Dhaka (AsiaNews) – Emarginati dalla comunità musulmana locale a causa della conversione al cristianesimo della figlia. È la storia di una famiglia di Dhaka, che condanna la decisione della donna definendola “sbagliata” e sottolinea di “non poter sopportare ancora a lungo” le vessazioni subite. Attivisti cattolici solidarizzano con la giovane e parlano di un nuovo caso di violazione dei diritti umani e della libertà religiosa.
Kazi Quamrunnessa Luna si è trasferita negli Stati Uniti dopo aver conseguito la laurea in Bangladesh. La ragazza si è sposata con Tazim Bhuiyan, fedele musulmano, con il quale per una decina di anni ha cercato di avere figli, senza riuscirvi. Le ripetute condanne e maledizioni lanciate dai familiari del marito perché non rimaneva incinta, hanno originato tensioni e malesseri che la donna ha cercato di alleviare iniziando un percorso di fede.
Dopo aver frequentato templi indù e diverse chiese, Luna ha incontrato il pastore James Roy – della Chiesa luterana del Missouri – con il quale ha avviato un percorso spirituale. Quest’anno la donna ha deciso di convertirsi al cristianesimo, ricevendo il battesimo nella United Bengali Lutheran Church of America. Il marito è rientrato in Bangladesh e i familiari chiedono a gran voce il divorzio se “Luna non ritorna all’islam”. Kazi Zebunnessa, sorella minore di Luna, riferisce che “da quando l’uomo ha diffuso la notizia” attorno alla famiglia si è creato un clima di emarginazione e di minacce.
“Mio fratello – racconta Kazi – non può nemmeno andare in moschea. Siamo circondati da un clima di ostracismo e se Luna rientra in Bangladesh, è probabile che emetteranno una fatwa nei suoi confronti e la sua vita sarà in pericolo”. La madre di Luna aggiunge di non poter “reggere oltre le pressioni della gente” per una decisione che è “solo di mia figlia” e denuncia un clima generale di “insicurezza”.
Annie Halder, attivista cattolica, parla di una violenza in continua crescita contro le donne e in particolare “contro quante decidono di convertirsi al cristianesimo”. Al riguardo l’attivista ricorda il caso di Christina Goni Gomez, “uccisa dagli estremisti” per apostasia.