20/12/2016, 14.23
VATICANO-CINA

La Santa Sede sull’Assemblea dei rappresentanti cattolici e le ordinazioni episcopali di Chengdu e Xichang

di Bernardo Cervellera

In una dichiarazione del direttore della Sala stampa vaticana, si esprime “dolore” insieme ai cattolici cinesi per la partecipazione di un vescovo illecito alle ordinazioni episcopali di Chengdu e Xichang. Non si obbliga i vescovi a non partecipare all’Assemblea, pur ribadendo che essa è “inconciliabile con la dottrina cattolica”. Il Vaticano si attende “segnali positivi” dal governo.

Città del Vaticano (AsiaNews) –  La Santa Sede “comprende e condivide” il dolore dei cattolici cinesi davanti alle ordinazioni episcopali di Chengdu e Xichang, dove ha partecipato un vescovo illecito (imposto dalla polizia). Allo stesso tempo, pur riaffermando la “nota” posizione della Santa Sede riguardo all’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi (“inconciliabile con la dottrina cattolica”, come recita la Lettera di Benedetto XVI, confermata da papa Francesco), il Vaticano “attende di giudicare in base a fatti comprovati”. È in sintesi il contenuto della dichiarazione che Il direttore della Sala Stampa vaticano ha diffuso oggi “in merito sia alle recenti ordinazioni episcopali a Chengdu e a Xichang” e “alla Nona Assemblea dei Rappresentanti Cattolici Cinesi”, che – secondo fonti di AsiaNews -  si terrà dal 26 al 30 dicembre al Tian Tai Hotel di Pechino.

Le celebrazioni di Chengdu (30 novembre) e di Xichang (2 dicembre), pur procedendo all’ordinazione di due vescovi approvati dalla Santa Sede e dal governo cinese, hanno visto la partecipazione di un vescovo illecito, mons. Lei Shiyin di Leshan (Sichuan). Alle rimostranze, critiche e ostacoli frapposti dai fedeli, la polizia ha fatto scudo per lui per introdurlo alla concelebrazione. Al riguardo, la dichiarazione afferma: “La presenza, nelle due suddette ordinazioni episcopali, di un Vescovo, la cui posizione canonica è ancora allo studio della Sede Apostolica a seguito della sua ordinazione illegittima, ha creato disagio agli interessati e turbamento nei cattolici cinesi. La Santa Sede comprende e condivide questo loro dolore”.

Più sfumato il giudizio sull’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi.  Da molte parti in Cina – sia dalle comunità ufficiali che da quelle sotterranee – si chiedeva un intervento della Santa Sede a proposito. L’Assemblea è “l’organismo sovrano” (come recita il suo statuto) che gestisce la vita della Chiesa cattolica, in cui a guidare in modo “democratico” vi sono membri del Partito e in cui i vescovi sono una minoranza. La Lettera ai cattolici cinesi di Benedetto XVI (nel 2007) la definiva “inconciliabile con la dottrina cattolica”. Per questo nell’ultima edizione del 2010 (v. foto), la Santa sede aveva domandato ai vescovi di non parteciparvi. Per tutta risposta, il governo ha costretto molti vescovi a prendervi parte con la forza. Papa Francesco ha confermato il valore della Lettera di Benedetto XVI. Ma questa volta il pronunciamento della Santa Sede è più sfumato. Da una parte essa afferma che “È nota da tempo la posizione della Santa Sede circa questi due tipi di eventi [ordinazioni e Assemblea], che implicano aspetti della dottrina e della disciplina della Chiesa”. Dall’altra, “riguardo alla Nona Assemblea – si afferma -  la Santa Sede attende di giudicare in base a fatti comprovati”.

È probabile che in questo modo la Santa Sede lasci ai vescovi la responsabilità di partecipare o no e allo stesso tempo attenda di verificare se i vescovi sono stati lasciati davvero liberi nella loro decisione. Ma anche essa attende di vedere se nell’Assemblea si discuteranno tematiche e modalità che violino la libertà religiosa e la dottrina cattolica. Per ora sembra che a tema dell’Assemblea vi sia soltanto un cambiamento nella leadership. Oltre alla libertà di partecipazione, sarà da verificare quanto i vescovi radunati a Pechino saranno liberi di partecipare o no alle liturgie, dove saranno presenti vescovi illeciti e scomunicati. In tal caso i “fatti comprovati” sarebbero innumerevoli.

La dichiarazione si conclude con una nota di speranza: La Santa Sede “è certa che tutti i cattolici in Cina attendono con trepidazione segnali positivi, che li aiutino ad avere fiducia nel dialogo tra le Autorità civili e la Santa Sede e a sperare in un futuro di unità e di armonia”.

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