02/03/2016, 15.17
IRAN
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La vittoria (non assoluta) per i moderati di Rouhani e i problemi a venire

di Darius Karimian

Il blocco moderati-riformatori prende almeno il triplo dei seggi rispetto alle precedenti elezioni. Buon numero anche nell’Assemblea degli esperti. Nel nuovo parlamento vi sono 14 donne, in maggioranza riformiste.  Estromessi gli esponenti più conservatori e radicali. La gente ha approvato la linea di Rouhani e l’accordo sul nucleare per normalizzare la politica estera e facilitare l’economia. Rimane qualche dubbio su Khamenei e sui pasdaran.

Teheran (AsiaNews) - Le elezioni parlamentari e per l’Assemblea degli esperti tenutesi il 26 febbraio scorso hanno mostrato una vittoria per il blocco dei riformatori-moderati di Hassan Rouhani, anche se né moderati, né conservatori hanno raggiunto una maggioranza assoluta.

Alla Majlis (parlamento), su 290 seggi, 103 sono occupati dai conservatori; 95 dai riformatori-moderati e 14 da indipendenti. Al blocco pro-Rouhani vanno aggiunti quattro conservatori moderati (sostenuti dai riformatori) e cinque rappresentanti delle minoranze religiose. Va anche detto che vi sono ancora 69 seggi in ballottaggio, che verranno decisi con un secondo turno di elezioni in aprile.

Rimane il fatto che nel parlamento uscente – frutto delle elezioni del 2012, boicottate dai moderati – i riformatori avevano solo 30 seggi; ora ne hanno quasi tre volte di più.

Il risultato più sorprendente è stato a Teheran dove tutti i seggi sono stati vinti da membri del partito “pro-Rouhani”; di questi, 8 sono donne. Nel nuovo parlamento vi sono 14 donne, in maggioranza riformatrici. Nel precedente ve n’erano solo 9, tutte conservatrici.

I conservatori, che contavano su 200 seggi nella scorsa legislatura, ora non hanno più la maggioranza. Inoltre, le personalità più radicali, opposte agli accordi sul nucleare e nemici della normalizzazione dei rapporti con l’estero, sono stati esclusi dal parlamento.

Un’altra vittoria simbolica è nei risultati dell’Assemblea degli esperti, l’organismo che elegge la guida suprema. A Teheran, su 16 seggi, 15 sono andati ai “pro-Rouhani” e l’ex presidente Hashemi Rafsanjani ha ottenuto il massimo dei voti in tutta la storia della Repubblica islamica.

Due figure fra le più conservatrici dell’Assemblea, il presidente l'ayatollah Mohammad Yazdi e l'ayatollah Mohammad Taghi Mesbah Yazdi sono stati battuti ed estromessi. L’Assemblea rimane però in mano a una maggioranza conservatrice.

Pur tenendo conto che nel resto del Paese vi è una prevalenza di conservatori, un businessman della capitale ha dichiarato: “Ormai i duri contrari all’accordo sul nucleare sono fuori dai giochi e Rouhani ha ricevuto un grande sostegno nella sua politica di normalizzazione della politica estera iraniana. Parlando in generale, il gruppo pro-Rouhani avrà un leggero margine di vantaggio nella Majlis e nel Paese”.

Secondo gli analisti, è evidente che la gente abbia voluto sostenere Rouhani che è riuscito a far cadere gli embargo e tenta di rimettere in sella l’economia del Paese. Molti voti a suo favore sono venuti dai giovani, i più colpiti dalla crisi economica. In Iran vi è una disoccupazione del 10% della popolazione attiva, del 25% fra i giovani.

Rimane il problema di come si muoveranno la guida suprema e i pasdaran, le due forze importanti del Paese. La guida Alì Khamenei ha certo sostenuto Rouhani negli accordi sul nucleare, ma non cessa di lanciare slogan contro la comunità internazionale e gli Usa in particolare. Egli potrebbe perciò intralciare il programma di riforme sociali ed economiche del presidente, giudicandole troppo liberal.

I pasdaran, i guardiani della rivoluzione, eredità di Khomeini, sono un esercito nell’esercito e hanno ormai in mano quasi l’80% dell’economia nazionale, oltre al grande traffico del contrabbando, fiorente durante l’embargo. Non è ancora chiaro come essi si porranno davanti a possibili liberalizzazioni del governo di Rouhani.

Ma è anche vero che entrambi gli antichi poteri temono la critica e le manifestazioni popolari. “La gente che si è recata a votare in larga maggioranza (il 60% degli aventi diritto) – commenta un altro businessman - vuole non essere considerata più i paria della politica internazionale”. In più, verso i “grassi ayatollah che vivono a spese dello Stato” e verso le moralizzazioni dei pasdaran, i giovani nutrono ormai un disprezzo esplicito. 

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