20/08/2018, 11.23
CINA-VATICANO
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La sinicizzazione e la musica sacra cattolica

di Aurelio Porfiri

Il piano quinquennale per la sinicizzazione di dipinti e musica sacra rischia di far emergere produzioni culturali non cattoliche. Troppo antagonismo fra “cinese” e “occidentale”. Per il card. José da Costa Nunes, già vescovo di Macao, l'arte barocca, romanica, gotica è universale, non occidentale. Nessun papa citato nel documento. Un commento del compositore Aurelio Porfiri.

Macao (AsiaNews) - Ho letto con interesse l'articolo del padre Bernardo Cervellera su AsiaNews del 17 agosto dal titolo "Una nuova prigione per la Chiesa in Cina: la sinicizzazione". Quest'ultima parola, oramai è divenuto un passe-partout. Il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira chiamava parole come questa, "parole talismano": possono significare qualsiasi cosa e vengono usate in modo vago a scopo di propaganda. Non sempre si ha chiaro in cosa questa sinicizzazione deve poi consistere, se è antagonistica in modo escludente con le altre culture e via dicendo.

Nell'articolo citato sopra, il padre Cervellera presenta il documento che guiderà il piano quinquennale per la sinicizzazione della Chiesa Cattolica (e documenti analoghi saranno sicuramente disponibili per le altre religioni riconosciute). Questo piano quinquennale deve essere presentato entro la fine di agosto all'Associazione Patriottica e al Consiglio dei Vescovi.

Si tratta di un documento interessante, su cui non mi posso soffermare in dettaglio, ma di cui voglio commentare brevemente quello che si dice sulla musica sacra e la liturgia, essendo questo un tema che mi tocca molto da vicino.

Dico subito che non fa problema a nessuno il fatto che in diversi Paesi si possano avere inflessioni locali della musica sacra o usi liturgici particolari. La musica sacra di un compositore italiano avrà differenze da quella di uno americano o spagnolo, e via dicendo. Ma tutte queste differenze sono però accettabili sotto un ombrello generale, che è quello dell'accettazione di alcune caratteristiche generali che la musica sacra e la liturgia devono possedere in ogni Paese. Questa è l'universalità di cui parlava San Pio X nel suo Motu Proprio del 1903, cioè che in qualunque Paese la musica viene composta deve però avere un carattere cattolico, cioè universale.

Proseguendo con le parole talismano, il "Concilio Vaticano II" è citato otto volte e sempre a giustificazione della inculturazione/sinicizzazione della liturgia. Ma in realtà il Concilio, proprio nella Sacrosanctum Concilium, dice chiaramente che la regolazione della liturgia spetta alla Chiesa, non ad organi governativi. Nessun Papa è citato nel piano quinquennale.

Si chiede di produrre dipinti e musica sacra con elementi estetici cinesi. Certo, a volte questo è stato fatto sempre tenendo conto che la tecnica e il vocabolario di queste arti è stato sviluppato già da molti secoli: si può certo creare nuove cose ma senza dismettere quegli elementi cattolici (che invece nel documento vengono definiti "occidentali") che hanno forgiato queste discipline attraverso i secoli. Purtroppo nel documento si avverte questo "cinese contro occidentale", come quando viene detto che "non tutto deve essere occidentalizzato". Ma certo: ma qui non si sta parlando di importare una certa arte o musica perché occidentale (anche se storicamente ha conosciuto il suo sviluppo in occidente), ma perché cattolica. Sarebbe come dicessi che dobbiamo evitare l'orientalizzazione del buddismo. Ma il buddismo si è sviluppato in quella parte del mondo, e moltissimi elementi del suo vocabolario risentono della cultura in cui si è sviluppato. Come li si può estirpare senza impoverire il buddismo stesso?

Si dice che le chiese possono avere uno stile "cinese-occidentale, cinese tradizionale o etnico". Ma i cinesi, e con grande gioia, hanno pregato per secoli in bellissime chiese di stile occidentale. Perché questo oggi non dovrebbe essere più permesso (accanto ad altre possibilità) se esse non sono comunque sinicizzate? Vero è che il Cardinale Celso Costantini chiamava per uno stile artistico consono al genio di ogni nazione, ma questo non era mai contro la grande tradizione cattolica. Il cardinale José da Costa Nunes, che fu vescovo di Macao per molti anni, era un seguace del cardinale Costantini per le teorie estetiche ma avvertiva, in alcuni suoi scritti sull'argomento, che l'arte barocca, romanica, gotica e via dicendo è universale, non occidentale, quindi può essere usata ad ogni latitudine.

In un passaggio del piano quinquennale si dice: "In riferimento al Seminario nazionale della Chiesa cattolica in Cina, sarà istituito il "Centro cattolico cinese di formazione musicale e artistica"; l’Assocazione patriottica e il Consiglio dei vescovi svolgeranno il lavoro principale per la compilazione di una raccolta di inni con caratteristiche cattoliche cinesi". In questo e in molti altri passaggi, si dà l'impressione che l'enfasi ricada sulla "sinicizzazione", non sulla "cattolicità". L'urgenza non è di fare la Chiesa più cattolica, e nemmeno più cinese, ma più sinicizzata (che non è la stessa cosa).

La musica sacra è stata portata dai missionari, insegnata dai missionari, propagata dai missionari. Gli stessi avevano già tentato di inserire "caratteristiche cinesi" in alcune loro composizioni, ma questo per avvicinare il popolo a questa musica e non per allontanare la musica stessa dalla sua radice profonda e ineludibile nella tradizione liturgica, musicale e artistica della Chiesa cattolica.

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