11/02/2013, 00.00
VATICANO
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La rinuncia di Benedetto XVI, un annunciato fulmine a ciel sereno

di Franco Pisano
Già anni fa le aveva definite doverose se non in grado di "assolvere ai doveri del suo ufficio". Si ritirerà in un ex-convento di clausura, in Vaticano. Decisione "assolutamente personale", Padre Lombardi esclude qualsiasi "interferenza" con il successore. Che dovrebbe essere eletto entro marzo.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Alla possibilità di dimettersi, decisione "coraggiosa e segno di grande libertà spirituale" Benedetto XVI aveva già pensato da tempo; appena tre anni fa, nel libro-intervista "Luce del mondo" diceva: ''Se un papa si rende conto con chiarezza che non è più capace, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l'obbligo, di dimettersi".

Per quanto riguarda Benedetto XVI, che dopo il 28 febbraio si ritirerà in una "casetta" all'interno dei giardini vaticani, edificio che in passato è stato un monastero di suore di clausura.

Da quel momento si apriranno le procedure previste per l'elezione del papa dalla costituzione apostolica Universi dominici gregis, del 1996 e, con ogni probabilità, entro marzo ci sarà il successore di Benedetto XVI.

In certo modo, anche se non dal punto di vista giuridico, ci saranno due papi, ma padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha escluso "l'idea che ci sia qualche possibile interferenza o intervento che possa mettere a disagio il suo successore", viste "discrezione e senso della misura" di Benedetto XVI.

Della decisione "assolutamente personale" annunciata oggi dal Papa, padre Lombardi, in un affollatissimo briefing, ha sottolineato la scelta presa  "con grande coraggio, grande libertà di spirito" e l'annuncio voluto in concistoro, ai cardinali, e alla vigilia degli impegni della Quaresima.

Quanto alle motivazioni, "non risulta nessuna malattia in corso che influisca su questo tipo di decisione". Il Papa stesso "con coraggio e lucidità" fa riferimento al vigore sia del corpo, sia dell'animo che, negli ultimi mesi, in me è diminuito". Nel leggere tali frasi "il Papa era molto compreso", "concentrato", leggeva il testo con "grande dignità". "Un po' di stanchezza e affaticamento maggiore rispetto al passato - rivela padre Lombardi - forse anche noi lo avevamo notato". La scelta del Papa, aggiunge, esprime "consapevolezze dei grandi problemi del mondo di oggi e dell'opportunità che possano essere affrontati con forze nuove". Esclude "depressione e scoraggiamento".

Quali che ne siano i motivi, le dimissioni, anzi, secondo il Codice di diritto canonico la rinuncia, di Benedetto XVI al pontificato se è una notizia che è piombata sul mondo intero come un fulmine a ciel sereno, oltre ad avere precedenti storici è un evento previsto dal Codice di diritto canonico che al n.332,2 recita: "Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti".

Quanto ai precedenti, se tutti ricordano Celestino V, il dantesco papa "del gran rifiuto" che nel 1294, a quattro mesi dalla elezione, rinunciò al pontificato, sembra che in epoca di persecuzioni lasciò anche papa Clemente, condannato nel 97 all'esilio e per questo preoccupato della mancanza di guida del popolo cristiano. Caso analogo è quello di papa Ponziano, esiliato in Sardegna e dimessosi nel 235 per gli stessi motivi.

Nel turbolento periodo della lotta per le investiture si ricorda il caso di Benedetto IX, deposto nel 1045 e sostituito da Silvestro III, poi tornato in carica, che cedette a Gregorio VI. Nel 1415 si dimise Gregorio XII, deluso dal fallimento del suo tentativo di porre fine alla divisione tra Roma e Avignone.

Nei nostri tempi, la possibilità di dimettersi sembra fosse venuta anche a Pio XII: preoccupato dalla possibilità di essere preso dai nazisti, avrebbe preparato una lettera di rinuncia da usare in tale caso. Una lettera aveva preparato anche Giovanni Paolo II per il caso in cui avesse perso le sue capacità mentali. Non, come è accaduto, per problemi fisici. Del resto, nel 1994, mentre era al Policlinico Gemelli per la frattura del femore disse al medico curante: "professore non abbiamo scelta, lei deve curarmi e io guarire perché nella Chiesa non c'è posto per un papa emerito".

Il suo successore la pensa diversamente.

 

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