03/10/2011, 00.00
LIBANO - TURCHIA
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Lettera di Aram I a Erdogan : Il popolo armeno attende sempre giustizia

di Fady Noun
Il Catholicos armeno ortodosso di Cilicia afferma che la restituzione da parte del governo turco dei beni sequestrati alle Chiese dopo il 1936 è troppo poco. E reclama il ritorno di tutte le proprietà requisite e perdute dopo il genocidio e il riconoscimento del genocidio armeno del 1915.
Beirut (AsiaNews) – Le recenti misure di Ankara per restituire alle minoranze religiose tutte le loro proprietà confiscate dopo il 1936 sono “insufficienti”. È quanto afferma il Catholicos Aram I Kechichian in una lettera aperta inviata al premier turco Recep Tayyip Erdogan.
Per il capo della Chiesa armeno ortodossa, la cui sede titolare si trova ancora nella provincia turca di Cilicia, ci sarà giustizia per il popolo armeno solo quando la Turchia riconoscerà il genocidio del 1915 e quando tutti i beni privati e della Chiesa, confiscati all’epoca, saranno restituiti.

Ecco quanto dice la lettera (traduzione di AsiaNews):

Attraverso la stampa, abbiamo appreso la decisione del suo governo di restituire alle minoranze religiose le proprietà che sono state loro confiscate dopo il 1936. Tale decisione risponde con certezza da una parte alle recenti ingiunzioni del Tribunale europeo per i diritti dell’uomo; dall’altra ai dibattiti che si sono svolti al Congresso americano sulle pressioni esercitate dai turchi sulle minoranze cristiane [Cfr:29/08/2011 Storica decisione: Erdogan restituisce le proprietà sequestrate alle minoranze religiose]


Quale capo spirituale e legale del Catolicosato degli armeni ortodossi di Cilicia, sradicati dalla loro sede storica e rifugiati in Libano, quale rappresentante dei figli della Chiesa armena espulsi dall Turchia e disseminati nel mondo, considero parziale e ingiusta la sua decisione del 27 agosto 2011.

Il Catolicosato degli armeni ortodossi di Cilicia conserva tuttora i titoli di proprietà di numerosi edifici: chiese, ospedali, asili, orfanotrofi, cimiteri e altre proprietà appartenenti alla Chiesa, che sono stati confiscati dalle autorità turche durante il genocidio armeno del 1915.

Lo stesso è per i figli del popolo armeno, che conservano tuttora i titoli di proprietà delle loro case, commerci, istituzioni e altri beni ereditati dai loro antenati, perduti dopo il genocidio pianificato ed eseguito dal governo turco ottomano.

La decisione del suo governo forse può essere considerata adeguata ai criteri dell’Unione europea, ma essa non può essere considerata una misura giusta e giuridicamente pertinente.

Signor Primo ministro, i passi che lei ha preso nella direzione della giustizia, essendo incompleti, sono in realtà una negazione della storia e dei principi e dei valori democratici.

Certo, le istituzioni internazionali – quali il Tribunale europeo dei diritti dell’uomo e il Parlamento europeo e le sue commissioni – hanno l’incarico di difendere questi principi e valori democratici e a vigilare sul loro rispetto, ma la coscienza e la memoria di questi valori e principi è nel popolo.

Fridtjof Nansen, Premio Nobel per la pace 1922, al tempo Alto commissario per i rifugiati, nella sua celebre opera “L’Armenia e il Vicino oriente” ha scritto che “il popolo armeno non ha mai perso la speranza, esso ha continuato la sua azione e atteso con coraggio; esso attende sempre”.

Mi permetto di aggiungere che il popolo armeno non ha mai cessato di reclamare giustizia dalla Turchia, per quanto riguarda il genocidio armeno e non ha mai spesso di cercare di riprendere i suoi diritti umanitari.

Signor Primo ministro, l’attaccamento ai diritti umani e alla giustizia che voi mostrate, guadagnerà credibilità solo se riconoscerete il genocidio armeno”.
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