russo” che occuperà tutto il centro della città di San Sergio. Anche il famoso monastero di Optina Pustyn’ sta realizzando un progetto di allargamento, sfrattando gli abitanti delle case adiacenti al monastero. Ciò avviene nonostante varie proteste contro le nuove chiese ortodosse in Russia, come quelle clamorose a Ekaterinburg nei mesi scorsi.

Il 9 ottobre scorso, visitando la Lavra della SS. Trinità di Sergio, a 70 chilometri da Mosca, il patriarca Kirill (Gundjaev) ha invitato le autorità ad affrettare i lavori per l’estensione del territorio monastico, in modo da concluderli entro il 2025. Lo stesso Kirill ha ricordato l’esempio del Vaticano, per fare dell’intera cittadina “il più grande centro spirituale di tutta la Russia”. Il monastero (foto 1) è il luogo intorno a cui alla fine del XIV secolo rinacque la santa Russia dopo il giogo tartaro, sotto la guida di S. Sergio di Radonež e dei suoi discepoli, come S. Stefano di Perm (missionario nel grande Nord) e S. Andrej Rublev, il più grande iconografo della storia, autore della celebre icona della SS. Trinità che troneggiava sopra l’ingresso del monastero, e ora si può ammirare al museo moscovita della Galleria Tret’jakov.

Il grande progetto prevede l’eliminazione di alberghi, negozi e abitazioni su una vasta area del centro attorno al monastero, per costruire edifici che ospiteranno una ventina di istituzioni religiose, culturali, civili e amministrative. Verrà aperta una grande biblioteca patriarcale con gli antichi manoscritti della tradizione ortodossa, un centro giovanile e gli uffici di rappresentanza delle altre 13 Chiese Ortodosse nazionali con cui Mosca è in comunione. Escluse perciò Costantinopoli e la nuova Chiesa ucraina. In tal modo, risulterà ancora più evidente il ruolo “universale” del patriarcato di Mosca. Non mancheranno i ritorni economici: attorno ai luoghi santi sono previsti centri commerciali, scuole, multisale cinematografiche, impianti sportivi e nuove infrastrutture di trasporto. L’intero piano sarà finanziato dal governo centrale russo.

Sensazionale è pure il piano di allargamento di Optina Pustyn’, monastero anch’esso di grande importanza nella storia russa, situato a 200 km a sud-ovest della capitale (foto 2). Il nuovo igumeno Leonid (Tolmachev, foto 3), poco più che quarantenne, nominato anche vescovo della locale diocesi di Mozhajsk, ha messo a punto un “piano di evacuazione” degli edifici adiacenti, trasferendo forzatamente gli abitanti in case di altre zone, assai meno prestigiose.

Intorno al monastero, vicino alla cittadina di Kozelsk, nel tempo si è infatti formato un villaggio abitato da persone legate agli starets del monastero, considerati le vere guide spirituali del popolo russo. I sovietici chiusero Optina nel 1918, riducendolo ad “azienda agricola”, e lo restituirono alla Chiesa nel 1987, nell’ambito della perestrojka di Gorbacev. Fu uno dei primi passi della “rinascita religiosa” della Russia dopo il comunismo. Da allora molte persone hanno acquistato casa nel villaggio monastico, in cui i prezzi sono saliti alle stelle per il particolare prestigio della zona.

Ora gli abitanti riceveranno abitazioni di minor valore, per permettere di elevare tutta la zona monastica designata ufficialmente come “oggetto di eredità culturale russa di importanza federale”. In pratica, si ricostruisce una specie di “monte Athos” russo con vari livelli di espressioni monastiche ed eremitiche. In effetti, i monaci di Optina sono gli eredi di una grande rinascita monastica partita proprio dal monte Athos nella seconda metà del ‘700, quando il santo russo-moldavo Paisij Velichkovskij ispirò la riscoperta della tradizione dei “santi padri”, che divenne appunto la scuola degli starets. Ben 15 monaci “padri spirituali” del XIX secolo furono canonizzati, e alcuni di loro stesero il famoso testo dei “Racconti di un pellegrino russo” che diffuse in tutto il mondo la spiritualità della “preghiera del cuore”. Ora i pellegrini avranno di nuovo grandi santuari a cui recarsi, per riscoprire la rinnovata grandezza del cristianesimo russo.

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