11/12/2014, 00.00
COREA - MONGOLIA
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La Mongolia ha il suo primo diacono: ordinato Giuseppe Enkh-Baatar

Il giovane ha studiato nel seminario di Daejeon, in Corea del Sud. La cerimonia è stata celebrata da mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo locale, e dal Prefetto apostolico di Ulaan Baatar. Nell'omelia, evocata la figura di sant'Andrea Kim: "Anche lui è stato il primo di molti, anche lui ordinato in terra straniera".

Daejeon (AsiaNews) - La strada per diventare un buon sacerdote "deve essere piena di gioia. Gioia per la chiamata ricevuta e soprattutto gioia per l'annuncio del Vangelo. In questo modo si diventa bravi pastori e si possono affrontare tutte le sfide". Lo ha detto questa mattina mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, durante l'omelia che ha accompagnato l'ordinazione di otto nuovi diaconi: fra loro anche Giuseppe Enkh-Baatar, primo consacrato nella storia della Mongolia moderna.

Oltre a Giuseppe, in Corea del Sud dall'agosto del 2012, il seminario di Daejeon ospita anche un altro giovane mongolo che ha ricevuto la vocazione: "Dio vi ha mandati insieme - ha detto il presule - perché poteste compiere il suo comandamento 'Ama il prossimo tuo come te stesso'. È un comandamento bello, di amore, che dobbiamo tenere sempre in mente".

La consacrazione di Giuseppe, ha aggiunto mons. You, "ricorda la storia di sant'Andrea Kim Taegon, primo santo e primo sacerdote della Corea del Sud. Anche lui è divenuto sacerdote fuori dalla sua terra, a Shanghai, e come Giuseppe anche sant'Andrea è tornato nel suo Paese per portare i semi del Vangelo. Speriamo che diano buoni frutti".

Oltre all'importanza ecclesiale, missionaria e apostolica questa ordinazione ha un grande rilievo anche dal punto di vista pratico. Secondo il diritto della Repubblica di Mongolia, infatti, soltanto i cittadini mongoli hanno il diritto di acquistare terreni da dedicare alla costruzione di luoghi di culto e soltanto loro possono guidare le organizzazioni religiose. Anche se abbastanza tolleranti con i cattolici, i funzionari mongoli hanno applicato con durezza queste regole ad altre denominazioni cristiane, che hanno dovuto limitare il proprio apostolato nel Paese.

Secondo le ultime stime, i cristiani - di tutte le confessioni - presenti in Mongolia rappresentano poco più del 2% della popolazione, a stragrande maggioranza di fede buddista mischiata con credenze sciamaniche della tradizione locale. Resta alta anche la quota degli atei, che sfiora il 40% del totale. I cattolici sono un migliaio circa, ma hanno saputo far nascere e crescere col tempo centri di accoglienza per orfani, diseredati e anziani, cliniche mediche - in un Paese in cui le infrastrutture sanitarie scarseggiano - e diverse scuole e istituti tecnici.

 

 

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