05/12/2019, 08.30
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Legge Usa su Hong Kong: simbolica ma con un effetto dirompente

di Emanuele Scimia

La nuova legge mira a salvaguardare l’autonomia di Hong Kong, ma molti credono che l’amministrazione Trump non metterà a rischio lo speciale status commerciale del territorio. Hong Kong è l’ottavo mercato per le esportazioni americane secondo il Fondo monetario internazionale, e 1.344 società statunitensi operano nel territorio autonomo. Il provvedimento è un duro colpo per Xi Jinping e il Pcc, secondo un ex alto funzionario del Pentagono.

Washington (AsiaNews) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato il 27 novembre l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, attirando l’ira del governo cinese, che ha ammonito Washington a non interferire negli affari interni della città (e quindi della Cina).

La legislazione è una risposta alla gestione da parte delle autorità di Hong Kong e Pechino delle proteste antigovernative e pro-democrazia che hanno fatto precipitare l’ex colonia britannica in una profonda crisi politica e sociale.

La Cina è chiamata a rispettare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che garantisce a Hong Kong un alto grado di autonomia per i 50 anni successivi al suo ritorno in mano cinese nel 1997.

Ai sensi dello US-Hong Kong Policy Act del 1992, la città è trattata come un’entità separata dalla Cina continentale, soprattutto per quanto riguarda il commercio, le dogane, gli investimenti e i trasferimenti di tecnologia.

Lo Human Rights and Democracy Act richiede al Dipartimento di Stato Usa di certificare annualmente che Hong Kong conservi un sufficiente grado di autonomia nel quadro della formula “un Paese, due sistemi”, tale da giustificare il mantenimento della relazione speciale. Prevede anche l’imposizione di sanzioni ai funzionari locali che commettono violazioni dei diritti umani.

Trump ha anche dato il via libera al Protect Hong Kong Act, che vieta la vendita alla polizia di Hong Kong di equipaggiamento antimossa prodotto negli Stati Uniti come proiettili di gomma, gas lacrimogeni e pistole stordenti.

I due provvedimenti hanno però effetti che possono andare oltre la semplice salvaguardia del futuro politico e dello stile di vita di Hong Kong, e parte di ciò ha a che fare con i negoziati per porre fine alla guerra commerciale in corso tra Cina e Stati Uniti.

“Considerato il forte scetticismo mostrato dal Congresso americano, se non l’aperta ostilità, nei confronti di Pechino per il suo comportamento nel Pacifico occidentale, l’amministrazione Trump ha dovuto cedere alla realtà”, James Clad, vice assistente segretario Usa alla Difesa per l’Asia-Pacifico durante la presidenza di George W. Bush, ha dichiarato ad AsiaNews.

“Questo è uno di quei momenti in cui ciascuna parte, e i molteplici contendenti all’interno dello spettro politico di ciascuna di esse, possono premere il pulsante ‘pausa’ e chiudere un accordo commerciale per rassicurare i mercati e coloro all’interno del Pcc [Partito comunista cinese] che mettono in discussione la leadership di Xi Jinping”, sostiene Clad, attualmente consigliere senior per l’Asia all’American Foreign Policy Council di Washington DC.

Alcuni pensano che la nuova legge Usa sia per lo più simbolica, e che è improbabile che Trump ponga fine allo status speciale di Hong Kong, in quanto ciò danneggerebbe in definitiva gli interessi economici degli Stati Uniti. Hong Kong è l’ottavo mercato per le esportazioni americane secondo il Fondo monetario internazionale, e 1.344 società statunitensi operano nel territorio autonomo. Ancora più importante, la città è la porta commerciale per la Cina.

Clad crede che la legislazione firmata da Trump, per quanto simbolica, abbia ugualmente un effetto dirompente in questo momento – rafforzato ancor di più dai risultati straordinari delle elezioni distrettuali del 24 novembre a Hong Kong. “Il Pcc è nei pasticci, ma potrebbe ancora decidere di usare il bastone in difesa della massima più importante di tutte: l’assoluta supremazia del Partito”, insiste l’ex alto funzionario del Pentagono.

A suo avviso, le conseguenze a breve e lungo termine di una simile mossa sarebbero tragiche, come la possibilità di portare il Nord-est asiatico, e addirittura l’intero Pacifico occidentale, ad allinearsi alle posizioni degli Stati Uniti.

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