02/01/2007, 00.00
CINA
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La moglie di un dissidente mongolo chiede al mondo di non dimenticarlo

E’ detenuto dal 1996 per avere sostenuto i diritti della popolazione etnica nella Mongolia Interna. La moglie, che può vederlo solo due volte l’anno, teme per la sua salute. E’ in continuo isolamento, senza diritto di leggere e senza poter ricevere cibo e libri da casa.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ “molto peggiorata” la salute del dissidente mongolo Hada, detenuto dal 1996. Lo ha denunciato ieri sua moglie Xinna, che prega il mondo di non dimenticarlo e di chiederne a Pechino il rilascio.

Hada è stato arrestato nel 1996 nella settentrionale Mongolia Interna e condannato a 15 anni di carcere per “separatismo e spionaggio” e per il suo sostegno all'Alleanza democratica della Mongolia meridionale, che difende i diritti dell'etnia mongola in Cina.

 

“Lui – dice la donna in un’intervista a un’agenzia estera – non è trattato bene. E’ malato e l’ultima volta l’ho visto invecchiato e indebolito. Non gli è permesso ricevere il cibo, i libri e i giornali che gli mando”, “non ha il diritto di leggere” né può ricevere telefonate, è tenuto in isolamento senza poter comunicare con altri detenuti di etnia mongola nel carcere di Chifeng, nella Mongolia Interna, centinaia di km. a oriente di Hohhot dove viveva con la moglie conducendo un negozio di libri in lingua mongola; la moglie può visitarlo solo due volte l’anno.

Amnesty International considera Hada un prigioniero di coscienza e da tempo ha espresso “preoccupazione” sulla sua salute e detto che è stato torturato.

 

Lo statuto della Mongolia  Interna riconosce alla regione notevole autonomia ma, in pratica, Pechino mantiene un rigido controllo, anche per timore di proteste etniche.

La Cina – prosegue Xinna – continua a imprigionare i membri delle minoranze etniche, coma fa da secoli. La gente ancora muore in carcere”. “Ho mandato molte lettere al presidente Hu Jintao. Non ho mai ricevuto risposta. Abbiamo bisogno del sostegno dei media e dei gruppi per la tutela dei diritti umani”, se non vogliamo che questo caso sia dimenticato. Anche la donna è stata arrestata due volte, ma non ha mai ricevuto un’accusa formale. La polizia fa “frequenti” controlli sul suo negozio. L’ultima volta lo scorso novembre la polizia ha fatto incursione e portato via diversi testi spiegando che cercava copie piratate.

 

“La situazione è migliorata negli ultimi due anni, dopo che la stampa estera ha prestato attenzione a questo caso. Ma il controllo è assiduo”, spiega agli intervistatori, indicando un’auto priva di contrassegni e con vetri oscurati parcheggiata lungo la strada.

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