29/12/2014, 00.00
AFGHANISTAN
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La Nato "lascia" l'Afghanistan, ma i talebani sono sempre più forti

Concluse ieri le operazioni di combattimento della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). La missione ultradecennale lascia il posto alla Resolute Support, che fornirà assistenza e formazione alle truppe locali. Fonti locali di AsiaNews: "Se il vero obiettivo era intraprendere un cammino di democrazia, è stato fatto molto poco".

Kabul (AsiaNews) - "Abbiamo risollevato il popolo afghano dalle tenebre della disperazione, dando loro speranza per il futuro". Così il gen. John Campbell, comandante della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf), ha annunciato ieri la fine delle operazioni di combattimento in Afghanistan, durate 13 anni. Una posizione che, secondo fonti locali di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza, non corrisponde del tutto alla realtà: "Per alcuni, l'Afghanistan è come l'inferno. Non sarebbe giusto dire che nulla è stato fatto in tutti questi anni, ma certo è molto poco".

La cerimonia, di basso profilo, è consistita nell'ammaina bandiera della missione Nato e dell'alzabandiera della nuova Resolute Support, missione ridotta nei numeri che fornirà assistenza e formazione alle truppe locali, a partire dal 1mo gennaio 2015.

L'Isaf è iniziata poco dopo gli attacchi agli Usa l'11 settembre 2001. Nel suo momento di massima attività, la missione ha coinvolto più di 130mila militari, provenienti da 50 Paesi del mondo. A partire dal 1mo gennaio invece, la Resolute Support manterrà sul suolo afghano circa 12mila uomini e donne, provenienti da alleati Nato e 14 nazioni partner.

"La sicurezza dell'Afghanistan - ha dichiarato il segretario generale Nato Jens Stoltenberg - sarà nelle mani dei 350mila soldati e poliziotti del Paese".

Oltre 10 anni dopo l'inizio di questa missione, i talebani - la cui sconfitta era l'obiettivo primario dell'Isaf - sono ancora attivi in diverse zone del Paese, come dimostrano i diversi attentati compiuti negli ultimi 12 mesi. Dopo il 2001, il 2014 è stato l'anno più sanguinoso per l'Afghanistan, con almeno 4.600 membri delle forze nazionali di sicurezza morti in combattimenti con i talebani.

"La questione - sottolinea la fonte ad AsiaNews - è capire cosa è stato fatto in questi 13 anni di presenza occidentale, oltre che militare. Se il loro compito era quello di sconfiggere i talebani e vincere il terrorismo, possiamo dire che qualcosa è stato fatto. Ma se l'obiettivo dell'occidente era quello di avviare il Paese verso un cammino di democrazia, mi sembra sia stato fatto molto poco". 

 

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