16/01/2008, 00.00
CINA - AFRICA
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La Sierra Leone caccia i cinesi: distruggono le foreste

Il Paese lamenta che le ditte estere (in buona parte cinesi) hanno depredato il legname, tagliato senza criterio e portato via senza vantaggi per le popolazioni locali. Esperti: il problema è se Pechino si limita a portare via materie prime pregiate o se aiuta anche le nascenti industrie locali.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Sierra Leone ha vietato l’esportazione di legname per “l’indiscriminato saccheggio delle foreste” compiuto da ditte estere, anzitutto cinesi.

Il ministero per le Foreste denuncia che nel nord la rapida deforestazione ha causato una grave erosione del suolo, costringendo i residenti a lasciare la zona.

Joseph Sam Sesay, ministro per le Foreste, dice che queste ditte “vengono come invasori e fanno quel che gli pare”. “La maggioranza di queste ditte sono cinesi, ivoriane, della Guinea”.

Ora il divieto rimarrà fino a quando il Paese potrà avere garanzie che gli alberi abbattuti siano rimpiazzati e che le popolazioni locali ne traggano utilità. Si vuole evitare una pura depredazione delle materie prime. Sesay lamenta che “i tronchi sono stati tagliati ed esportati senza che il Paese ne abbia ricevuto benefici addizionali”.

Analisti osservano che il problema riguarda l’approccio delle ditte estere verso gli Stati africani. La Cina si autoaccredita come grande amica dell’Africa, con offerte di aiuto economico e affermazioni di sviluppo comune basato su una collaborazione paritaria (win-win, ama ripetere) e sul reciproco rispetto. Nei fatti ne è diventata un partner imprescindibile e l’annuale incontro dell’African Development Bank, che si occupa di finanziamenti e aiuti per gli Stati africani, si è svolto a maggio a Shanghai. Ma è sempre più criticata, dagli stessi Paesi africani, perché in cambio dell’aiuto economico porta via le materie prime, lasciando gli Stati ancora più poveri. Nel 2005 Pechino ha importato dall’Africa merci per 21,1 miliardi di dollari, specie materie prime pregiate, e ha fatto esportazioni per 18,6 miliardi soprattutto di proprie manifatture a basso prezzo che ostacolano lo sviluppo delle nascenti industrie locali. Nel 2007 in Sud Africa ci sono state proteste contro l’invasione del tessile cinese; nello Zambia i minatori sono scesi in piazza contro le imprese cinesi per le basse paghe e la violazione dei diritti.

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