03/06/2015, 00.00
LIBANO - ISLAM
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Leader musulmani libanesi contro gli attacchi ai cristiani e le violenze in nome dell’islam

di Fady Noun
A Beirut prima riunione delle massime autorità musulmane locali dall’elezione del nuovo Muftì. In un comunicato congiunto essi denunciato le minacce all’unità, alla sicurezza e alla stabilità del mondo arabo. Accuse a un piano (israeliano) che mira a dividere i musulmani. Difendere i cristiani e le altre minoranze in Medio oriente.

Beirut (AsiaNews) - Condanna delle pratiche discriminatorie e violente dell’islam takfirista, netta opposizione a ogni tipo di costrizione in materia di culto, rispetto dei diritti privati e pubblici di ciascuno, affermazione del pluralismo sia nelle relazioni islamo-cristiane, sia nei rapporti interni all’islam stesso. Sono questi alcuni dei punti tracciati nel comunicato conclusivo del summit islamico straordinario (nella foto) che si è svolto ieri a Beirut nella Dar al-Fatwa, la sede ufficiale del Gran Muftì del Libano, massima carica musulmana sunnita del Paese.

Giunto in concomitanza con la visita del card Dominique Mamberti in Libano il summit, il primo dall’elezione del nuovo Muftì della Repubblica, ha riunito le quattro personalità più importanti del mondo musulmano locale: Abdel Latif Deriane di Dar al-Fatwa, il vice-presidente del Consiglio superiore islamico (sciita) Abdel Amir Kabalan, il leader druso Akl Naïm Hassan e il capo della comunità alawita del Libano Assad Assi. A coordinare i lavori vi era Mohammad Sammak, co-presidente del Comitato nazionale per il dialogo islamo-cristiano.

Rivestito di un carattere di urgenza a causa dei molti problemi posti dall’attualità, i lavori del summit si sono concentrati sulla “situazione allarmante in Libano e nel mondo arabo, e alle sue conseguenze nelle relazioni fra musulmani e sui rapporti islamo-cristiani”.

Nel comunicato finale, i leader religiosi hanno espresso la loro “estrema preoccupazione per gli sconvolgimenti che coinvolgono molti Paesi arabi, i quali rivestono un carattere di tipo confessionale, settario e razzista”. Simili sviluppi, prosegue il documento, costituiscono “un pericolo per l’unità di questi Stati, ivi compreso il Libano, e di conseguenza anche per la loro sicurezza e la loro stabilità”.

Un progetto israeliano

“Questi problemi - aggiunge il testo - sono il risultato di un piano del nemico israeliano, che mira a dividere le fila dei musulmani e a sventrare il tessuto nazionale che tiene unite le varie anime delle società arabe”. Le ultime vicende “sembrano indicare che i musulmani in generale e gli arabi in particolare, abbiano rinunciato a considerare prioritaria la causa palestinese, e che questa […] rientri nell’ambito dei progetti di divisione su base confessionale e settaria”.

Otto suggerimenti

A fronte dei problemi, il summit ha pubblicato otto suggerimenti elencati qui di seguito:

1 - Invitare i musulmani a non fare differenze fra loro, che non significa la totale assenza di disaccordo, quanto piuttosto l’accettazione delle diversità e il rispetto dell’altro, sulla base della regola della fede che vuole che “i credenti siano fratelli” fra loro. La diversità delle scuole di pensiero e delle interpretazioni non toglie né indebolisce questa fraternità, che è frutto della fede nell’unico Dio, nel suo Profeta e nel Corano”.

2 - Affermare che “la morte di un musulmano per mano di un altro musulmano è punita da una norma religiosa contenuto nel Corano”.

3 - Condannare ogni forma di estremismo e le sentenze di apostasia (takfirismo) pronunciate nei confronti di altri credenti nell’unico Dio, pratica che costituisce peraltro uno schiaffo alla tolleranza che contraddistingue l’islam […], falsandone e snaturandone l’immagine.

4 - La via giusta da seguire nei rapporti fra musulmani e nel dialogo islamo-cristiano è fatta di giustizia, di moderazione, di rispetto della diversità e delle differenze fra uomini.

Condanna del terrorismo e dell’estremismo 

5 - Condannare i comportamenti terroristici che vanno di pari passo con l’estremismo, e contro i quali ci ha messo in guardia il Profeta [Maometto]. Queste condotte sono contrarie alla Sharia musulmana e ai principi che affermano la dignità dell’uomo e la salvezza di ogni anima.

6 - Invitare i leader musulmani di tutte le correnti del Libano e del mondo arabo e islamico a rifarsi ai fondamenti della fede e della dottrina musulmana, evitando di incappare in interpretazioni sbagliate che fanno dire all’islam ciò che in realtà non vuol dire. Evitare di cadere nella trappola della discordia tesa dal nemico israeliano e che le forze che lo sostengono stanno cercando di ravvivare. La religione musulmana è una, anche se le sue voci (sharia) sono plurali. Dio solo è giudice delle differenze fra gli uomini.

Cristiani d’Oriente

7 - In nome dei principi religiosi, umanitari e nazionali, il summit condanna le aggressioni di cui sono vittime, per motivi di carattere confessionale, i cristiani d’Oriente e la distruzione delle loro case, dei loro villaggi, dei loro beni e persino dei luoghi di culto, quando il profeta ha invece comandato che fossero rispettati, protetti e difesi. Queste aggressioni, così come quelle di cui sono stati vittime altri musulmani e non musulmani di altre fedi e culture, come gli yazidi, sono equiparabili a delle aggressioni contro l’islam stesso.

8 - Il summit riafferma la sua profonda convinzione nel rispetto della dignità umana, delle libertà individuali e pubbliche, in particolare nella libertà religiosa, e respinge ogni forma di coercizione in materia religiosa o compiuta in nome della religione.

Rispetto della Costituzione libanese 

In conclusione, il summit ha ribadito “la sua profonda fiducia nell’esistenza degli Stati nazione che assicurano l’uguaglianza di tutti nei diritti e nei doveri, e invita i libanesi a rispettare le istituzioni del Paese, la loro Costituzione e il codice, a difendere la pace civile riconoscendo le diversità in seno ad un unico Stato”. Esso ha anche “messo in guardia contro gli appelli alla discordia e riaffermato la fraternità fra musulmani delle diverse scuole di pensiero, così come la capacità del Libano di regolare con saggezza la sua crisi interna […]. E rinnova infine la speranza di vedere il Libano capace di eleggere un nuovo presidente - il solo presidente cristiano nel mondo arabo - e di elevarsi al rango di modello nella risoluzione delle crisi che affliggono molti Paesi arabi fratelli.

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