31/05/2011, 00.00
ARABIA SAUDITA
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La protesta delle donne saudite: vogliono votare, ma la legge non lo permette

Decine di donne saudite si recano ogni giorno agli uffici elettorali per chiedere di essere iscritte a partecipare alle elezioni di settembre. Sono consultazioni amministrative, convocate per la seconda volta in 40 anni. Le donne non possono essere candidate, e neppure votare, perché, dicono i funzionari sarebbe troppo difficile organizzare i seggi divisi per genere.
Ryadh (AsiaNews/Agenzie) - A settembre in Arabia saudita si terranno elezioni comunali a livello nazionale; la seconda volta in 40 anni. Ma sin da ora si sa che nove milioni di donne ne verranno escluse. Le elezioni per i consigli municipali mettono in luce le contraddizioni nel regno gestito dalla monarchia wahabita, dove un sistema religioso particolarmente austero rende la democrazia molto incerta nelle sue espressioni. Il regno non permette che esistano partiti politici, o un Parlamento elettivo. E la polizia religiosa pattuglia le strade, per assicurare la tutela dei costumi, e la segregazione fra i sessi.

Già nel marzo scorso il governo ha annunciato le elezioni per metà dei seggi municipali, ma le donne non potranno essere candidate, né votare. La giustificazione addotta da funzionari locali è la difficoltà di organizzare sedi elettorali distinte in base al sesso.

Tale decisione ha però dato origine a una campagna, nata su Facebook e Twitter, da parte di molte donne saudite, e intitolata “Baladi”, “Il mio Paese”. Questa campagna fa sì che le donne si presentino agli uffici elettorali, in tutta l’Arabia saudita, chiedendo di poter esercitare il loro diritto di voto. Di solito sui muri appaiono solo slogan che incitano gli uomini a registrarsi agli uffici elettorali. “Sii una parte nel processo decisionale”, è una delle scritte.

Ma in molte parti del regno sono state le donne a rispondere all’appello. Dalle province occidentali, Gedda, Mecca e Medina, alle province orientali e persino fino alla capitale Ryadh, dozzine di donne si sono recate agli uffici elettorali, per chiedere di essere registrate. “Attraverso questa pressione stiamo cercando di modificare la decisione del governo di escludere le donne dal voto, sostenendo che la ragione che hanno dato non è convincente – ha dichiarato Nailah Attar, una delle organizzatrici della campagna -. Continueremo a provare fino a che non ci fermeranno”. Le organizzatrici intendono spingere sul problema della partecipazione fino al 28 luglio, la data di chiusura delle registrazioni.

Per molte di loro, il tentativo di partecipare al voto può cominciare a sgretolare il sistema di “tutela” a cui sono sottoposte, che prevede che le donne mostrino un permesso scritto dal loro padre, marito o fratello per poter viaggiare, lavorare, o sottoporsi ad alcune operazioni chirurgiche. Il paradosso è che mentre molte donne lottano per partecipare, un crescente numero di maschi sembra voler boicottare le elezioni, perché i consigli municipali non avrebbero alcuna autorità reale, o influenza nelle decisioni da prendere. Il loro ruolo è limitato a presentare suggerimenti all’autorità centrale.

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