05/05/2009, 00.00
VIETNAM
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La polizia vietnamita ha fatto di tutto, ma invano, per fermare un pellegrinaggio a Thai Ha

di Emily Nguyen
E’ stato vietato affittare bus ai cattolici, sequestrati documenti e patenti, creati posti di blocco, imposto ai pullman di tornare indietro. Ma i fedeli sono arrivati, compresa una banda musicale femminile, con i loro strumenti.
Hanoi (AsiaNews) - Alla fine sono riusciti ad arrivare, malgrado la polizia abbia fatto veramente di tutto per impedire ai fedeli della diocesi di Thai Binh, 110 chilometri a sudest di Hanoi, di andare alla parrocchia di Thai Ha, nella capitale, per partecipare alla celebrazione del Giubileo d’oro dei Redentoristi. Le autorità hanno intimato alle agenzie che affittano i bus di non darli ai cattolici, hanno creato decine di posti di blocco, imposto ai mezzi di tornare indietro, ritirato la patente ai conducenti, in modo che i fedeli dovessero a percorrere a piedi anche 30 chilometri. Ma la gente è arrivata lo stesso, comprese le 16 ragazze che compongono una banda (nella foto), con i loro strumenti.
 
La vicenda - che rischia di avere “vendette” giudiziarie - è nata dalla decisione dei fedeli di Thai Binh di prendere parte, il primo maggio, alla celebrazione degli 80 anni di presenza dei Redentoristi a Hanoi. La polizia della loro città ha subito cercato di scoraggiarli, adducendo motivi di sicurezza. In realtà temevano che l’obiettivo fosse quello di unirsi alla protesta di Thai Ha contro la campagna di diffamazione lanciata dai media statali contro i Redentoristi. La polizia ha anche accusato il vescovo Francis Nguyen Van Sang di essere uno degli organizzatori e gli ha chiesto di annullare il pellegrinaggio, in quanto motivato, in realtà, da motivi politici. Il vescovo ha respinto l’accusa, dicendo che il pellegrinaggio era un fatto esclusivamente religioso e che stava preparando una protesta contro l’operato della polizia. “L’annuncio del pellegrinaggio - ha affermato - era legittimo sia per la legge che per la Chiesa”. In effetti, il pellegrinaggio era stato pianificato mesi fa, quando la Santa Sede ha concesso ai Redentoristi di celebrare il loro Giubileo d’oro.
 
La polizia si è comunque impegnata per impedire le partenze. Nelle zone a maggiore presenza di cattolici, come Cam Chau, Chau Nhai e Bong Tienh, gli agenti hanno imposto alle agenzia di trasporti di non affittare i loro bus ai fedeli. “Hanno confiscato tutti i documenti legali necessari all’affitto”, spiega il parroco di Bong Tien.
 
I pellegrini sono comunque riusciti a trovare dei pullman coi quali si sono messi in cammino lungo la strada che passa per Nam Dinh. Ma la polizia vi aveva istituito decine di posti di blocco, nei quali si controllava se i passeggeri avessero rosari o altre cose che li facessero riconoscere come cattolici. Almeno 20 pullman sono stati individuati e costretti a tornare indietro. Per sicurezza, gli agenti sequestravano le patenti dei conducenti, dicendo che sarebbero state restituite solo il lunedì.
 
Altri pellegrini, però, sono partiti alle 10 di sera del venerdì e sono passati per Hung Yen, strada meno controllata, ma più lunga di 60 chilometri. Poco prima del loro arrivo, all’1.30 del sabato, sono stati bloccati dalla polizia di Hanoi, che ha imposto ai conducenti di tornare indietro, sequestrando loro le patenti e dicendo che le avrebbero riavute a 30 chilometri dalla capitale. Lì giunti, i pellegrini hanno detto di voler comunque proseguire per Thai Ha e sono scesi dai bus che, grazie a una bustarella di 30 dollari, sono ripartiti vuoti.
 
I fedeli, già stanchi, e in maggioranza donne, si sono messi in cammino, aiutandosi l’un l’altro, mentre la polizia impediva a qualunque autobus diretto a Hanoi di prenderli a bordo. Ma i cattolici dei dintorni della capitale, venuti a conoscenza dell’accaduto, sono andati loro incontro con motociclette e persino biciclette, per portarli a Thai Ha in tempo per l’inizio della cerimonia.
 
Un caso a sé, in questa vicenda, è costituito dalla banda femminile di ottoni del distretto di Thai Thuy. Come gli altri pellegrini, le 16 coraggiose musiciste stavano recandosi a Thai Ha, quando la polizia ha fermato il loro bus, ordinando di tornare indietro. Le donne si sono rifiutate e sono state scaricate a 16 chilometri dalla loro destinazione. Per niente intimidite, hanno preso i loro strumenti e si sono avviate a piedi. Le hanno aiutate i parrocchiani della zona, che sono riusciti a procurarsi tre taxi con i quali le hanno trasportate, permettendo loro di arrivare in tempo per allietare la cerimonia con la loro musica. La loro vicenda ha molto colpito i presenti, in quanto dimostrazione del’amore verso Dio e verso la Chiesa.
 
La loro incrollabile determinazione, tuttavia, non è sfuggita all’occhio delle autorità: mentre ancora stavano suonando, la polizia del distretto di Thai Thuy ha fatto avere un “ordine urgente di comparizione” alla direttrice della banda, Tran Thi Cat. Ora l’aspetta una serie di stressanti interrogatori. Si è anche sparsa la voce che, al rientro a casa della banda, le autorità si preparavano a sequestrare gli strumenti, il che toglierebbe alle musiciste il modo di guadagnarsi il pane, specialmente in questo momento di crisi.
 
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