29/07/2006, 00.00
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Lahore, mons. Saldanha critica l'insegnamento islamico obbligatorio nelle scuole

Il prelato richiama al pluralismo e indica altri problemi urgenti: la professionalità dei docenti, l'alto costo scolastico, la carenza di finanziamenti pubblici e la diffusa mancanza di istruzione.

Lahore (AsiaNews) – La Commissione episcopale pakistana Giustizia e Pace esprime "preoccupazione" per la riforma dell'insegnamento scolastico in Pakistan, che prevede come obbligatori lo studio dell'Islam e la preghiera coranica durante le lezioni.

"Le organizzazioni della Chiesa – scrive l'arcivescovo Lawrence Saldanha in una lettera aperta al presidente pakistano Musharraf – non sono state consultate durante lo studio della nuova politica educativa, nonostante il loro riconosciuto contributo nel Paese nello stesso campo".

Nel ricordare che precedenti tentativi di riforma non hanno avuto buon esito e sono costati miliardi di rupie, mons. Saldanha sottolinea alcuni aspetti fondamentali. In primo luogo l'estremismo religioso islamico, descritto dal presidente pakistano come "la maggior minaccia" per il Paese: lo studio obbligatorio della religione islamica negli ultimi 30 anni ha ostacolato la creazione di una società tollerante.

Per esempio, la presenza di un diverso sillabo per sciti e sunniti rende più evidenti le divisioni confessionali. Inoltre, rendere obbligatorio questo studio anche per chi non è musulmano contrasta con l'art. 25 della Costituzione, che garantisce l'uguaglianza dei cittadini in ogni occasione.

Per questo il prelato suggerisce uno studio dei valori universali, con l'insegnamento religioso come materia facoltativa. Occorre, inoltre, che l'insegnamento sia rispettoso anche delle altre fedi e che ognuno possa studiare la propria religione, come anche prescritto dalla Convenzione Onu sui Diritti dei bambini, ratificata dal Pakistan.

In secondo luogo gli insegnanti debbono essere professionisti capaci e retribuiti in modo adeguato, per impedire che possano essere influenzati con la corruzione.

Occorre, comunque, correggere altri problemi strutturali, a cominciare dall'insufficiente finanziamento pubblico. Per l'istruzione il Pakistan spende meno di Stati vicini come Bangladesh, Nepal e Sri Lanka e gli alti costi impediscono gli studi a molti pakistani. Inoltre, ciò favorisce le scuola private, spesso di accesa matrice confessionale, i cui costi sono coperti da donatori esteri.

"Anche se lo Stato favorisce l'educazione di massa – conclude mons. Saldanha – oltre il 50% dei cittadini non ha istruzione. Infine, i bambini pakistani a scuola debbono imparare anzitutto la madre lingua, rimandando agli anni successivi lo studio delle lingue estere". (PB)

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