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    » 20/06/2012, 00.00

    QATAR - EMIRATI ARABI UNITI

    Le donne islamiche lanciano una campagna per eliminare gli "scandalosi" abiti dei turisti stranieri



    I vestiti indossati dai turisti lasciano scoperti collo, gambe e schiena e offendono le donne locali obbligate a indossare il velo integrale. Il codice di abbigliamento serve a diffondere fra gli stranieri il rispetto delle tradizioni locali basate sulla sharia.

    Doha (AsiaNews/ Agenzie) - Preoccupate per i troppi volti, gomiti e ginocchia scoperti, le donne del Qatar e degli Emirati arabi uniti lanciano una campagna contro i vestiti occidentali. L'iniziativa è stata proposta dall'associazione "One of us" e ha lo scopo di "insegnare" ai turisti il rispetto delle tradizioni locali islamiche nel campo dell'abbigliamento.

    Najla al-Mahmoud, qatariota, spiega che durante l'estate è scandaloso vedere le donne straniere esporre spalle e ginocchia nude, che non rispettano la cultura locale basata sulla sharia. "Siamo offese da questo comportamento - afferma -  molti turisti che vengono nel nostro Paese non conoscono le nostre usanze e siamo convinte che accoglieranno la nostra iniziativa. Noi vogliamo solo educarli".

    Negli Emirati la campagna è stata lanciata da due donne Hanan al-Rayes e Asma al-Muhairi, che sul loro account twitter hanno espresso il loro disgusto nei confronti degli stranieri, che viaggiano per il Paese con abiti inadeguati. "Che vi piaccia o no - recita un loro slogan pubblicato sul social network - questo Paese ha la sua cultura che deve essere tutelata e rispettata dal suo stesso popolo".

    Le donne residenti in Qatar e negli Emirati arabi sono obbligate per legge a indossare l'"abaya", manto scuro che copre quasi interamente il corpo. Per gli uomini esiste invece la "kandura", tunica bianca che lascia scoperti solo polsi e caviglie.  

    Hamad  al-Rahoumi, membro del Consiglio federale degli Emirati arabi, spiega che molti turisti anche se conoscono le tradizioni locali scelgono di non rispettarle. Secondo il politico, la campagna non è sufficiente a imporre le regole di vestiario. Egli propone di estendere anche gli stranieri il codice di abbigliamento valido per i residenti. "La sua applicazione - spiega - serve da deterrente. Ci limiteremo a farlo rispettare, ma senza imporre sanzioni o multe".

    Su internet centinaia di persone hanno applaudito la campagna in difesa di un abbigliamento consono alla sharia. Ma non sono mancate diverse critiche. Per alcuni il governo non dovrebbe perdere tempo nell'insegnare agli occidentali a vestirsi. Le autorità dovrebbero impegnarsi a far rispettare le leggi che salvano vite umane come il divieto sul fumo nei locali pubblici, spesso ignorato, e l'obbligo delle cinture di sicurezza a bordo delle auto.    

     

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