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» 15/06/2012
CINA
Le autorità cinesi si scusano per l'aborto forzato. "Siete come i nazisti"
di Wang Zhicheng
Ancora critiche infuocate contro l'aborto forzato al settimo mese di gravidanza. Il governo di Ankang sospende gli impiegati del family planning e si scusa con la donna. E dà il permesso per avere un nuovo figlio. Ma il marito, che li vuole portare in processo, afferma: "Il governo non dovrebbe avere il potere di dire quando e come avere figli".

Pechino (AsiaNews) - Le autorità provinciali di Ankang (Shaanxi) si sono scusate con una donna di Zhengjia, alla quale hanno procurato un aborto al settimo mese di gravidanza e hanno sospeso gli impiegati colpevoli del gesto. Ma su internet infuoca la critica contro la legge del figlio unico e bolla i responsabili del family planning come "nazisti".

Da giorni gli internauti condannano l'azione dell'agenzia per il controllo della popolazione che ha obbligato Feng Jianmei, una donna di 22 anni, ad abortire al settimo mese. Feng ha già una figlia di cinque anni e un secondo figlio le è proibito dalla legge. Gli impiegati del family planning l'hanno minacciata a pagare una multa di 40mila yuan (circa 4mila euro, quattro anni di salari) o di subire l'aborto. Ma anche l'aborto dopo il sesto mese è proibito. Critiche e denunce sono piovute da tutta la Cina quando su internet sono apparse le foto della donna, stravolta dall'aborto, con a fianco sul letto il cadavere del piccino abortito e sanguinante.

Un commento riportato da Afp dice: "Questo è quanto i diavoli giapponesi facevano e i nazisti. Eppure succede anche qui e senz'altro non è il solo caso. Essi [gli impiegati del family planning] dovrebbero essere condannati a morte".

Le autorità di Ankang non si sono scusate e hanno confermato le violenze su Feng Jianmei. Essi hanno pure sospeso i tre impiegati che hanno ordinato l'aborto forzato. Si tratta di Jiang Nenghai, capo dell'ufficio per il figlio unico; Chen Pingyin, sindaco di Zengjia, la città di Feng; Ren Longchun, impiegato. In più, essi sono andati a visitare all'ospedale la donna ancora sotto shock e le hanno permesso di avere un altro figlio.

Il marito della donna, Deng Jiyuan commenta però con amarezza: "Il governo non dovrebbe avere il potere di dirci quando e come dobbiamo avere un figlio". Egli non è soddisfatto delle sole scuse e pensa di chiamare a processo le autorità.

La prontezza delle scuse da parte delle autorità stupisce molto gli osservatori. La legge sul figlio unico, voluta da Deng Xiaoping alla fine degli anni '70 è sempre elogiata per aver ridotto di 400 milioni di persone la popolazione cinese e dato il via allo sviluppo economico del Paese. Ma essa cozza contro la cultura tradizionale della Cina, sempre favorevole alla vita e alle famiglie numerose. In più, per decenni, la legge è stata imposta con violenza, attraverso aborti, sterilizzazioni forzate, pestaggi, multe e sequestri (v. 24/09/2011 Legge del figlio unico: nuovi casi di aborti, sterilizzazioni forzate e prigionia).

Su almeno 13 milioni di aborti praticati in Cina, molti sono quelli forzati per mantenere sotto controllo l'incremento demografico.

Se tutte le vittime di aborti forzati decidono di andare in corte contro il governo, i tribunali rischierebbero di essere annegati dai processi.

Questa è la prima volta che le autorità del family planning si scusano per la loro opera violenta. In passato Chen Guangcheng, l'attivista cieco, ora negli Usa per studi, ha subito condanne in prigione e arresti domiciliari proprio per aver denunciato migliaia di aborti e sterilizzazioni forzate nello Shandong.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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