19/07/2011, 00.00
ASIA
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La febbre record dell’oro per salvarsi dal debito

Anche oggi il metallo prezioso sale oltre la soglia di 1660 dollari l’oncia. Esso è considerato un “paradiso protettivo” della ricchezza davanti ai problemi che mostrano Europa e Stati Uniti con la crisi del debito pubblico. Entro la fine dell’anno potrebbe giungere a quota 3mila dollari. Il problema del vuoto del sistema finanziario, incapace di produrre reale ricchezza.
Roma (AsiaNews) – Anche oggi il prezzo dell’oro sta crescendo, come fa ormai da quasi 11 anni. Ieri è salito oltre la soglia di 1600 dollari l’oncia ( e di 1144,83 euro). Gli analisti affermano che questa “febbre” diventa più spasmodica per trovare qualche “paradiso” protettivo della ricchezza, davanti all’abisso del debito europeo e americano.

I governi europei, pressati dal Fondo monetario internazionale, si incontreranno ancora una volta a Bruxelles questa settimana per ripensare di nuovo al debito greco; Barack Obama si destreggia invece con il mancato accordo per innalzare il tetto del debito pubblico negli Usa, mentre le agenzie di rating minacciano di declassare gli States.

Quest’anno il prezzo dell’oro è cresciuto del 13%, il più grande balzo da 90 anni. Secondo gli analisti, è possibile che se la crisi dei debiti si accresce, il prezzo del metallo prezioso giungerà a 1650 dollari entro la fine del 2011 e sarà il doppio in alcuni anni. Tenendo conto che Cina e India sono fra quelli che più lo richiedono (e sono Paesi emergenti), il prezzo dell’oro potrebbe raggiungere i 5mila dollari l’oncia entro il 2020.

L’economista Maurizio d’Orlando afferma che “potremo assistere ad un raddoppio del prezzo dell’oro, intorno ai 3mila dollari l’oncia già quest’autunno. Tempo fa avevo calcolato che se si prendesse tutta la liquidità monetaria mondiale espressa nella principale moneta di riserva, il dollaro, e la si dividesse per la quantità di oro fisicamente disponibile, si arriverebbe a cifre assurde, nell’ordine di circa 30mila – 60 mila dollari l’oncia”. Il vero problema, secondo d’Orlando, è che “vi è tanta carta in giro, tanta finanza, e pochi prodotti di reale valore”.
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