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  • » 06/07/2016, 08.55

    IRAQ

    La strage di Baghdad, il "peggior attentato dall’invasione americana del 2003"



    Il bilancio delle vittime dell’attacco del 3 luglio a Karrada è salito a 250. Molti dei feriti sono stati dimessi. I casi più gravi trasferiti in strutture all’estero. Cittadini organizzano fiaccolate e preghiere per la pace. Per l’Eid al-Fitr il patriarca caldeo chiede ai “fratelli musulmani” di condannare una visione “deviata e distorta” della fede. 

    Baghdad (AsiaNews) - Il bilancio dell’attentato suicida dello scorso 3 luglio a Baghdad, capitale dell’Iraq, è salito a 250 vittime. È quanto ha affermato il governo irakeno, sottolineando che si tratta del “peggior attacco” dall’invasione statunitense del 2003. Un camion imbottito di esplosivo è esploso nel distretto di Karrada, in centro città; al momento dello scoppio molte famiglie erano presenti sul luogo della strage, impegnate a fare acquisti per la festa di fine Ramadan. 

    Le milizie dello Stato islamico (SI) hanno rivendicato l’attentato che, secondo le prime stime, aveva causato 165 morti e almeno 220 feriti. Tuttavia, il bilancio si è aggravato col trascorrere dei giorni. Ancora oggi il Paese è in stato di lutto nazionale per onorare la memoria delle vittime. 

    La devastazione dell’area è stata pressoché totale. Un gruppo di residenti, ancora frastornati per l’attacco, ha organizzato una fiaccolata e pregato per la pace. 

    Intanto il ministero irakeno della Sanità riferisce che molti dei feriti sono stati dimessi dagli ospedali; i casi più gravi, invece, sono stati trasferiti all’estero (senza specificare i Paesi), in strutture dove potranno ricevere cure adeguate. 

    L’attentato al distretto di Karrada, a maggioranza sciita, è avvenuto poco dopo la mezzanotte e a una settimana di distanza dalla riconquista di Fallujah da parte dell’esercito governativo, che l’ha strappata al controllo dello Stato islamico. 

    Da giorni il governo irakeno è oggetto di pesanti critiche per l’attentato; anche il Primo Ministro Haider al-Abadi ha subito una durissima contestazione quando ha visitato l’area nelle ore successive alla strage. 

    Ieri il ministro degli Interni Mohammed Ghabban ha rassegnato le dimissioni, respinte dai colleghi dell’esecutivo e dal premier. Egli ha rivelato che i punti di controllo attorno alla capitale Baghdad erano “assolutamente inutili”. Per questo l’esecutivo ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza e ha annunciato una serie di esecuzioni a breve di persone condannate a morte per terrorismo. 

    Sempre ieri il patriarca caldeo ha inviato un messaggio alla comunità musulmana, in festa per la fine del Ramadan. In occasione della festa di Eid al-Fitr “ci rivolgiamo ai nostri fratelli musulmani”, spiega sua beatitudine, chiedendo loro di “alzare la voce” per “condannare i crimini commessi in nome della religione”. Una fede nella sua visione “deviata e distorta”, come è avvenuto in occasione del “massacro di Karrada, a Baghdad, all’alba di domenica 3 luglio”.

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