28/02/2011, 00.00
ASIA – LIBIA
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Libia, emergenza umanitaria: migranti asiatici in fuga dalle violenze

L’Alto commissariato Onu riferisce di almeno 100mila lavoratori stranieri che stanno abbandonando il Paese. Molti gli emigranti provenienti da nazioni dell’Asia. Pechino ha evacuato circa 30mila connazionali. Polemiche a Manila per i ritardi del governo filippino.
Roma (AsiaNews) – L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhrc) avverte che in Libia è in corso una “emergenza umanitaria”: decine di migliaia di persone cercano di abbandonare il Paese, teatro di una rivolta popolare scatenata contro il leader Muammar Gheddafi, al potere da oltre 40 anni. Le Nazioni Unite parlano di almeno 100mila lavoratori in fuga, per un esodo di dimensioni “massicce” che si consuma via terra, aria e mare. Molti gli emigranti di origine asiatica che, con mezzi di fortuna e operazioni di recupero attuate dai governi, cercano di rientrare in patria.
 
Ieri due navi con a bordo 300 persone sono approdate sulle coste di Malta, piccola isola del Mediterraneo divenuta un centro di smistamento dei profughi. Il premier maltese Lawrence Gonzi conferma che il Paese ha già accolto 8mila persone e rischia il collasso in caso di esodo biblico. Nei giorni scorsi è approdata un’imbarcazione con a bordo circa 1.800 lavoratori asiatici, tra i quali cittadini cinesi, pakistani, filippini, thailandesi e vietnamiti.
 
Tuttavia, il numero di quanti sono rimasti nel Paese nord-africano è di gran lunga maggiore. I governi hanno predisposto piani di evacuazione, ma le operazioni sono ostacolate dagli scontri fra truppe governative e ribelli. La Libia è uno dei principali produttori di petrolio al mondo; sono centinaia di migliaia gli stranieri impiegati nei settori dell’edilizia e del greggio, oltre a immigrati che lavorano come domestici.
 
La Cina conferma di aver evacuato, a oggi, circa 29mila connazionali. Il Ministero degli esteri di Pechino specifica che 2.500 sono già tornati e altri 23mila sono distribuiti fra Grecia, Malta, Tunisia, Sudan ed Emirati Arabi. Attraverso un ponte aereo potranno fare rientro in patria nei prossimi giorni. Fonti governative aggiungono che un ulteriore gruppo di 3.400 ha lasciato la Libia a bordo di navi, dirigendosi verso le coste greche.
 
In Nepal sono rientrati circa 2mila lavoratori, la maggior parte dei quali con evidenti segni di malnutrizione: da quasi nove giorni gli emigrati non toccano cibo. Tuttavia, altri gruppi di nepalesi sono sprovvisti di documenti e non hanno soldi a sufficienza per comprare il biglietto aereo di rientro a Kathmandu. Centinaia risultano invece dispersi in varie zone della Libia e i loro documenti sono bruciati durante gli assalti dei rivoltosi alle aziende petrolifere controllate dal regime.
 
Anche New Delhi ha iniziato le operazioni di rimpatrio dei propri connazionali. Dall’India spiegano che vi sono almeno 18mila lavoratori immigrati in Libia: due i voli approntati dall’esecutivo per far rientrare 500 persone, mentre tre navi da guerra collaborano all’evacuazione. Una nave passeggeri ha raggiunto il porto di Bengasi; i cittadini indiani verranno condotti ad Alessandria d’Egitto e, in un secondo tempo, imbarcati su un volo di rientro. Mohammed Sali, primo indiano a rimettere piede in patria, ha dichiarato alla Bbc che è stato derubato di tutti i beni a un punto di controllo, durante il tragitto verso l’aeroporto di Tripoli.
 
Diverse centinaia di lavoratori provenienti da Vietnam e Filippine sono riusciti a fuggire varcando il confine con la vicina Algeria. Al momento vi sono circa 4mila vietnamiti che stanno rientrando in patria; il governo conferma che entro il 2 marzo almeno 7.484 connazionali avranno abbandonato la Libia. Altri 900 sono già rientrati sani e salvi nel Paese. Da oggi anche Manila ha avviato le operazioni di rimpatrio dei connazionali, anche se il governo è sommerso dalle critiche per aver risposto con notevole ritardo all’emergenza. L’ambasciata filippina a Tripoli ha allestito alcuni convogli, trasportando 550 lavoratori in Tunisia. Il Ministero filippino degli esteri annuncia che, al momento, 1.877 su 26mila compatrioti sono scappati dalle violenze; attivisti per i diritti dei lavoratori ribattono che sono almeno 30mila gli emigrati in Libia e il governo fornisce dati non aggiornati.
 
Dal Bangladesh riferiscono che solo 4mila su oltre 60mila concittadini hanno raggiunto i confini con Egitto e Tunisia. Una compagnia cinese avrebbe inoltre condotto 800 bangladeshi a Creta via mare. Dhaka spiega che “finora non è stato evacuato nessuno”, ma il governo “ha tutto pronto se la situazione peggiora”. Intanto un gruppo di 30 cittadini della Corea del Sud ha abbandonato la Libia a bordo di una nave dell’esercito turco. Da Seoul spiegano che vi sono ancora circa 500 sud-coreani nel Paese nord-africano, in attesa di fare rientro in patria. La nave Sveti Stefan II ha recuperato 1.126 cittadini della Russia, mentre il Ministro per le emergenze di Mosca ha programmato un viaggio a Tripoli per valutare la situazione. Ieri è partito dalla Turchia un cargo della marina per favorire le operazioni di rimpatrio di 125 lavoratori, tenuti in ostaggio dal governo libico. (D.S.)
 
(Ha collaborato Kalpit Parajuli)
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