05/07/2007, 00.00
ITALIA - MEDIO ORIENTE
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Libertà di religione per tutti: in Oriente, ma anche in Europa

di Bernardo Cervellera
L’intervento del direttore di AsiaNews alla manifestazione “Contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”.

Roma (AsiaNews) – Si è svolta ieri, in piazza Santi Apostoli a Roma una manifestazione “Contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. L’iniziativa, lanciata dal giornalista Magdi Allam, ha visto la partecipazione di circa 4 mila di persone appartenenti a diverse religioni e a vari schieramenti politici. Fra gli intervenuti: Attilio Tamburrini, di Aiuto alla Chiesa che soffre; Roberto Pazzeschi, dell’Alleanza evangelica italiana; Jesus Carrascosa, responsabile internazionale di Comunione e Liberazione; Souad Sbai, presidente dell’Associazione delle donne marocchine; Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica di Roma. Su invito della diocesi di Roma, p. Bernardo Cervellera ha partecipato alla manifestazione. Pubblichiamo qui il testo del suo intervento:

 

Questa sera è un inizio e ogni inizio ha le doglie del parto. Forse queste doglie sono il martirio che tanti cristiani soffrono nel mondo.

P. Ragheed Ganni , 34 anni, di Mosul in Iraq, era mio amico. Questo giovane prete caldeo è stato ucciso proprio un mese fa, dopo aver celebrato la messa nella sua parrocchia del Santo Spirito. Con lui sono stati trucidati tre suddiaconi, Basman Yousef Daud, Wahid Hanna Isho, Gassan Isam Bidawed. Il gruppo di uomini che li ha fermati e fatti scendere dalla macchina ha domandato loro di convertirsi all’Islam. Al loro rifiuto, li hanno colpiti con una raffica, sfigurandoli e uccidendoli. Nelle prime ore successive all’attentato, le salme sono rimaste abbandonate per strada perché nessuno osava avvicinarsi. Intorno ai cadaveri, i killer avevano piazzato alcune bombe, progettando di far morire altra gente che fosse andata a recuperare i corpi.

P. Ragheed era un uomo dolce, pacato; non ha mai smesso di pregare e lavorare per l’Iraq libero, per la democrazia, coltivando rapporti fraterni e di aiuto anche con i musulmani di Mosul. Proprio qualche giorno prima di morire ci aveva chiesto di aiutare alcune famiglie a curare all’estero i loro figli malati .

Il destino di P. Ragheed non è una casualità imprevista.

La situazione di anarchia in cui annega il Paese, l’impotenza delle truppe internazionali,  l’inerzia di quelle governative, e soprattutto l’aumento del fondamentalismo, ha generato una “caccia” ai cristiani, senza milizie, senza appoggi. A Baghdad, Mosul, e in altre zone essi soffrono per stupri, rapimenti, pagamenti di riscatti, minacce, uccisioni sequestri, tutti perpetrati con moventi religiosi. Molti cristiani vengono espropriati delle loro case, riducendosi a vivere sui marciapiedi, o nelle chiese. In un Paese che si diceva laico, le ragazze cristiane sono costrette a indossare il velo; alcune che si rifiutano vengono sfigurate con l’acido.

Decine di chiese hanno subito attentati e distruzioni. Centinaia di migliaia di cristiani stanno fuggendo all’estero. Secondo alcune stime ufficiose, più del 50% dei cristiani hanno lasciato il Paese, insieme a centinaia di migliaia di famiglie musulmane sunnite e sciite.

Alcune personalità americane e svedesi hanno proposto di “salvare i cristiani” attraverso la costruzione di una “zona sicura”, la Piana di Ninive, dove ammassare tutti i cristiani e vigilarli. Ma i molti cattolici e vescovi irakeni sono contrari a questa ghettizzazione. “Per secoli – mi ripete di continuo mons. Louis Sako di Kirkuk – i cristiani hanno vissuto fianco a fianco, anche dei musulmani e condividiamo con loro il destino”. Lo stesso dicono mons. Wardouni e il patriarca di Baghdad.

Per salvare i cristiani dell’Iraq occorre impegnarsi per la pace e la sicurezza di tutto il Paese, intervenendo con decisione anche nelle emergenze a favore dei profughi, concedendo visti d’ingresso, inviando aiuti per tutti gli sfollati interni, a Bassora e nel Kurdistan.

Una situazione simile è vissuta dai cristiani palestinesi, immersi da decenni nel conflitto più lungo della storia attuale, e dai cristiani libanesi. Essi continuano ad emigrare a causa del fondamentalismo che distrugge secoli di convivenza, ma soprattutto a causa dell’insicurezza della regione, della mancanza di prospettive per i loro figli.

Questa sera noi domandiamo al mondo che sia salvaguardata l’incolumità dei cristiani in Medio oriente e la loro libertà. E ciò è molto giusto perché vi è un’emergenza nei fatti. Ma non chiediamo libertà e sicurezza solo per loro, ma per tutte le società dove essi abitano.

Per questo, proprio la ricerca di soluzioni alla libertà dei cristiani, richiede l’impegno per la ricerca di soluzioni durature. E questo non potrà avvenire senza una pace concordata fra Israele e Palestina e senza una Conferenza regionale di Pace sul Medio Oriente.

In questo siamo confortati dall’insegnamento di Benedetto XVI. Rivolgendosi giorni fa ai rappresentanti cattolici di tante chiese perseguitate, il pontefice non si è preoccupato solo dei cristiani, ma di tutte le popolazioni medio-orientali, cristiane e  musulmane. Egli ha sottolineato che “la pace, tanto implorata e attesa, è purtroppo ancora largamente offesa”. In particolare egli ha domandato  a “coloro che hanno specifiche responsabilità” perché “aderiscano al grave dovere di garantire la pace a tutti, indistintamente, liberandola dalla malattia mortale della discriminazione religiosa, culturale, storica o geografica”.

Questa sera noi domandiamo la libertà religiosa per tutte le nazioni del mondo. Solo guardando all’Asia, ci si accorge di quanto questo diritto sia conculcato: in Iran, Pakistan, India, Asia Centrale, Vietnam, fino alla Nord Corea e alla Cina. Proprio qui, in questo Paese supermoderno, vi sono ancora violazioni terribili:  due vescovi, mons. Han Dingxian e mons. Su Zhimin, sono scomparsi da anni nelle mani della polizia. Altri sacerdoti sono in prigione, o isolati. Stessa sorte è subita da musulmani del Xinjiang, o dai buddisti tibetani.

La libertà religiosa è la base per i diritti umani. Senza libertà religiosa rischia di crollare l’intero edificio. La Cina è proprio l’esempio tipico: l’oppressione della libertà religiosa vanno di pari passo con la crescita di corruzione, di violenze verso i poveri e i migranti, trattati come schiavi, e rivela la fragilità di questo gigante.

Spesso, proprio in occidente, la libertà religiosa è considerata un’inutile appendice. Il cristianesimo in particolare, è visto come un peso, una tradizione da cui liberarsi.

In qualche modo, questa sera vi è un fatto nuovo: degli occidentali che tornano a pensare ai cristiani e alla libertà religiosa non come una vergogna storica, ma come un bene per tutta l’umanità e soprattutto per l’Europa.

Non per nulla, nel bellissimo discorso di Regensburg, Benedetto XVI ha dedicato poche righe all’irrazionalità della violenza nell’Islam e nelle religioni, ma ha dedicato lunghe pagine all’irrazionalità della cultura occidentale che vuole fare a meno della dimensione religiosa e del cristianesimo. Questa falsa cultura irreligiosa, che soffoca la voce cristiana in Europa, è foriera di violenza e pericolosa anche dal punto di vista internazionale.

Il passo di questa sera è un passo verso la rinascita di un’Europa che si nutre delle radici religiose.

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