01/09/2010, 00.00
CINA
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La produzione industriale cinese accelera ad agosto

Secondo dati ufficiosi, aumenta la crescita. Ma c’è disaccordo degli esperti sui possibili scenari futuri, tra chi confida che prosegua l’espansione economica e chi ripete che occorre riconsiderare il modello di sviluppo.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La produzione industriale accelera in Cina ad agosto, dopo che a luglio aveva registrato la crescita “più debole” dal 2009. Analisti ritengono che l’economia del Paese si va stabilizzando e che la crescita proseguirà, ma altri insistono che se non si modifica il modello di sviluppo i margini di espansione saranno sempre minori.

Secondo dati ufficiosi (rilasciati da uffici pubblici sulla base dei dati di oltre 820 compagnie cinesi), l’Indice dei prezzi per i produttori (Purchasing Manager’ Index, Pmi) è salito ad agosto a 51,7 rispetto al 51,2 di luglio. Un risultato del Pmi superiore a 50 indica un’espansione della produzione, mentre un dato inferiore significa contrazione. L’autorevole HSBC (Hongkong and Shanghai Banking Corporation) parla addirittura di  un 51,9.

Shen Jianguang, economista della Mizuho a Hong Kong, commenta all’agenzia Bloomberg che “l’attività economica della Cina sta decelerando, ma in misura graduale, in modo da avere un atterraggio morbido. Investimenti e produzione decelerano meno di quanto si temeva”.

Inoltre molti analisti sperano che nel Paese ci sia una crescita del consumo interno, che potrà coprire le minori esportazioni. Ricordano che le vendite di autoveicoli in Cina sono cresciute del 59% ad agosto rispetto all’agosto 2009, oltre 3 volte di più che a luglio.

Questa convinzione non è condivisa da tutti: altri esperti osservano che le economie di Unione europea e Stati Uniti, i due principali mercati delle merci cinesi, stanno crescendo meno delle previsioni e temono che questo possa avere ulteriori contraccolpi sulle esportazioni. Notano che la crescita è molto più lenta in settori-chiave come quello metallurgico: +6% finora quest’anno dopo che per 30 anni ha avuto una media di +10%, secondo i dati rilevati dal Rio Tinto Group, leader mondiale nel settore minerario e nel commercio di ferro e metalli.

Zhang Liqun, ricercatore del Centro ricerca e sviluppo presso il Consiglio di Stato cinese, osserva che questi dati indicano che l’economia cinese prosegue nella direzione che segue da decenni, ovvero è molto dipendente dalle esportazioni. “Occorre fare attenzione – spiega – ai contraccolpi per l’indice dei prezzi alla produzione, che può creare pressione sui costi delle ditte”.

Numerosi analisti osservano che nel 2010 nel Paese ci saranno forti aumenti salariali e che l’inflazione reale appare crescere in misura maggiore delle previsioni statali. Fattori che possono causare aumenti dei prezzi, con conseguenti effetti negativi sul consumo interno. Costoro insistono che la Cina deve cominciare a modificare il proprio modello di sviluppo, disancorandolo in modo progressivo dalle esportazioni e favorendo invece la domanda e il consumo interno.

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