08/07/2015, 00.00
ISRAELE - PALESTINA

Leader palestinese: Il muro di Cremisan, nuovo ostacolo sul cammino della pace

La Corte suprema israeliana, con un verdetto a sorpresa, ha dato ieri parere favorevole alla costruzione del muro. Il prof Sabella denuncia la politica di “confisca” dei terreni che “va contro i diritti umani” del popolo palestinese. Una decisione che “sconvolge” e una ulteriore “negazione del principio di giustizia”. Nessun rapporto con la firma fra Palestina e Santa Sede.

Gerusalemme (AsiaNews) - Con questa decisione "Israele intende mettere ancora più pressione” in tema di sicurezza, sebbene questa politica di divisioni e “confisca delle terre dei palestinesi” sia un “nonsenso” che “non aiuta il processo di pace”. È quanto afferma ad AsiaNews il prof. Bernard Sabella, cattolico, rappresentante di Fatah per Gerusalemme e segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. Con un verdetto a sorpresa ieri la Corte suprema israeliana ha concesso il via libera alla costruzione del muro di separazione tra Israele e Palestina nella valle del Cremisan, nei pressi della cittadina palestinese di Beit Jala. Il principio di “espropriare e costruire il muro”, aggiunge il leader cattolico, “va contro i diritti umani e le legittime rivendicazioni dei palestinesi”. 

Il verdetto dei giudici è un via libera ulteriore alle politiche nazionaliste e intransigenti promosse dal premier Benjamin Netanyahu, che vede nel muro una garanzia contro possibili attacchi terroristi. Secondo alcuni la sentenza potrebbe essere una risposta alla alla recente firma dell’Accordo globale fra Santa Sede e Stato di Palestina, anche se il prof. Sabella si mostra scettico e la giudica piuttosto “una continuazione della politica di espropriazione delle terre avviata da Israele”. E non vi sono legami, precisa, “con la decisione presa dalla Santa Sede”.

Questa scelta, prosegue l’intellettuale e politico cattolico, “ci sconvolge” ed è una ulteriore “negazione del principio di giustizia” per il popolo della Palestina. In nome della sicurezza, aggiunge, “hanno alienato i terreni” e questo mostra che “Israele non è abbastanza coraggiosa per perseguire una reale politica di pace. A loro non importa seguire progetti e programmi che alimentano il risentimento, l’obiettivo ultimo è la sicurezza e questa supera i diritti delle persone”. 

La sentenza della Corte sconfessa un pronunciamento dello scorso aprile, che avrebbe dovuto avere un carattere definitivo e mettere fine a una controversia in atto da almeno otto anni. In quel frangente i giudici avrebbero bocciato l’idea del muro anche se alcuni giuristi, interpellati da AsiaNews, affermano che il non aveva affatto “bloccato” il progetto ma “precisato alcuni termini” della eventuale realizzazione. 

Ora Israele potrà ricominciare i lavori, con una piccola variazione rispetto al progetto iniziale. In particolare, la scuola e i due conventi dei salesiani si troveranno sempre in territorio palestinese, e potranno essere raggiunti attraverso Beit Jala; di contro, il muro assegnerà alla parte israeliana i fondi agricoli della valle di Cremisan, appartenenti a 58 famiglie palestinesi dell’area. 

In passato i rappresentanti delle Chiese cattoliche di Terra Santa hanno condannato l’ipotesi di realizzazione del muro di Cremisan, peraltro già giudicata illegale da una sentenza della Corte internazionale di giustizia risalente al 2004. Con il muro vi è in ballo anche la sopravvivenza di 58 famiglie cristiane del villaggio palestinese di Beit Jala è in pericolo. Il loro sostentamento dipende principalmente dai 300 ettari di terreno che resteranno al di là del muro. La comunità perderà una delle sue ultime grandi aree agricole e ricreative, diverse fonti di acqua potabile fondamentali per irrigare le coltivazioni. 

Situata a pochi chilometri da Betlemme e famosa per la produzione vinicola e per i suoi uliveti, la valle di Cremisan è considerata una sorta dui polmone verde per i villaggi limitrofi, caratterizzati da sovrappopolazione e mancanza d'acqua. La separazione del territorio renderà di fatto impossibile la sopravvivenza della popolazione palestinese, che vive senza un reddito fisso e contribuirà all'esodo dei cristiani dalla Terra Santa.(DS)

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