21/04/2011, 00.00
LIBIA
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La Pasqua nella Libia vittima della guerra. Mons. Martinelli: riaprite il dialogo con il regime

Il Vicario apostolico di Tripoli racconta la sofferenza e la paura del popolo libico, colpito dai bombardamenti e dalla divisione che ha spaccato in due la popolazione. Per il prelato la presenza e la grande attività della comunità cristiana libica è un sostegno spirituale anche per i musulmani, che chiedono l’intervento del Papa per fermare la guerra. L’invito di mons. Martinelli a pregare durante la Settimana Santa per la sofferenza del popolazione libica cristiana e musulmana.
Tripoli (AsiaNews) – “‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’, le parole di Gesù sulla Croce scritte nel Vangelo di Matteo esprimono ciò che sta soffrendo la popolazione libica in questa drammatica vicenda”. È quanto afferma mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli. “La Settimana Santa – aggiunge – vissuta alla luce della fede cristiana è un periodo che invita tutti a riflettere e a pregare per chiedere al Signore di accogliere  la sofferenza della popolazione libica cristiana e non cristiana”. 

Secondo mons. Martinelli, a circa un mese dall’inizio dell’operazione Odyssey Dawn, la popolazione patisce non solo i bombardamenti, ma anche il clima di divisione che si è instaurato all’interno del popolo libico. “È un momento di grande sofferenza – spiega – c’è un silenzio assoluto nelle città. Molti villaggi sono ormai vuoti. A Tripoli bisogna fare la fila per prendere la benzina, ma sono ancora disponibili i generi di prima necessità. Molta gente scappa. Hanno paura, per la famiglia, per i bambini, per se stessi”.

Il prelato sottolinea che la situazione è molto incerta e anche la Chiesa è stata costretta a far evacuare il proprio personale dalle città più colpite. In questi giorni, sono ritornate a Tripoli le suore che operano come infermiere nell’ospedale di Yefrem.

Nel dolore provocato dalla guerra, la piccola comunità cristiana, composta soprattutto da lavoratori migranti filippini e africani sub-sahariani, è ancora molto attiva e la sua presenza è un sostegno spirituale anche per i musulmani libici. “Venerdì scorso – racconta mons. Martinelli – si sono fermate in fondo alla chiesa alcune donne musulmane, che chiedevano a noi cristiani di pregare e sollecitare l’intervento del Papa per fermare i bombardamenti e trovare una via per riconciliare questa realtà umana”.

Mons. Martinelli spera ancora nella riapertura di un dialogo fra il regime di Gheddafi, forze Nato e ribelli. “Solo la diplomazia può risolvere questa situazione – afferma – la guerra non può indurre l’uomo a piegarsi. Anzi bisogna tentare tutte le forme, soprattutto quella del dialogo con il regime”. Secondo il prelato la comunità internazionale e l’Italia sbagliano a isolare completamente Gheddafi, dialogando solo con i ribelli, perché non si fa che aumentare la divisione e l’odio. “Non considerare la possibilità di un dialogo con il governo libico – sottolinea – non è una cosa positiva, per l’amicizia e il futuro della Libia”. (S.C.)

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