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AZERBAIGIAN-ARMENIA
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La distruzione dell’eredità armena nell’Artsakh

di Vladimir Rozanskij

Dalla cattedrale di Stepanakert al Tatik-Papik - il monumento sulla collina che simboleggia il legame indissolubile tra gli armeni e il Nagorno-Karabakh - continua la distruzione dei vandali dell'Azerbaigian che distruggono chiese, stele e altri oggetti di valore  storico culturale per cancellare del tutto l'identità altrui. Senza reazioni significative da parte della comunità internazionale (e del governo di Erevan stesso). 

Erevan (AsiaNews) - Il garante dell’eredità culturale dell’Artsakh, il nome armeno del Nagorno Karabakh, il vice-presidente della Onlus storico-culturale Azgain Ovik Avanesov, ha lanciato un allarme per la possibile distruzione totale del monumento “Noi – le nostre montagne”, noto come Tatik-Papik, uno dei monumenti simbolo dell’identità armena e della sua memoria storica.

Egli ricorda che da novembre 2024 si diffondono sulle reti social le fotografie e i video di episodi di vandalismo, sia sul fronte che sul retro del monumento, con scritte oltraggiose e “armeno-fobiche”. Episodi simili si riferiscono anche alla chiesa Surb Akob e alla cattedrale della Protezione della Madre di Dio a Stepanakert, la cui distruzione era stata preparata da pubblicazioni propagandiste di contenuto offensivo per gli armeni, e ora si teme che la stessa sorte possa essere destinata anche al Tatik-Papik.

Il monumento era stato creato nel 1967dallo scultore Sarkis Bagdasaryan e dall’architetto Jurij Akopyan. Scolpito in tufo rosso e alto circa 9 metri, il complesso si erge sulla cima di una collina, a simboleggiare l'indissolubile legame di sangue tra la terra e il popolo dell'Artsakh. La scultura raffigura una coppia di anziani dell'Artsakh in abiti tradizionali, in piedi spalla a spalla, in una posa fiera e indomabile. Non ha un piedistallo; sembra sorgere direttamente dalla terra, incarnando le profonde radici del popolo e il suo legame indissolubile con la propria patria.

Sulla “guerra della memoria” tra armeni e azerbaigiani si è pronunciata in questi giorni anche la portavoce del ministero degli esteri di Mosca, Maria Zakharova, ricordando che “la Russia ha sollevato la questione molte volte per la salvezza dei monumenti armeni nel Nagorno Karabakh, riteniamo che queste cose non debbano succedere in nessun luogo”. I russi sono contrariati dal fatto che non c’è stata nessuna reazione ufficiale da parte del governo di Erevan, cercando di accordarsi con quello di Baku per evitare questi episodi.

Zakharova ricorda che negli accordi trilaterali del 2020-2022 tra Russia, Armenia e Azerbaigian era stato previsto anche un percorso umanitario di riconciliazione, che prevedeva di affrontare le questioni di restituzione e scambio dei prigionieri e anche la “relazione rispettosa e conservativa” dei monumenti, edifici di architettura storica e complessi memoriali. In realtà il premier armeno Nikol Pašinyan era intervenuto il 23 aprile sulla distruzione della cattedrale di Stepanakert, affermando che “serve un approccio prudente alla questione”, e che la vicenda “diventerà oggetto di valutazione internazionale a livello governativo”.

I vandali dell’Azerbaigian continuano peraltro indisturbati a rovinare, deturpare e distruggere chiese, stele armene khačkary e altri oggetti di valore storico culturale sul territorio dell’Artsakh, allo scopo di cancellare del tutto l’eredità armena e senza reazioni significative da parte della comunità internazionale. Le posizioni del governo di Pašinyan, che sta cercando in ogni modo di concludere le trattative di pace con Baku e di mantenere l’equilibrio a livello internazionale tra America, Russia e gli altri Stati della regione, non favoriscono la difesa dei monumenti armeni nel Nagorno Karabakh, e questo argomento viene usato dalle opposizioni politiche e dalla Chiesa Apostolica armena per agitare l’opinione pubblica contro la maggioranza al potere.

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