17/02/2014, 00.00
SIRIA - ONU - IRAN
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Le "colpe" del fallimento di Ginevra II, pensando all'Iran

di Paul Dakiki
Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania accusano Assad di "ostruzionismo". Si teme una ripresa delle operazioni militari. Sostituito il capo del Free Syrian Army. La Siria è divenuta la "prima destinazione" del jihadismo internazionale. La sicurezza britannica preoccupata del ritorno dei combattenti. L'Iran potrebbe essere un buon partner per la pace in Medio oriente.

Beirut (AsiaNews) - A pochi giorni dalla conclusione senza risultati dei dialoghi di pace sulla Siria (Ginevra II), la diplomazia internazionale cerca i colpevoli del fallimento. In modo quasi unanime, l'occidente addita Assad e il governo siriano per aver bloccato le discussioni. Ma a ben guardare vi è una colpa diffusa, anche da parte occidentale, che ha escluso dai dialoghi un partner importante come l'Iran.

Dopo tre settimane di colloqui, lo scorso 15 febbraio, l'inviato Onu Lakhdar Brahimi (v. foto) ha chiuso la seconda sessione degli incontri senza fissare alcuna data per la ripresa.  Egli si è scusato con la popolazione siriana "che aveva enormi speranze". La prima settimana di colloqui aveva portato a un piccolo, ma importante risultato: rappresentanti del governo e dell'opposizione si erano alla fine incontrati nella stessa stanza e avevano parlato insieme. Ma nella seconda settimana, ognuno si è bloccato su ciò che vedeva come più urgente nell'ordine del giorno. Per gli inviati di Damasco l'urgenza primaria è la lotta al terrorismo, un termine che per essi include ogni opposizione al regime di Assad; per i rappresentanti dell'opposizione, il passo più importante era definire un governo transitorio per il Paese da cui doveva essere escluso Bashar Assad, da essi considerato "il primo terrorista" della Siria.

La mediazione di Brahimi - di accettare entrambi i punti - non ha avuto successo perché Damasco ha sfoderato l'accusa che in tal modo si voleva pianificare "un cambiamento di regime" in Siria. L'opposizione si è bloccata anch'essa, accusando Damasco di non voler cambiare nulla.

Fra ieri e oggi Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia hanno accusato la Siria di "non essere interessata ai negoziati", di fare "ostruzionismo", di volere solo "consolidare il proprio potere".

Diversi analisti fanno notare che l'intransigenza della Siria è anche dovuta alle vittorie militari che essa ha riportato sul terreno, proprio durante i colloqui: i ribelli sono stati cacciati da Homs con un'operazione umanitaria; da Yarmouk, alla periferia di Damasco, con le armi; da alcune zone alla periferia di Aleppo con bombardamenti incessanti.

Da parte sua l'opposizione pare indebolirsi sempre più. E' di oggi la notizia che il capo del Free Syrian Army (FSA), la formazione "laica" dell'opposizione al regime, è stato cambiato "per difficoltà nella rivoluzione siriana".  In pratica, il capo militare Selim Idriss è stato sostituito dal gen. Abdel al-Ilah al-Bashir a motivo dei suoi fallimenti in questi mesi.

La posizione del FSA è indebolita ancora di più dagli scontri contro i ribelli islamisti che lo scorso anno si sono uniti in un Fronte islamico per combattere il jihad e preparare uno Stato islamico per la Siria. Essi rifiutano le posizioni del FSA e non hanno partecipato ai dialoghi di Ginevra.

Quasi per ironia, è emerso oggi che tutti i componenti la delegazione dell'opposizione a Ginevra sono stati schedati come "terroristi". Una nota del ministero della giustizia siriano cita i nomi e spiega che per questa ragione i loro beni in Siria sono stati confiscati e i loro conti bancari bloccati.  Bashar al Jafaari, delegato del governo siriano, ha spiegato che la lista - che comprende 1500 nomi - era stata composta mesi prima che i colloqui iniziassero.

Per il prossimo futuro gli analisti prevedono un rafforzamento delle operazioni militari e quindi un aumento delle sofferenze della popolazione. In tre anni di guerra civile vi sono stati almeno 140mila morti.

Nei prossimi giorni Lakhdar Brahimi presenterà un resoconto al segretario generale dell'Onu e spera di poter incontrare i due principali sponsor di Ginevra II: il segretario di Stato Usa John Kerry e  il ministro russo degli esteri Serghei Lavrov.

Intanto, la comunità internazionale è sempre più preoccupata che la Siria sia divenuta "la destinazione numero uno della lotta jihadista nel mondo", con combattenti provenienti da decine di Paesi, anche occidentali. Il segretario britannico all'immigrazione e alla sicurezza, James Brokenshire, ha riconosciuto ieri che i combattenti britannici di ritorno dalla Siria rappresentano "un grosso problema di sicurezza" perché legati al terrorismo.

Proprio la lotta contro il terrorismo che cresce in Siria potrebbe spingere la comunità internazionale a cambiare il suo atteggiamento verso l'Iran di Hassan Rouhani che da tempo ha dichiarato la propria disponibilità a combattere i terroristi (sunniti), a frenare il flusso di armi che va ad alimentare la guerra siriana, a convincere tutti alla ricerca di una soluzione politica.

Ai dialoghi di Ginevra II gli Stati Uniti - col benestare dell'Arabia saudita - hanno posto il veto sulla partecipazione di Teheran.

I dialoghi sul nucleare iraniano, che stanno per iniziare questa settimana a Vienna, potrebbero sbloccare sanzioni contro Teheran e conquistarla come partner per la pace in Medio oriente.

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